A Milano, 100 ricercatori immaginano il futuro delle città

La Fondazione Feltrinelli ha ospitato ricercatori e professionisti da tutta Europa per due giorni di studi urbani intorno a otto tavoli tematici.

FeltrinelliCamp 2018, Fondazione Feltrinelli, Milano, 2018

Il 16 e 17 febbraio 2018 si è tenuto a Milano il FeltrinelliCamp, una due giorni di dibattiti e laboratori in cui cento giovani ricercatori e professionisti da tutta Europa hanno ragionato sul futuro delle città. Al piano terra dell’edificio firmato da Herzog & de Meuron, in cima a un banco di libri dedicato all’urbanistica e alle politiche urbane, campeggia la scritta “La rivoluzione sarà urbana o non sarà affatto”, celebre citazione del geografo e politologo britannico David Harvey. Città Ribelli è il titolo del libro da cui la frase è tratta, Stagione Ribelle è invece il nome della serie di eventi che animano le sale di via Pasubio nel 2018.


I temi discussi dal FeltrinelliCamp riguardano la città in senso molto ampio, considerata sia come artefatto territoriale sia come organismo socio-economico. I cento studiosi, divisi in otto tavoli tematici, hanno affrontato le varie associazioni e influenze tra spazio, politica e società: dai modi dell’abitare alla valorizzazione delle diversità, dalla rigenerazione urbana all’insegna dell’innovazione sociale alla ricerca di una pianificazione strategica che garantisca eque redistribuzioni, possibilità di accesso alle risorse e confini fluidi entro i quali la popolazione si muove.

Il risultato sono due giorni di discussione intensa e quasi senza pause, intervallata solo da conferenze e proiezioni. In assenza di un approccio integrato e olistico, FeltrinelliCamp mettere insieme i diversi frammenti, discorsi e pratiche che ci mostrano possibilità altre rispetto a un’urbanistica (e una vita) devota solo al profitto. Come detto dal professor Marcello Balbo durante la conferenza finale il fine è “creare una cultura del multiculturalismo”. Per farlo la via della discussione, del dibattito e dell’educazione è la strada da seguire e in questo la Fondazione Feltrinelli sta dimostrando di dare un contributo di qualità per la città di Milano.

Quello che manca all’appuntamento è il coraggio di dar voce a quelle realtà informali o radicali che il dibattito teorico “usa” come casi studio, ma che spesso sono invece escluse da quello istituzionale. Al Van Abbemuseum di Eindhoven, intanto, ci prepariamo all’ultima tappa del New World Summit, un progetto artistico dell’olandese Jonas Staal che ha portato in istituzioni progressiste di tutta Europa dei “parlamenti alternativi” in cui far dialogare in modo pacifico istituzioni, artisti, ricercatori e attivisti da tutti il mondo. È facile vedere il centro colonizzare o andare in gita in periferia ma è raro vedere la periferia portata in centro e al centro, se non per esternazioni di rabbia spettacolarizzate in TV. Siamo in grado di formulare ipotesi realmente plurali e agonistiche, che includano quelle minoranze sempre più confinate nelle periferie metropolitane e nei sud del mondo? Perché è principalmente per loro che Lefebvre (e Harvey) scrivono che bisogna rivendicare il Diritto alla Città.

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