Dieci designer hanno collaborato con l’azienda di Portland nell’esplorazione del concetto di movimento naturale. Esposto nella mostra “The Nature of Motion” durante il Salone 2016 in via Orobia, a pochi passi dalla Fondazione Prada, il risultato di questa collaborazione si è cristallizzato in diverse forme: da interpretazioni più concettuali ad altre più tecnologiche e funzionali, utilizzando in alcuni casi materiali nuovi di Nike, come il Flyknit.
The Nature of Motion
La mostra presentata da Nike in via Orobia è un esempio interessante di contaminazione progettuale nel macrocosmo del design. #MDW2016
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- La redazione di Domus
- 27 aprile 2016
- Milano
Il progetto è durato un anno e mezzo e si è sviluppato a partire da un’idea originale di Mark Parker – amministratore delegato di Nike – di collaborare con i designer su progetti che venissero influenzati dal loro ethos, quindi anche dalla loro filosofia. Le risposte sono andate in diverse direzioni: chi, come Bertjan Pot, Martino Gamper, Enrica Caravan e Marco Zavagno di Zaven, e Sebastian Wrong, ha lavorato con il Flyknit utilizzando questo materiale altamente tecnologico in maniera inusuale; chi ha messo in scena il tema dell’equilibro come Clara von Zweigbergk e Shane Schneck, e Max Lamb; e ancora chi ha proposto un’interpretazione poetica del tema come l’americana Lidsey Adelman o un concept decisamente tecnologico come l’architetto americano Greg Lynn.
Il set di sedute progettato dalla coppia Clara von Zweigbergk e Shane Schneck era legato all’idea di equilibrio, di bilanciamento e alla possibilità di continuare il movimento anche quando si è seduti, con particolare attenzione alle modalità d’interazione del corpo umano con gli oggetti statici.
Il progetto di Max Lamb è stato probabilmente il più coraggioso. Piuttosto che proporre un oggetto in Flyknit, Lamb è andato nella direzione opposta: ha trasportato tre blocchi, di marmo, alluminio e polistirolo – materiali che fanno parte del suo lavoro come designer e artista –, e li ha sospesi su un campo d’aria compressa, muovendo l’invisibile e portando all’estremo l’idea di naturalità del movimento.
Lindsey Adelman ha dato al tema un’interpretazione poetica concentrandosi sull’universo più ampio del movimento della natura, che è impercettibile ed evolve attraverso piccole vibrazioni di cui non ci si accorge ma consentono alle piante di crescere e ai semi di spostarsi. La Adelman – che è solita usare nei suoi lavori materiali ricchi come vetro soffiato, ottone e colore – ha scelto per questa installazione materiali invece molto semplici per creare due rami luminosi dotati di sensori, si muovono costantemente simulando gli stadi di una vita naturale.
Il lavoro dello studio Zaven ha tratto riferimenti visivi dalla storia dell’arte, in un solco che da Calder passa per Antony Caro fino alle sculture di Fausto Melotti. Partiti dall’idea della scultura e del movimento, il duo di designer veneti ha creato delle esili lampade-sculture che simulano il corpo di un atleta congelato nella tensione massima del movimento.
La sedia microcrimatica intelligente di Lynn – che fa parte di una ricerca molto approfondita che Nike sta portando avanti con equipes di fisici nell’ottica d’inserire sempre più tecnologia all’interno dei capi di abbigliamento e nelle scarpe – è stata realizzata in fibra di carbonio composito e alluminio e utilizza sensori integrati per calcolare la temperatura corporea con l’obiettivo di termoregolare l’atleta nelle pause tra i periodi di attività fisica.
Nike lavora per sviluppare progetti attorno all’idea di movimento naturale si può dire da sempre, da quando, agli albori dell’azienda, Bill Bowerman, suo cofondatore, descrisse la sua scarpa ideale come una “seconda pelle”. Del resto, l’allenamento da scalzi dei runner su erba rafforza i piedi, migliorando la performance e riducendo i rischi d’infortunio. Forti di questa consapevolezza, i designer di Nike realizzano una suola da running con scanalature a taglio profondo che permettono una flessibilità simile a quella del piede nudo. E l’impiego del Flyknit si muove in questa direzione. Nelle sale che chiudevano la mostra, i designer di Nike hanno messo in scena le tecnologie su cui lavora l’azienda attraverso esperimenti tattili legati al piede e al movimento.
I dieci designer invitati sono stati esposti ai temi di ricerca vicini all’azienda e portati a visitare i laboratori di ricerca di Portland, e ognuno ha reagito alla propria maniera, raccogliendo la sfida con entusiasmo. In cambio Nike ha dimostrato una grande apertura nell’accogliere, incubare e sviluppare le loro idee. La mostra rappresenta un esempio interessante di contaminazione progettuale tra due mondi afferenti: quello del design e quello molto più tecnico del design di abbigliamento e scarpe sportive che progetta per raggiungere precisi traguardi prestazionali.
12–17 aprile 2016
The Nature of Motion
Nike
via Orobia 15, Milano