Disobedience Archive

Per la Lobby del Media Lab Complex al MIT, l'archivio propone un insieme di materiali capaci di creare sinergie forti a cavallo tra arte e attivismo

Il Disobedience Archive , curato da Marco Scotini insieme con Nomeda e Gediminas Urbonas e con l'assistenza di Andris Brinkmanis, raccoglie una serie di pratiche e di forme di auto-rappresentazione individuali viste come un insieme capace di creare sinergie forti a cavallo tra arte e attivismo: una trasformazione nel linguaggio che la società produce come soggetto politico e come oggetto mediatico. Ciò che importa nel progetto Disobedience non è tanto un'alleanza tra le domande degli attivisti e le risposte degli artisti per il raggiungimento di obiettivi comuni, quanto piuttosto l'emergere di spazi e piattaforme comuni di condivisione. Questi spazi non sono chiaramente delimitati, ed è quindi impossibile tracciare una linea di demarcazione tra forze e segni, tra linguaggio e lavoro, tra produzione intellettuale e azione politica. Disobedience funziona attraverso il dispositivo dell'archivio, in cui tutti i materiali esposti, prevalentemente video, condividono un livello di equivalenza, che è quindi privo di gerarchie e che rifugge l'esibizione di ogni qualsivoglia set preordinato di regole istituzionali. Sta al pubblico la scelta e l'organizzazione del proprio personale modo di vedere i materiali a disposizione, l'archivio si trasforma così in un kit di strumenti ready for use.

Il Disobedience Archive è stato esposto in una grande varietà di ambiti in tutto il mondo sin dal 2005. Nell'istallazione per la Lobby del Media Lab Complex al MIT l'archivio si è espanso includendo alcune di quelle azioni politiche e artistiche che si sono espresse nel contesto locale, geografico e storico, di Boston. Sono inoltre esposti nuovi e recenti lavori di studenti, prodotti in seminari di ricerca, e nell'ambito di Art, Architecture, and Urbanism in Dialogue and Introduction to Networked Cultures and Participatory Media, che si interrogano criticamente sul concetto di Disobedience e che, nell'ambito della mostra, costruiscono un dialogo con il corpus dei lavori che compone l'archivio.

Per quanto riguarda l'allestimento nella Lobby del MIT, qui l'archivio stesso prende la forma di un giardino lineare che si attesta su un asse che rompe la logica tradizionale dello spazio in cui si inserisce alludendo alle politiche spaziali e urbane, dai community garden alle tendopoli spontanee, che hanno caratterizzato tante delle istanze degli attivismi della Boston area.
Uno dei progetti dell'archivio: Atelier d'Architecture AutogerÇe
Uno dei progetti dell'archivio: Atelier d'Architecture AutogerÇe
Per finire ecco l'elenco delle fonti dei contributi all'archivio: 16beaver group, Atelier d'Architecture Autogérée (AAA), Gianfranco Baruchello, Bernardette Corporation, Black Audio Film Collective, Copenhagen Free University, Critical Art Ensemble, Dodo Brothers (Andrea Ruggeri and Giancarlo Vitali Ambrogio), Etcètera, Marcelo Exposito, Harun Farocki and Andrei Ujica, Grupo de Arte Callejero (GAC), Alberto Grifi, Ashley Hunt, Kanal B, Margit Czencki/Park Fiction, Radio Alice, Oliver Ressler with Zanny Begg, Joanne Richardson, Eyal Sivan, Hito Steyerl, The Department of Space and Land Reclamation (with StreetRec., The Institute for Applied Autonomy, Las Agencias and AffectTech/BikeWriters), Mariette Schiltz and Bert Theis, Ultra Red, Nomeda & Gediminas Urbonas, James Wentzy, Dmitry Vilensky and Chto delat / What is to be done?, con il contributo di Hans Guggenheim, Mel King, Juliet Stone, Richard Leacock, Sylvère Lotringer, MIT Museum, Paul Summit, Urbano platform, ACT UP e Food not Bombs.
Il Disobedience Archive al MIT
Il Disobedience Archive al MIT
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