Effetto Venturi

Peep-Hole presenta un ciclo di incontri allo Spazio Oberdan condotto da Liliana Moro, Stefano Arienti e Mario Airò.

Effetto Venturi si ispira all'omonimo paradosso idrodinamico per il quale la pressione e la velocità di un fluido in un condotto aumentano in corrispondenza delle strozzature. Il principio fisico diventa una possibile metafora della dinamica che ogni artista mette in atto con il proprio lavoro di ricerca, di produzione e di trasmissione alle generazioni di artisti più giovani.

Peep-Hole ha invitato tre artisti italiani Liliana Moro, Stefano Arienti e Mario Airò, che da anni partecipano attivamente alla trasmissione del sapere attraverso la propria pratica artistica e di insegnamento. Confrontandosi sulle modalità in cui ognuno di loro affronta tali questioni, Moro, Arienti e Airò hanno deciso di articolare gli incontri in modo diverso, tenendo al centro alcune delle problematiche connesse al fare artistico. Se da un lato Liliana Moro invita alla visione di un'opera video di un giovane artista, dando vita a un dibattito sul destino dell'opera e la sua relazione con gli spazi espositivi, Stefano Arienti organizza un seminario interdisciplinare aperto al pubblico in cui chiama a confronto alcuni studiosi di ambiti diversi sulle proprie metodologie di ricerca, mentre Mario Airò focalizza la discussione sul processo di apprendimento e di consapevolezza che porta alla produzione delle opere, presentando i progetti realizzati per l'occasione da alcuni suoi studenti.

Martedì 10 maggio, dalle ore 18.00 alle 20.00, Liliana Moro conversa con Diego Tonus (incontrato nel 2010 in occasione del workshop alla Fondazione Spinola Banna per l'Arte), a seguito della proiezione del film L'ora del lupo. L'opera di Diego Tonus svela i retroscena del progetto espositivo intitolato The Collectors, curato da Michael Elmgreen e Ingar Dragset nei padiglioni nazionali della Danimarca e dei Paesi Nordici per la 53.ma Biennale Internazionale d'Arte di Venezia. Il video documenta la disinstallazione e la demolizione delle opere esposte, le finzioni del set e la fine dell'illusione di relazione innescata fra le opere presenti in mostra, attraverso una diversa visione delle stesse. Il titolo del lavoro è tratto dall'omonimo film Vargtimmen – L'ora del lupo (1968) di Ingmar Bergman, a cui Elmgreen & Dragset si sono ispirati per la realizzazione del loro progetto.

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