Milano Design Week

Salone del Mobile e Fuorisalone 2026


Nel caos della Design Week, il rifugio inatteso esiste: i tappeti “curativi” di Humberto Campana

Al Teatro Arsenale, l’installazione di Estùdio Campana per Art de Vivre trasforma i tappeti in un’esperienza contemplativa lontana dal rumore del Fuorisalone. Il designer racconta a Domus perché oggi è urgente guardare alla natura come a una forma di guarigione.

Vi sarà capitato di camminare un giorno intero in una città italiana e trovare sollievo entrando e facendo una sosta in una chiesa meno nota senza che l’abbiate previsto, solo per cogliere l’occasione di fuggire dal caos urbano e riposare i sensi. È stata questa la nostra sensazione entrando al Teatro Arsenale nel tardo pomeriggio del quarto giorno di Milano Design Week, facendo slalom tra le aree dei lavori in corso che ne coprono l’ingresso su via Cesare Correnti.

Non c’è nessuno in coda e, oltre la soglia schermata da pesanti tende di velluto nero, si rivela un’installazione che cattura lo sguardo e offre un’esperienza contemplativa lontana dalla frenesia, dalle voci, dal ritmo dei tornelli della metro, dai flash e da tutti quei rumori, anche visivi, che scandiscono Milano durante i giorni del Fuorisalone.

Foto Guido Rizzuti

Nel piccolo spazio dell’Arsenale sono esposti i tappeti della collezione Floralis firmati da Estùdio Campana per Art de Vivre. Il più grande è appeso sulla parete centrale, in corrispondenza dello spazio che in una chiesa sarebbe occupato dall’altare: si arrende alla gravità srotolandosi verso il basso e piegandosi quando incontra il pavimento. La forma è irregolare, asimmetrica, attraversata da una ramificazione di linee fitte e coloratissime che sembrano muoversi. L’ispirazione è la foglia del caladio, specie originaria dell’America meridionale oggi diffusa anche da noi, e rinnova la ricerca dello studio guidato da Humberto Campana. Una ricerca che attinge instancabilmente al patrimonio estetico biologico, interrogando la natura vegetale e animale — in particolare quella autoctona del Brasile, dove lo studio è nato e continua a operare.

“È urgente guardare alla natura come a una fonte di guarigione e interagire con essa in armonia con il bene comune della società. È qualcosa che la natura stessa ci chiede da tempo e che richiede uno sguardo più intimo e profondo. Significa dare meno spazio alle parole e più spazio all’azione”, ha raccontato Humberto Campana a Domus. È questo approccio sensibile e attento che permette di comprendere il suo lavoro: una geometria che non ricerca la perfezione di forme rigide e immutabili, ma riproduce i movimenti che animano la vita delle cose.

Foto Guido Rizzuti

Anche gli altri pezzi della collezione sfuggono all’ortogonalità e compongono un arcipelago di isole tessili privo di schemi compositivi e di punti di vista privilegiati. Le caratteristiche di ciascun elemento emergono grazie all’allestimento pensato da Campana per Art de Vivre: ogni tappeto è incapsulato in una cupola luminosa, come un campione da analizzare, chiuso in una provetta e conservato in un laboratorio scientifico.

È urgente guardare alla natura come a una fonte di guarigione e interagire con essa in armonia con il bene comune della società.

Humberto Campana

Dettaglio del tappeto Caladium. Courtesy Art de Vivre

È così, dopotutto, che Estùdio Campana ha sempre osservato il mondo: servendosi degli strumenti più adatti per leggere fenomeni diversi e offrendo la possibilità di guardarli da vicino, trasformando animali in via d’estinzione in sedie, covi di paglia in armadi, rami in lampadari, creature marine in divani. “Avvicinare la nostra vita quotidiana al contatto con la natura e le sue espressioni, integrandola nelle nostre routine, ci aiuta a riconoscerla e rispettarla anche all’esterno, perché tutto diventa continuo: proteggere ciò che è fuori significa proteggere anche la nostra casa”.

Con queste parole, Humberto ribadisce l’approccio con cui ha fondato Estùdio Campana insieme al fratello Fernando, scomparso prematuramente alcuni anni fa e la cui memoria continua a guidare un lavoro che va oltre il prodotto: missioni e progetti umanitari, una visione del design come strumento di lettura del mondo. Uno studio noto a livello internazionale anche grazie alla fiducia di aziende e gallerie italiane che ne hanno riconosciuto il valore, sostenendo e producendo alcuni dei progetti più celebri.

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