Da oltre dieci anni l’AR nei musei resta spesso un’aggiunta limitata. L’Adi Design Museum prova però a spingersi oltre con un avatar digitale interattivo che guida i visitatori, mostra oggetti in 3D, propone percorsi personalizzati e integra contenuti storici. È almeno un decennio che nella museologia contemporanea si parla di realtà aumentata con progetti sperimentali, app dedicate, installazioni interattive e QR code che hanno promesso di rendere la visita più immersiva, coinvolgente e accessibile. Spesso, però, queste tecnologie sono rimaste strumenti “aggiuntivi”, coesistenti accanto all’esperienza tradizionale del museo senza modificarla realmente. L’AR è stata spesso trattata come un semplice strato sovrapposto alla realtà fisica – sorprendente, certo, ma incapace di trasformare profondamente la relazione tra oggetto, spazio espositivo e visitatore.
Musa è l’avatar 3D dell’Adi: farà da guida al museo del design di Milano
Da oltre dieci anni la realtà aumentata nei musei resta spesso un’aggiunta limitata. All’Adi Design Museum arriva invece Musa, un avatar digitale interattivo che accompagna i visitatori tra gli oggetti della Collezione Compasso d’Oro, risponde alle domande e propone percorsi personalizzati.
Courtesy Adi Design Museum
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- Laura Cocciolillo
- 11 giugno 2026
L’Adi Design Museum a Milano si inserisce nel discorso con una novità che sperimenta un approccio diverso: il progetto “Vivere il Design” lancia un avatar digitale in realtà aumentata per raccontare la propria collezione. Una mossa che integra spazio fisico e digitale in un unico ecosistema, dove ogni oggetto, ogni progetto e ogni storia sono accessibili, esplorabili e interattivi. L’avatar si chiama Musa, ha le sembianze di una giovane donna con i capelli corti e chiari, ed è sviluppato da Engitel e Why insieme a 3D Produzioni. Ed è un interlocutore “vivo”: risponde alle domande, adatta il percorso di visita agli interessi del pubblico, suggerisce approfondimenti multimediali e guida nella scoperta della Collezione Compasso d’Oro e della storia del design italiano.
Questo progetto rappresenta un’opportunità per ampliare il nostro linguaggio e arricchire il racconto del design che custodiamo e promuoviamo.
Andrea Cancellato, Direttore dell’Adi Design Museum
“Più che un chatbot, è uno strumento progettato per rendere il patrimonio culturale del museo accessibile e coinvolgente, soprattutto per le nuove generazioni”, spiega Elena Schiaffino, co-founder di Engitel. “Il sistema combina volto, voce e sincronizzazione labiale con tempi di risposta naturali e si basa su un principio fondamentale: il grounding, che vincola ogni risposta esclusivamente ai contenuti certificati dell’archivio Adi”.
L’innovazione principale non sta quindi nel “sostituire la guida umana”, ma nell’ampliare il ruolo della guida stessa. Un’audioguida tradizionale è lineare e unidirezionale: racconta contenuti predefiniti. Musa, invece, trasforma la narrazione in un’esperienza dinamica e partecipativa. Può proporre percorsi differenti in base alle scelte del visitatore, mostrare oggetti in 3D, attivare video e interviste, e integrare informazioni provenienti dagli archivi digitali del museo.
L’esperienza inizia già all’ingresso: un totem interattivo introduce modalità di esplorazione inedite, invitando il pubblico a interagire con contenuti 3D degli oggetti esposti. Tablet e dispositivi mobili lungo il percorso permettono di approfondire ogni progetto, osservando da ogni angolazione dettagli altrimenti invisibili nella mostra tradizionale. Oggetti iconici come la Lettera 22 di Olivetti premiata nel 1954, lo sgabello Mezzadro di Achille Castiglioni, la poltrona Strips di Cini Boeri o la lampada Eclisse di Vico Magistretti diventano “scenari interattivi” in cui il visitatore può leggere annotazioni, visualizzare schede tecniche e accedere a contenuti multimediali collegati all’infrastruttura digitale del museo.
Più che un chatbot, è uno strumento progettato per rendere il patrimonio culturale del museo accessibile e coinvolgente, soprattutto per le nuove generazioni.
Andrea Cancellato, Direttore dell’Adi Design Museum
“Questo progetto”, spiega Andrea Cancellato, Direttore dell’Adi Design Museum, “rappresenta un’opportunità per ampliare il nostro linguaggio e arricchire il racconto del design che custodiamo e promuoviamo. Un design per sua natura senza tempo che, grazie a questo nuovo strumento, può entrare in relazione con il presente e avvicinarsi alle nuove generazioni”.
Non mancano materiali rari e inediti provenienti dall’archivio di 3D Produzioni: interviste ai grandi maestri del design raccontano la genesi degli oggetti che hanno segnato la storia del Compasso d’Oro e della vita quotidiana italiana.
L’adozione di avatar e tecnologie immersive apre intanto nuove possibilità per la fruizione dei contenuti. Così, anche le guide umane possono concentrarsi maggiormente sulla mediazione culturale, sulla gestione del pubblico e sugli approfondimenti contestuali. Inoltre, l’esperienza digitale è scalabile: più visitatori possono interagire simultaneamente con Musa, con aggiornamenti in tempo reale e contenuti nuovi sempre disponibili, senza limiti fisici o logistici.
Immagine di apertura: L'avatar Musa, Milano, 2026. Courtesy Adi Design Museum