Nell’architettura la storia dello spazio progettato si intreccia con quella degli oggetti che quello spazio ospita. Il mestiere dell’architetto prevede un’attività legata non solo alla scala dell’edificio ma anche alla grafica e ai prodotti. Viene subito in mente la sterminata produzione di mobili, spesso disegnati per un contesto specifico e finiti successivamente in una produzione seriale, ma il discorso si è ampliato in molte occasioni agli oggetti d’uso quotidiano, la moda e il tech. E non solo di recente.
L’esigenza di avere un controllo sul progetto nella totalità dei suoi livelli è stata una costante nel corso dei secoli: negli edifici liberty tutti gli elementi contribuiscono a una sorta di opera d’arte totale (Van de Velde quando progetta la sua villa ad Uccle disegna addirittura i vestiti che la moglie avrebbe dovuto indossare al suo interno); più tardi l’obiettivo della Bauhaus era definire un metodo più che uno stile, valido tanto per l’architettura quanto per tutte le arti applicate e qualche decennio più avanti “dal cucchiaio alla città” è lo slogan di Ernesto Nathan Rogers che esorta a considerare il progetto nella sua ampiezza e nella relazione con la complessità delle dinamiche umane.
Viene subito in mente la sterminata produzione di mobili, ma il discorso si è ampliato in molte occasioni agli oggetti d’uso quotidiano, la moda e il tech.
In effetti, di cucchiai gli architetti ne hanno disegnati e lo spazio che li separa della “città” è un contenitore enorme pieno di altri prodotti: sedie e lampade, ovviamente, ma anche elettrodomestici, dispositivi medici, packaging, automobili, giocattoli, ciabatte, annaffiatoi. Tutte le cose più o meno fondamentali che abitano la nostra quotidianità.
Il contributo copioso e fondamentale degli architetti all’universo del prodotto ha ceduto il passo ai designer specializzati solo in tempi recenti - le prime scuole di design in Italia non hanno nemmeno cent’anni - continuando a manifestarsi con alcune eccezioni degne di nota: la loro firma sugli oggetti rafforza la relazione già solida tra i due universi e evidenzia una sorta di valore architettonico dei prodotti (in questo senso il più esplicito è stato Aldo Rossi).
Schivando le numerose operazioni di marketing che hanno visto alcuni marchi coinvolgere grandi architetti in collaborazioni di dubbio valore progettuale, abbiamo fatto una lista di dieci cose (che esulano dal campo semantico dell’arredo) disegnate da architette e architetti.
