Il libro di carta non è morto: è diventato un oggetto estetico

Da Coach a BookTok, passando per Dior, Valentino e le librerie esibite su Zoom: nell’era degli schermi il libro cartaceo non è scomparso, ma ha acquisito un nuovo valore simbolico, estetico e sociale.

Un libro di Maya Angelou appeso a una borsa come un charm da 95 dollari può sembrare il simbolo perfetto della trasformazione contemporanea del libro. Oppure della sua definitiva mercificazione. Succede nella collaborazione tra Coach e Penguin Books, che hanno realizzato una serie di micro-libri leggibili, rilegati in pelle e pensati per essere agganciati a una borsa tramite un moschettone metallico. La prima selezione di titoli — da Angelou a Jane Austen e Celeste Ng — è andata sold out quasi subito. 

Hanno le dimensioni di uno smartphone, copertine illustrate appositamente da Coach e colori vivaci. Sono libri-accessorio, certo, ma anche il sintomo di una trasformazione più ampia. Nel saggio The Book del 2018, Amaranth Borsuk scriveva che il libro non sarebbe diventato obsoleto con l’avvento delle piattaforme di lettura digitali, ma avrebbe trovato “nuove incarnazioni e nuovi pubblici”, continuando a rispondere a desideri legati alla sua dimensione materiale. 

Miu Miu Literary club, Circolo Filologico Milanese, Milano Design Week 2025. Courtesy Miu Miu

Per anni la morte del libro è stata raccontata come una conseguenza inevitabile della cultura digitale. Eppure è successo anche il contrario: proprio perché il testo può ormai circolare ovunque, il libro cartaceo ha acquisito un nuovo valore simbolico, estetico e sociale. 

La collezione fa parte della campagna “Explore Your Story”, costruita sull’idea che gli oggetti possano diventare estensioni biografiche. E in effetti il recente ritorno dei charm, tra passerelle e street style, racconta già un bisogno diffuso di personalizzare ciò che indossiamo. Ma cosa succede quando anche il libro diventa un charm? Coach presenta questa narrazione personale come un’alternativa alla frammentazione delle story di Instagram, un ritorno alla complessità individuale. Paradossale, considerando quanto il prodotto sia perfettamente instagrammabile. 

Ritratto di Franco Battiato che legge, Milano, circa 1985, dal libro Franco Battiato, Nucleos di Roberto Masotti. Courtesy Pinterest

Vedere un libro dal forte valore politico come quello di Angelou appeso a una borsa come fosse un Labubu può disturbare i puristi. L’autrice viene ricondotta a un mood estetico, la lettura a un’attività accessoria. Ma liquidare tutto come semplice mercificazione sarebbe troppo facile. Il libro è sempre stato anche un oggetto sociale, un segnale di appartenenza. A essere cambiata è la velocità con cui il sistema moda assorbe questo potenziale e lo restituisce come prodotto desiderabile.

Coach non è sola. Dalle book clutch ricamate di Olympia Le-Tan ai libri Adelphi portati in passerella da Etro nel 2022, fino al Book Tote di Dior reinterpretato con copertine letterarie come Les Fleurs du Mal nel 2026, il libro è diventato un oggetto trattato al pari di un accessorio di lusso.

Il libro come immagine sociale

Per capire come siamo arrivati fin qui bisogna osservare il rapporto ambiguo che oggi lega il libro agli schermi. Da un lato promette distanza dal digitale, concentrazione, un’esperienza quasi terapeutica; dall’altro continua a vivere proprio attraverso immagini, feed e piattaforme sociali, fotografato, esibito, messo in posa. Per reggere questo nuovo sguardo si è evoluto anche materialmente: molte case editrici hanno ripensato carta, formato, copertine e direzione grafica, estendendo alla narrativa e alla saggistica attenzioni un tempo riservate soprattutto al libro d’arte.

Book clutch ispirato al film 8½ di Federico Fellini (1963), Olympia Le-Tan, 2026. Courtesy Olympia Le-Tan

Il libro, insomma, non è rinato contro il digitale, ma anche grazie al digitale. Durante la pandemia, l’era Zoom aveva già riportato l’attenzione sugli sfondi domestici. Le librerie alle spalle di politici, intellettuali e celebrity divennero improvvisamente uno status symbol culturale. Più la vita passava attraverso gli schermi, più il libro diventava un segnale da esibire dentro l’inquadratura. 

Nel frattempo, online, #BookTok e i book influencer trasformavano la lettura in una pratica profondamente visuale, mentre meme e moodboard assegnavano ai libri identità caricaturali: in alcune bolle social tutti sanno che “il maschio performativo” legge Joan Didion e la “pick-me girl” Bret Easton Ellis.

Nelle nuove generazioni mi sembra di cogliere segnali positivi, con un interesse, rafforzato da un’estetizzazione che ormai attraversa tutti i media, per la pagina stampata

Alessandro Ludovico, teorico dei media e autore di Post-Digital Print. 

Jessica Pressman ha definito bookishness questo insieme di pratiche che riportano il libro dentro la cultura visuale, in modi sentimentali, feticistici o persino radicali. I social hanno reso desiderabile la lettura analogica, e la moda ha intercettato la tendenza. Sarebbe persino emerso il mestiere di book stylist, incaricato di scegliere i primi libri con cui fotografare celebrity, arredare set e costruire atmosfere culturali credibili. 

Reference Library, Apartamento x Jil Sander , studioutte, Milano Design Week 2026. Foto Alberto Dibiase

Intanto sempre più brand di lusso si legano all’universo letterario: dal Miu Miu Literary Club, ispirato alla tradizione europea dei salotti letterari, alla campagna testuale The Narratives con cui Valentino invitò scrittrici e scrittori a prestare le proprie parole. Che sia marketing o meno, lo scambio resta autentico: il libro conferisce profondità simbolica alla marca, mentre la marca offre al libro nuovi palcoscenici.

Quando leggere diventa esperienza

Un esempio recente di questa convergenza si è visto durante la Design Week di Milano, con “Reference Library”, il progetto di Apartamento realizzato insieme a Jil Sander e allo studio milanese studioutte. L’installazione esponeva 60 libri selezionati da scrittori, designer, artisti e architetti, trasformando il volume in un oggetto quasi rituale. Leggii ordinati, fasci di luce calda, ingressi contingentati e guanti bianchi per sfogliare i libri: l’esperienza evocava insieme il museo e l’intimità domestica. 

Il progetto si presentava come “an affirmation of the book as an object and of reading as an act of attention”. In un presente dominato da skimming, algoritmi e percorsi preimpostati, insisteva sull’idea della lettura come attività lenta, deliberata e personale. 

Copertina del romanzo L'affare D'Arblay (The D'Arblay Mystery) di Richard Austin Freeman, pubblicato nel n.23 de I libri gialli Mondadori, 1931. Via WikipediaCommons

Per Marco Velardi, publisher di Apartamento, un libro, come un capo ben realizzato, è un atto di intenzione consapevole, pensato per durare. Questa trasformazione del libro in oggetto estetico lo allontana necessariamente dalla lettura? Oppure può diventare un modo per riattivare il desiderio di prenderlo in mano, possederlo e leggerlo?

Il ritorno del libro-oggetto

Alessandro Ludovico, teorico dei media e autore di Post-Digital Print. La mutazione dell’editoria dal 1894 — oggi ripubblicato da Timeo con una brossura segnata da impronte digitali in UV — si dice ottimista: “Nelle nuove generazioni mi sembra di cogliere segnali positivi, con un interesse, rafforzato da un’estetizzazione che ormai attraversa tutti i media, per la pagina stampata”.

La lettura su carta continua infatti a produrre un’immersione diversa rispetto allo scrolling continuo o ai video brevi. E, aggiunge, “un libro, una volta acquistato, rimane totalmente nostro”. Il presente digitale sembra allora riattivare una storia più lunga, in cui il libro è sempre stato desiderato anche per la sua forma. In Italia questo immaginario passa soprattutto dalle collane editoriali: i Gialli Mondadori, i Coralli Einaudi, la Biblioteca Adelphi. 

Book Charms, Coach & Penguin Random House, 2026. Courtesy Penguin Random Hous

Negli stessi anni, Bob Noorda e Massimo Vignelli progettavano per Feltrinelli la Serie Cultura SC/10, uno dei primi paperback di qualità accessibili e seriali. Anche per questo i casi contemporanei possono essere letti come esperimenti sul formato e sul rapporto tra testo e oggetto. Saul Marcadent, docente allo Iuav di Venezia, cita la microscopica rivista prodotta dal team di The Gentlewoman per il decimo anniversario del magazine: “Il cambio di scala non era un semplice ridimensionamento ma un’operazione concettuale: i materiali vennero reinterpretati attraverso la progettazione grafica”, racconta. 

Per Marcadent, la sperimentazione nella materialità degli oggetti stampati resta fondamentale: “Mi piace intendere la pagina come superficie curatoriale. Leggere è un’attività plurisensoriale e fisica, connessa a ritualità e abitudini culturali. La pagina stampata, non più vincolata alla necessità di trasferire informazioni, può essere oggi intesa come spazio di contemplazione e approfondimento verticale”. Gérard Genette scriveva che tutto ciò che circonda il testo — la copertina, il titolo, il modo in cui un volume si presenta — non è mai secondario. È la soglia attraverso cui entriamo nella lettura. Nell’era degli schermi, il libro non è sopravvissuto diventando invisibile. Ha fatto il contrario: si è trasformato in immagine.

Immagine di apertura: Jacob Elordi, 2025. Foto air6oll via X