La storia di Puma in 5 sneaker che hanno fatto storia

Abbiamo raccolto i modelli più emblematici del footwear del marchio fondato da Rudolf Dassler, recentemente passato sotto il controllo del colosso dello sportswear cinese Anta.

È ufficiale: il gruppo cinese Anta Sports ha acquisito dalla holding Artémis della famiglia Pinault una quota del 29% di Puma, per circa 1,5 miliardi di euro. Con l’operazione, Anta diventa il principale azionista del marchio tedesco, segnando un passaggio strategico che potrebbe rafforzare la presenza di Puma nel mercato cinese, oggi uno dei più competitivi e ambiti per lo sportswear globale. Ma come nasce Puma?

Quando fu scelto il logo del gatto selvatico, nel 1948, l’immagine di Puma era già chiara: velocità e forza, dinamicità e dirompenza, parole chiave e valori fondamentali nel mondo dello sport, ora destinati a essere portati nella moda di tutti i giorni.

In realtà, la storia di Puma è leggermente più complessa: nel 1924, due fratelli, Rudolf e Adolf Dassler, avevano fondato, insieme, la prima fabbrica di scarpe sportive della storia, che nel giro di molto poco si era fatta un nome equipaggiando gli atleti più importanti dell’epoca, specialmente quando il velocista Jesse Owens vinse, ai giochi olimpici del 1936, quattro medaglie d’oro mentre indossava ai piedi delle scarpe Dassler.

Nonostante l’enorme successo dell’attività, le tensioni belliche di quegli anni causarono profonde divergenze tra i due fratelli, mossi da diverse ideologie politiche, che li contrinsero a separarsi e a fondare due società destinate a rivaleggiare fino ai nostri giorni. Così nel 1948 Rudolf diede vita a Puma, e Adolf l’anno seguente creò Adidas (nome nato dall’unione delle parti iniziali del suo nome e del suo cognome).

Nel corso dei decenni, Puma iniziò a contare sempre più pezzi d’abbigliamento ed equipaggiamento, espandendo la propria produzione a numerosi e differenti sport oltre che a una lista sempre crescente di atleti e atlete più influenti del momento: dell'attaccante portoghese Eusebio fino a Maradona e Buffon per il calcio, alle collaborazioni con il centrista Walt Frazier che portarono alla nascita del modello Puma Clyde, per non parlare di sponsorizzazioni con i nomi più famosi del tennis come Guillermo Vilas e poi Serena Williams, o nella corsa con Usain Bolt, che stabilisce un nuovo record mondiale nel 2009 indossando le sue fidate scarpe Puma.

Il punto di forza del marchio Puma risiedeva proprio nella capacità di rivisitarsi costantemente attingendo al proprio archivio, riuscendo a cavalcare l’onda della modernità e talvolta anche ad anticipare il gusto e le tendenze a venire. Allo stesso modo, anche il logo subì numerose rivisitazioni, stabilendosi alla fine degli anni ‘60 con il gatto nero, semplice e minimale, colto a saltare in alto e non in lungo, proprio come il marchio primeggiava nel mercato della moda sportiva.

Puma viene ricordato come primo marchio sportivo ad aver collaborato con una nota casa di moda, quando nel 1998 Jil Sander, innamorata delle puma in pelle, decise di abbinarle ai suoi look di sfilata. A dimostrare come la moda sportiva di Puma non conosca nessun limite, negli ultimi vent'anni Puma ha arricchito il proprio curriculum, collaborando con classici videogiochi come Sonic o Final Fantasy, lavorando fianco a fianco con brand come Fenty di Rihanna, o prestando i propri accessori ai modelli delle sfilate di alta moda, come successo quest’anno con Balenciaga di Demna. Negli ultimi anni, Puma ha sfilato anche come nome indipendente, durante la New York Fashion Week (basti pensare alla sfilata immersiva del 2022 curata dalla direttrice creativa June Ambrose, FUTROGRADE).

Vediamo adesso cinque modelli che hanno scritto, e continuano a scrivere, la storia del marchio.

Puma King

Courtesy Puma

L’ispirazione della scarpa è Eusebio, calciatore portoghese capocannoniere della Coppa del Mondo 1966. La novità risiedeva nei tacchetti antiscivolo in nylon, che conferiva al modello una flessibilità ineguagliabile da qualsiasi altra scarpa dell’epoca. Sarà poi Jil Sander, nel 1998, a prendere la scarpa e trasformarla in JIL SANDER KING, in vera pelle, simbolo di eleganza e semplicità, perfetta sintesi tra le estetiche dei due marchi.

Puma Speedcat

Courtesy Puma

Design originato nel 1998, pensato come scarpa ignifuga per i piloti di Formula 1. Il look elegante e ben distinto, che riporta il logo, rende la calzatura una delle più influenti degli ultimi anni, spesso protagonista di rivisitazioni e cambiamenti, nei colori, tessuti o anche vere e proprie collaborazioni, che la rendessero sempre attuale e mai datata. Nel 2025 Demna sceglie la speedcat per vestire i suoi modelli in passerella, pensata in pelle scamosciata e in una struttura aderente, che ricorda a tratti più una calza che una scarpa, in perfetto stile Balenciaga.

Puma x Fenty Creeper

Courtesy Puma

Scarpa nata dalla fruttuosa collaborazione del 2015 con Rihanna, ispirata alle silhouette punk. In pratica una rivisitazione della Puma Suede, la Creeper vincerà il titolo Sneaker of the Year nel 2016, grazie alla sua suola alta e scanalata e ai tessuti in velluto o mimetici. Una delle calzature più versatili del marchio, la Creeper continuerà a evolversi nel design, ad esempio con cinturino annesso alla caviglia, o in modello appuntito.

Puma Mostro

Courtesy Puma

Pensata nel 1999 da Peter Schmidt, la scarpa prende il nome dal significato italiano: un design radicale e audace, non timoroso di suscitare emozioni forti, mostro risuonava con un’epoca a cavallo tra i due millenni che ricercava l’avanguardia e guardava con trepidazione in futuro. La calzatura consisteva in una suola piatta e testurizzata, accompagnata da una chiusura in velcro asimmetrica. Mostro era una scarpa fatta per essere diversa da ogni modello circolasse in quel momento.

Puma Blaze of Glory

Courtesy Puma

Pensata nel 1999 da Peter Schmidt, la scarpa prende il nome dal significato italiano: un design radicale e audace, non timoroso di suscitare emozioni forti, mostro risuonava con un’epoca a cavallo tra i due millenni che ricercava l’avanguardia e guardava con trepidazione in futuro. La calzatura consisteva in una suola piatta e testurizzata, accompagnata da una chiusura in velcro asimmetrica. Mostro era una scarpa fatta per essere diversa da ogni modello circolasse in quel momento.

Immagine di apertura: Courtesy Puma