Lella Vignelli

Pubblichiamo l’appassionato e toccante omaggio che Massimo Vignelli ha dedicato alla sua amata Lella, in un particolare momento della loro vita. Il commento del grande grafico da poco scomparso offre anche l’occasione per una profonda riflessione sul rapporto uomo-donna nel mondo del lavoro.

Massimo Lella Vignelli
Il testo è stato pubblicato su Domus 980 / maggio 2014

Per decenni, il ruolo che le donne architetto, o designer, hanno svolto in collaborazione con i propri mariti o compagni non ha ricevuto sufficiente considerazione. 50 anni fa era consuetudine che il responsabile dello studio fosse un uomo e che la sua compagna avesse un ruolo secondario.
Massimo Lella Vignelli
In apertura: immagine grafica per il Minneapolis Institute of Arts, 1974. Qui sopra: gioielli in argento per San Lorenzo, 1972/75
Nel migliore dei casi, l’influenza professionale e il contributo creativo della donna era riconosciuto solo vagamente, mentre il suo apporto veniva spesso sminuito, a volte completamente ignorato. Persino attorno ad alcune tra le coppie più famose – Mies van der Rohe e Lilly Reich, Le Corbusier e Charlotte Perriand, Alvar e Aino Aalto, Charles e Ray Eames, e altre ancora – più che un aperto riconoscimento aleggiavano le congetture e i “si dice”. I media, l’ignoranza, l’arroganza o le illazioni hanno spesso relegato l’architetto donna a un ruolo di comprimaria, anche quando occupava la stessa posizione del partner. Negli ultimi trent’anni, alcune professioniste si sono guadagnate fama personale, ma il fenomeno è ancora a uno stadio embrionale. In Italia, alcune grandi donne del design – Gae Aulenti, Anna Castelli Ferrieri, Cini Boeri – hanno ottenuto un riconoscimento commisurato ai loro meriti, tuttavia la lista rimane breve. Troppo breve.
Massimo Lella Vignelli
La copertina del libro Designed by: Lella Vignelli, che Massimo Vignelli ha dedicato alla moglie
Nel giugno 2013, la rivista americana Architectural Record osservava che anche oggi, pur essendo ragazze il 40 per cento degli studenti di architettura negli Stati Uniti, solo il 17 per cento degli associati e dei direttori degli studi di architettura sono donne. Nell’ottobre 2013, al MoMA di New York si è aperta la mostra “Designing Modern Women 1890-1990”. L’installazione presenta un’ampia gamma di opere della creatività femminile, tra cui lavori di Lella, e riconosce che “le donne hanno avuto un ruolo importante nel determinare e migliorare la qualità del design moderno del XX secolo”.
Massimo Lella Vignelli
Progetto per lo showroom Artemide a Miami, 1985
Questo libro è una testimonianza del lavoro di Lella Vignelli, professionista forte e di successo, e spero contribuisca a ispirare e incentivare le giovani che stanno plasmando la propria carriera. I tempi cambiano... Il ruolo subordinato della donna architetto è stato spesso frutto dell’attitudine ‘macho’ del partner maschile. Gran parte della gloria andava (non a caso) all’uomo, mente la donna, come compagna-architetto, vedeva il suo ruolo sottovalutato o del tutto ignorato. Ciò è valso anche per la famiglia di Lella, in cui praticamente tutti erano architetti: il fratello, Gino Valle, ha ottenuto ampi riconoscimenti per il suo lavoro di architetto, mentre la collaborazione con la sorella, Nanni Valle, professionista dotata di una visione e di un talento del tutto personali, rimane largamente ignorata. Lella e io abbiamo risentito di questa situazione fin dall’inizio della nostra carriera.
Massimo Lella Vignelli
Linea di pirofile in vetro per Heller, 1970
È il motivo per cui abbiamo volutamente creato il concetto di marchio per la nostra collaborazione, anche se c’è voluto parecchio tempo perché altri se ne rendessero conto e capissero. La stampa nel settore dell’architettura e del design aveva l’abitudine di accreditare solo gli uomini, senza tenere conto delle compagne. Per molti anni, lo studio Vignelli ha inviato alle riviste fotografie di progetti – con i corretti crediti – ma, nella maggior parte dei casi, il materiale pubblicato veniva accreditato unicamente a mio nome. Tutto ciò creava una situazione di costante imbarazzo e frustrazione, al punto che finivo per gettare le riviste per evitare spiacevoli confronti con Lella. Quando siamo diventati più famosi, il suo nome ha cominciato a venire accreditato correttamente. Ma c’è voluto molto tempo. In gran parte dei casi, il problema della corretta assegnazione dei crediti è generato dal travisamento del ruolo del partner nel lavoro in collaborazione. La cooperazione tra designer e architetti ha luogo quando due persone condividono una stessa base culturale e intellettuale.
Massimo Lella Vignelli
Gioielli in argento per San Lorenzo, 1972/75
Una collaborazione non nasce semplicemente dall’impugnare una penna a quattro mani. Deriva dalla condivisione dell’atto creativo e dall’esercitare una critica produttiva che si riflette sul prodotto finito. Una collaborazione, nella vita e nel lavoro, dovrebbe basarsi sul rispetto reciproco e sull’apprezzare il talento, la sensibilità e la cultura del partner. Senza queste basi, non vi è collaborazione che possa esistere o durare. Lella e io siamo stati collaboratori e amanti, una coppia di professionisti sposati per oltre mezzo secolo. Fin dall’inizio, il nostro rapporto è stato cementato da un’uguale passione per l’architettura e il design. Fin dall’inizio, Lella aveva una forte sensibilità visiva e una chiara comprensione dei nostri progetti.
Massimo Lella Vignelli
Interno del Minneapolis Institute of Arts, 1974
Nei primi tempi, lavoravamo molto nel settore della grafica e, per quanto la grafica non abbia mai rappresentato il suo interesse principale, Lella possedeva l’inestimabile capacità di comprendere la mia interpretazione di un progetto e la capacità di misurarne rapidamente pregi e difetti. Con profonda lucidità, ha sempre indicato quel che era giusto e sbagliato nel nostro lavoro, spiegandone invariabilmente le ragioni. Allo stesso modo, io esprimevo le mie critiche sul suo lavoro, suggerendo variazioni, comunicando il mio apprezzamento o il mio disaccordo. Tuttavia, le nostre discussioni miravano sempre a trovare il modo per migliorare il nostro lavoro. Ecco il senso della nostra collaborazione: dovevamo fidarci completamente del giudizio reciproco, anche se a volte le discussioni potevano essere molto animate.
Massimo Lella Vignelli
Poltronova, Saratoga line, Italy, 1964
Negli accoppiamenti naturali, spesso i maschi della specie vanno e vengono a loro piacimento, mentre le femmine sono impegnate con la gestazione, il parto e la cura dei piccoli fino a che la prole diventa autosufficiente. Analogamente, non dovrebbe sorprendere che in una collaborazione professionale sia spesso la donna a condurre il progetto attraverso i molteplici stadi di sviluppo e implementazione, assicurando che ogni dettaglio sia curato secondo le intenzioni originali. Credo che gli uomini tendano ad andare a caccia di nuovi progetti e si ricongiungano poi alla compagna per ridare avvio al processo creativo. La nostra collaborazione ha rispecchiato questo tipo di schema, con ruoli complementari e stimolanti. Molti dei progetti presenti in questo libro sono interamente di Lella, altri sono stati sviluppati da me in stretta collaborazione con lei. In ogni caso, siamo sempre stati coinvolti l’uno nel lavoro dell’altra. Lella diceva spesso: “Massimo è il sognatore, io sono la realista. Lui vola alto e, a volte, devo trascinarlo giù…”.
Massimo Lella Vignelli
Arredi dirigenziali per Poltrona Frau, 1988
In ogni caso, il prodotto finito ha sempre manifestato la reciprocità con cui abbiamo capito e affrontato i problemi progettuali. Entrambi detestavamo l’obsolescenza nel design, che consideravamo un’attitudine irresponsabile nei confronti dell’acquirente e della società. Detestavamo la cultura dello spreco basata sull’avidità, lo sfruttamento del consumatore e delle risorse. Si trattava, per noi, di un’attitudine immorale. E abbiamo condiviso questi principi fin dall’inizio della nostra vita in comune. La sensibilità di Lella per i materiali, le texture e i colori naturali è del tutto evidente nel suo lavoro. Lino, seta, lana, argento e legno costituiscono spesso le basi della sua tavolozza creativa. I suoi progetti di abbigliamento riflettono lo stesso approccio, basato su valori sobri e ponderati con intelligenza.
Massimo Lella Vignelli
Allestimento della mostra per Knoll International al Louvre, Parigi, 1972
Il lavoro e la vita di Lella sono stati un fantastico amalgama di logica e giocosità, spirito e pragmatismo, senso pratico e visione idealistica. Indubbiamente, la grafica ha rappresentato il lato più visibile della nostra collaborazione, ma il nostro coinvolgimento nell’intero spettro del design è ciò su cui si fonda la nostra immagine professionale. In questo senso, il ruolo di Lella è significativo. A noi, i confini nel design sono spesso apparsi labili e ci è piaciuto che fosse così. L’incipiente perdita della memoria e della parola, causata dalla crudeltà del morbo di Alzheimer, forza la fine di una collaborazione fortemente significativa e fruttuosa. È la fine di una fase, forse la migliore delle nostre vite, e l’inizio di un’altra basata puramente sull’amore e l’ammirazione; amore per la splendida donna che ha reso la mia vita più ricca in ogni modo possibile.

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