Dopo aver condiviso l'omaggio di Steven Holl all'architetto e artista visionario Lebbeus Woods, scomparso all'inizio di questa settimana, Domus si rivolge al suo archivio per riproporre ai lettori un articolo del 2005 di Michael Sorkin, che mette in evidenza come i progetti di Woods siano in grado di combinare "il sociale al materiale, con risultati, spesso enigmatici, che lasciano attoniti".
Pubblicato in origine su Domus 877 / gennaio 2005
Dentro Woods / Into the Woods
Mentre abbondano i tecnici e i produttori di forme, il genio di Lebbeus Woods consiste nel combinare una tettonica visionaria e un'immaginazione sbalorditiva a un profondo e persistente imperativo etico. Il senso della sua ricerca verte, infatti, sui principi che guidano il passaggio dall'idea alla forma, sui modi attraverso i quali l'architettura assorbe ed esprime la natura dello spazio politico, soprattutto di ciò che ne costituisce, per così dire, la 'periferia'.
Per Woods, la politica è ambiente: pensata come una manifestazione della cultura, lo spazio politico aggrega tutti i modi di conoscenza e i mezzi di espressione che lo circondano. In un'architettura politica, termine col quale s'intende una pratica che diventi strumento di propaganda attiva, c'è un supplemento espressivo rispetto alla base programmatica. Essa diventa così il luogo nel quale l'architettura esprime una più intrinseca comprensione dei rapporti sociali. Quella di Woods è un'architettura di persuasione. In questo lavoro troviamo qualcosa di simile a una teoria di campo unificata sul piano epistemologico, nella quale l'architettura si rende responsabile di un contenuto che articola il suo carattere sia a livello mentale, che materiale. Appare chiaro che negli anni esso ha mantenuto uno strettissimo rapporto con la fisica e la cosmologia, dal flogisto al caos, tanto che la traiettoria dei progetti riassume virtualmente la storia delle meccaniche celesti, a cominciare da un interesse copernicano per il comportamento ciclico dei corpi, assorbito oggi da un più concettuale – meno visibile – comportamento delle particelle.
Un tale sistema analogico mette a disposizione di Woods un medium capace di unire il sociale al materiale, a un grado concettuale controllato con grande precisione: i risultati, spesso enigmatici, lasciano attoniti.
Gran parte del fascino del progetto – come accade per molte proposte di Woods – è rappresentato dalla sua precisione, il che dimostra come questo lavoro sia 'incostruibile' solo a causa dei limiti della nostra ambizione. Non certo della nostra tecnologia. Poco dopo il progetto di Berlino, Woods ha avviato un lungo rapporto con la città di Sarajevo, dove si è recato ripetutamente anche quando la violenza della guerra era ai massimi livelli. Qui, la sua speculazione si è concentrata sia sullo stato di distruzione della città, sia sulla direzione da intraprendere per una futura ricostruzione. Nel corso dell'intero processo, una particolare attenzione è stata posta tanto al concetto e alle istituzioni del vivere urbano dopo la guerra, quanto al significato della ricostruzione.
Quel che colpisce di questo lavoro è constatare come la metafora proposta funzioni in entrambi i sensi: l’architettura diventa uno strumento per investigare la fisica, e viceversa
