Bruce Goff, per un’architettura totale

Strutture a vista e complessità spaziale, materiali comuni utilizzati in maniera non comune, mai una casa che assomiglia all’altra: ecco Bruce Goff.

Bruce Goff, o il "Michelangelo del kitsch", com'è stato definito da Charles Jencks, nasce ad Alton, Kansas, nel 1904. A soli 12 anni entra come apprendista nello studio Rush, Endacott & Rush, di cui diventa socio nel 1930. Nel corso della sua carriera elabora più di 500 progetti, di cui circa 140 realizzati.

Sceglie di non seguire un'istruzione accademica, ascoltando anche il parere di Frank Lloyd Wright con il quale prima collabora e poi rifiuta il posto offertogli come assistente capo nel suo studio (secondo le parole di Goff) per non dover scegliere se considerare Wright un genio che non sbaglia mai o un despota, un tiranno che ruba vita e idee ai suoi assistenti.
Goff riprende da Wright il concetto di architettura organica e afferma, per arrivare poi alla teorizzazione del "continuous present" come un qualcosa risultante da un sistema non convenzionale di composizione spaziale, senza un inizio e una fine specifica, senza le tipiche gerarchie spaziali. Una composizione che può essere compresa solo nel tempo e mai con un unico sguardo. Un'architettura flessibile in considerazione delle esigenze di chi l'abiterà.

Come nella Bavinger House, che risponde a tutti i principi teorici di Goff. Progettata nel 1950 e realizzata tra il 1951 e il 1955 a Norman in Oklahoma per la coppia di artisti Eugene e Nancy Bavinger.
In risposta alle esigenze dei coniugi Bavinger che gli chiesero uno spazio aperto e continuo per sé e per i loro due figli, Goff progetta un unico spazio creato dall'elevazione di una spirale al centro della quale un albero in acciaio sostiene, mediante dei cavi, la copertura. Internamente giardini e vasche d'acqua irregolari occupano il piano terra insieme alla cucina e alla sala da pranzo.
In alto: Ford House, Aurora (Illinois), 1949. Sopra: Gutman House, Gulfport (Mississippi), 1958
In alto: Ford House, Aurora (Illinois), 1949. Sopra: Gutman House, Gulfport (Mississippi), 1958
Bavinger House è inoltre espressione della flessibilità di Goff nei confronti dell'uso dei materiali: abilità di usare materiali comuni in modo non comune. Pezzi di produzione navale e aeronautica, un autocarro, sei macchine da cucire, frammenti di roccia e un albero di noce colpito da un fulmine e trovato sul posto, sono alcune delle parti usate da Goff nella costruzione dell'edificio.

Giustapporre forme in modi inaspettati. Materiali comuni usati in maniera imprevedibile. Futuristiche combinazioni di colori e texture. Interni non convenzionali per il confort fisico e le emozioni spirituali. Progettare per un "continuous present" senza particolari riferimenti al passato, al presente o al futuro. Ecco Bruce Goff.

A farci riscoprire oggi Bruce Goff ci ha pensato Hernz Emigholz che tra l'aprile e il maggio del 2002 in 40 giorni ha realizzato le riprese di Goff in the desert: una sorta di video catalogo in cui mostra 62 edifici progettati e realizzati da Goff nel corso dei suoi 66 anni di carriera. Goff in the desert è stato presentato al Festival di Berlino nel 2003.


Pubblicato in origine su Domus 500/luglio 1971

L'uomo che ha avuto l'idea di usare il carbone per le pareti

Le piante di Goff pubblicate nella monografia di Takenobu Mohri Bruce Goff in Architecture, edita dal Kenchiku Planning Center di Tokyo, sono affascinanti come quelle delle chiese barocche della Sicilia. Entrambe stanno sempre a ricordare qualcos'altro, un qualcosa sempre fatto dall'uomo, come un merletto o una girandola. Le piante di Goff sono davvero, come Herb Greene ha detto del suo modo di progettare, "derivate da un mondo multiforme".

Pubblicato nello stesso periodo della monografia di Mohri, è un portfolio preparato da William Murphy e Louis Muller per la mostra dedicata a Goff all'Architectural League of New York. Goff scrive nella premessa: "Ogni idea che può essere pensata nei nostri tempi, può essere realizzata nei nostri tempi". Volere è potere; e gli edifici finiti di Goff si avvicinano di più ai progetti originari che, per esempio, quelli di Erich Mendelsohn ai relativi schizzi. Viceversa, i disegni su carta assomigliano di più agli edifici costruiti da Goff piuttosto che quelli di Mendelsohn. Apparentemente, Goff pensa le sue piante di getto; e questo è quello che dà alle sue costruzioni un senso di immediatezza, come la spontaneità del parlato.

Lo straordinario impianto compositivo di Goff è chiaro fin dai suoi primi lavori, come la Page Warehouse del 1927 e il Riverside Music Studio del 1928, progettati entrambi nei primi anni Venti per lo studio Rush, Endacott and Rush dove lavorava come giovane assistente prodigio.

(…)

L'elevato utilizzo di Goff della scala in pianta, prospetti e sezioni è quello che sempre lo distingue da Frank Loyd Wright. Fatta eccezione per i progetti giovanili che incorporano tali elementi, come la Praire House dalla pianta cruciforme, i primi lavori di Goff si collocano più prossimi alla tarda Art Nouveau e alla Secessione Viennese, e sono, nell'atteggiamento verso la scala, più vicini all'Atelier Elvira dell'architetto tedesco August Endell. Una chiesa del 1927 deve invece qualcosa ai piani arretrati tipici del New York Setback style, lontano da Hoffmann, che si diffuse attraverso gli Stati Uniti negli anni Venti, l'ultima resistenza della massa prima di soccombere al volume.

La generazione di Goff non avrebbe potuto evitare Wright, ma Goff sembra masticarlo pezzo per pezzo per poterlo digerire. Egli si è anche alimentato della tecnologia che lo ha toccato durante la Seconda Guerra Mondiale, quella del settore aereonautico in particolare.

Goff scrive nella premessa: ‘Ogni idea che può essere pensata nei nostri tempi, può essere realizzata nei nostri tempi’. Volere è potere; e gli edifici finiti di Goff si avvicinano di più ai progetti originari che, per esempio, quelli di Erich Mendelsohn ai relativi schizzi
W.C. Gryder House, Ocean Springs (Mississippi), 1960
W.C. Gryder House, Ocean Springs (Mississippi), 1960
Goff può prendere un motivo a scala ridotta di Wright, come la partizione di una finestra, o un'applicazione in legno e farlo saltare in aria a formare il fregio di unità apparentemente staccate, come nella Cole House del 1935 o ancora nella Wilson House del 1950 (…).

Il prodotto industriale è qualcosa di più che simbolico nella Hopewell Baptist Church del 1949 e nella Crystal Chapel della Università dell'Oklahoma dello stesso anno. Il contesto per la Hopewell Baptist Church è quello del riciclaggio di materiale di scarto industriale – tubi scartati per le linee del petrolio, tagliati e saldati in forme simili alle strutture alari degli aerei –, ma la forma è autoctona: il tepee indiano. La copertura vetrata della Crystal Chapel era, in sezione, la più complessa delle sue piante; le superfici in vetro piegate sono approssimazioni angolari di un DC-6, cui la trasparenza delle superfici conferisce un aspetto mistico.

Il misticismo è il risultato della gran parte del lavoro di Goff, soprattutto nelle sue case, evidente in particolar modo nella Bavinger House del 1950. Qui appaiono evidenti molte delle sue caratteristiche: il gioco con l'impianto compositivo (trasformato dopo i suoi primi lavori ad abbracciare ora anche la pianta, i prospetti e le sezioni); l'interazione dinamica delle parti – che nella Bavinger House raggiunge una tale estremizzazione che è per l'osservatore una corsa mozzafiato intorno al montante centrale; il riutilizzo di materiali industriali; gli oggetti ritrovati – tra cui pezzi di vetro, carbone come materiale per le pareti; le partizioni, che possono forse spiegare i cinque vassoi concavi sospesi che costituiscono gli spazi abitabili all'interno, e la serie di contrappunti all'esterno; tessendo attraverso questi riferimenti un omaggio a Wright. (…).

Un omaggio più diretto è la Ledbetter House del 1940 e la Price House del 1957, la prima con un muro a sbalzo in pietra decisamente antiwrightiana con il sapore di romantica rovina. La seconda, la Price House è un museo di trofei culturali. E la Triaero Weekend House, dall'altra parte, una piramide troncata e rovesciata per un divertissement intellettuale.

Ci si può chiedere quale sia la natura della regione che può produrre un numero sufficiente di committenti per case tanto virtuosistiche. Non solo quelle citate, ma le forme curvilinee che circondano (il silos è l'immagine che creano) della Dace House del 1964, o la galleria vetrata della casa di Pollock (una reminiscenza della Cappella Crystal). Ma ci sono precedenti storici; anzi molta dell'architettura più originale degli Stati Uniti è stata prodotta fuori della portata dell'Academy.

La Chicago di Louis Sullivan era la scena della speculazione immobiliare; questo nodo ferroviario della nazione rappresentava l'epicentro per la distribuzione di carni bovine e di grano di cui si perse però ogni traccia nel 1871 quando un incendio ha trasformato otto chilometri quadrati in macerie. Le strutture in acciaio sono state una scorciatoia tanto necessaria per la resistenza degli edifici, quanto per lo sviluppo del Commerciai Style – il Chicago Style. La fiamma si è affievolita quando, alla fine del secolo, l'Academy si trasferì e Sullivan venne ripudiato. Il Prairie Style di Wright fiorì a Chicago in risposta alle nuove esigenze di una classe media con modeste disponibilità economiche e libera dal peso della tradizione.

L'isterica corsa alla terra a Los Angeles e a San Diego produsse rapide fortune, e un approccio all'architettura ostacolata dagli stili del passato (…). Ci sono altri parallelismi: la rivolta di Haymarket di Chicago e la repressione dei movimenti sindacali a Los Angeles hanno giocato il loro ruolo nel quadro complessivo in cui la nuova architettura si è affermata.

C'è stato poi un altro fattore, vero per l'Oklahoma di Goff, come per la Los Angeles di Neutra e Schindler per la prima metà del secolo; che Joe D. Price, un committente di Goff il cui padre fu committente di Wright per la Price Tower a Bartlesville, ha sintetizzato nel suo breve omaggio a Goff per la monografia di Mohri come "la coltre soffocante di falsa moralità". Questa deve stata la causa, almeno in parte, non solo dell'aria di mistero delle case realizzate da Goff, ma anche della sua abitudine a mantenere le aperture vetrate alte o nascoste alla vista. La Price House e la Dace House sono misteriose come la Guest House di Philip Johnson. (Le migliaia di ospiti indesiderati hanno visto la Glass House di Johnson nel corso degli anni; il bisogno di privacy tanto quanto il cambiamento delle estetiche avrebbe volto l'attenzione di qualsiasi architetto dal volume alla massa).

È stata la scoperta del petrolio che ha fatto dell'Oklahoma il paese del boom. Scioperi selvaggi dei lavoratori del settore petrolifero e denaro inaspettato cristallizzano la fiducia in una regione, l'accettazione di nuove forme è più facile. La fortuna di Goff è fiorita in Oklahoma, mentre avrebbe potuto morire nelle città più antiche e stabili come St. Louis e Cincinnati. Televisione e viaggi hanno cambiato lo spirito in Oklahoma, l'avventuroso se n'era andato. Così è Goff. I committenti erano scarsi, così ha lasciato la Price Tower, dove aveva il suo ufficio, per trasferirsi a Kansas City. Ora è a Tyler, in Texas. Questo è l'uomo che ha avuto la fantastica idea di usare il carbone per le pareti. Esther McCoy

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