“Stavo cercando uno spazio per creare un luogo di attività, un laboratorio di connessione tra arte e società”, racconta Michelangelo Pistoletto ricordando il momento in cui, nel 1991, arrivò a Biella e vide dall’altra parte del torrente Cervo un ex lanificio che sembrava “il posto ideale” per fondare una “città dell’arte”.
Il più grande progetto d’arte italiano ora è un hotel: abbiamo dormito nella Cittadellarte di Pistoletto
La Cittadellarte del maestro dell’Arte Povera apre un hotel pensato per chi vuole visitare con lentezza la fondazione biellese. È l’ultimo tassello del “brand Pistoletto”.
Foto Pierluigi Di Pietro. Courtesy Cittadellarte
Foto Pierluigi Di Pietro. Courtesy Cittadellarte
Foto Pierluigi Di Pietro. Courtesy Cittadellarte
Foto Pierluigi Di Pietro. Courtesy Cittadellarte
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Andrea Raina. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Gino Di Paolo. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Gino Di Paolo. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Gino Di Paolo. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Gino Di Paolo. Courtesy Giuseppe Stampone
Foto Gino Di Paolo. Courtesy Giuseppe Stampone
View Article details
- Alessia Baranello
- 19 maggio 2026
Pistoletto ci saluta dopo aver parcheggiato la macchina nel garage e si toglie il cappello Panama solo entrando nella sua villetta nascosta tra i giardini della Fondazione Cittadellarte: un’abitazione in legno circondata dai quadri specchianti che lo hanno reso celebre. Li cambia continuamente — è evidente, visto che già tre anni fa, quando l’abbiamo visitata, alle pareti ne erano appesi altri. Pistoletto sa di essere osservato continuamente, anche in quella che dovrebbe essere casa sua, e gira quasi in incognito, schermato da grandi occhiali da sole. Lontananza ed esposizione, come ogni bravo comunicatore, sono elementi che sa usare molto bene.
Dal 1998 a oggi, dentro quell’ex fabbrica tessile affacciata sul Cervo, l’artista del Terzo Paradiso ha costruito il più grande progetto di rigenerazione urbana legata all’arte in Italia. Cittadellarte – Fondazione Pistoletto tiene insieme spazi espositivi, programmi educativi, residenze per artisti, laboratori e studi di ricerca su architettura, moda, religione e trasformazione sociale. Nel 2019 è entrata nel network delle Città Creative Unesco e quest’anno aggiunge un nuovo tassello a un sistema in continua crescita: un albergo dove camere e spazi comuni diventano ambienti espositivi. Si chiama Hotel Cittadellarte.
Una mostra abitabile
Hotel Cittadellarte funziona come un’estensione abitabile della fondazione e delle sue mostre. Trentuno camere accolgono trentuno opere: la mostra diffusa L’ospite inatteso dell’artista abruzzese Giuseppe Stampone, curata da Ilaria Bernardi, trasforma le camere in un’installazione dedicata al tema dell’accoglienza e della relazione con l’altro. All’esterno, invece, gli interventi pittorici di Matteo Raw Tella reinterpretano simboli centrali dell’universo pistoletiano, dal Terzo Paradiso alla giraffa.
Stavo cercando uno spazio per creare un luogo di attività, un laboratorio di connessione tra arte e società.
Michelangelo Pistoletto
Nelle aree comuni materiali d’archivio e fotografie ripercorrono quasi trent’anni di storia della fondazione, da quando Pistoletto arrivava qui con gli studenti dell’Accademia di Vienna e Cittadellarte era ancora una fabbrica semiabbandonata. “Organizzavamo delle performance utilizzando questo spazio ancora da ristrutturare”, racconta l’artista mentre ci sediamo con lui in soggiorno. “Poi facevamo dei grandi pranzi nel cortile, usando foglie di cavolo al posto dei piatti e, come ingredienti, la natura circostante”.
La gestione dell’hotel è stata affidata all’imprenditore Ugo Pellegrino e al suo gruppo, già attivo nel recupero di altre strutture storiche del territorio biellese. “Non si tratta solo di gestire delle camere in un albergo”, ha spiegato Pellegrino durante la conferenza stampa. “Qui sei in un posto particolare. Se non lo facciamo in una maniera speciale, non abbiamo capito dove siamo”.
Il futuro dell’arte è l’ospitalità
L’idea dell’hotel rientra perfettamente nelle basi teoriche di Cittadellarte, che affondano le radici nel pamphlet Progetto Arte, pubblicato da Pistoletto negli anni Sessanta. L’arte doveva tornare al centro della società come collante tra discipline diverse. Oggi, attorno a quel centro, ruota anche l’ospitalità: non tanto come semplice accoglienza alberghiera, quanto come possibilità di entrare temporaneamente dentro il sistema relazionale della fondazione.
“L’hotel è molto utile perché permette alle persone di sviluppare nel rapporto con Cittadellarte una forma di turismo che non è mordi e fuggi”, spiega Pistoletto. “Le persone possono avvicinarsi, fermarsi e approfondire”.
L’hotel viene inaugurato durante Arte al Centro 2026, la storica manifestazione annuale della fondazione arrivata alla sua ventottesima edizione, insieme alle nuove Terme Culturali ideate da Armona Pistoletto: workshop dedicati al benessere creativo e relazionale tra ceramica, fotografia, grafologia e pittura, pensati soprattutto per il pubblico dei ritiri aziendali.
Anche le camere, in linea con gli standard di un quattro stelle, chiariscono il target: professionisti, aziende, collezionisti e visitatori stranieri. Le persone disposte a pagare per vivere un’esperienza immersiva dentro il “sistema Pistoletto” — racconta lo staff — non sono tanto i biellesi quanto soprattutto tedeschi, cinesi e giapponesi.
Una rigenerazione sostenibile
L’hotel occupa un edificio nato come struttura industriale nel 1874, trasformato nel tempo in residenza operaia e oggi sottoposto a vincolo architettonico. Il recupero, seguito dall’ufficio architettura della fondazione coordinato da Emanuele Bottigella, ha cercato di conservare il carattere industriale dell’ex lanificio: gli intonaci originali a calce sono stati restaurati, i vecchi solai in legno recuperati e consolidati secondo le normative antisismiche, mentre gli isolamenti interni sono stati realizzati con fibre e materiali naturali.
Anche la sostenibilità è parte integrante del recupero. Durante il cantiere sono state ritrovate vicino alla ciminiera alcune vasche industriali piene di catrame che, dopo la bonifica, sono state trasformate in sistemi di raccolta dell’acqua piovana, oggi riutilizzata per irrigazione e servizi interni. Il riscaldamento sfrutta invece un impianto geotermico che scambia calore con l’acqua di falda, mentre le moquette delle camere derivano dal riciclo di reti da pesca recuperate negli oceani. Al cantiere hanno lavorato oltre sessanta aziende, tutte biellesi o piemontesi.
Non un hotel ma un sistema
Michelangelo Pistoletto, 92 anni, passerà alla storia come uno dei più grandi artisti concettuali italiani. Come protagonista dell’Arte Povera. Come torinese e come biellese. Ma forse è ancora poco evidente quanto, nel corso degli anni, sia diventato anche un imprenditore culturale: il Terzo Paradiso un logo, e la sua arte un sistema di brand.
A quasi trent’anni dalla nascita della fondazione, il progetto sembra ormai andare oltre la figura stessa del suo fondatore. “Cittadellarte è un processo estensivo”, spiega Pistoletto, “e coautoriale”. E forse il vero obiettivo, oggi, è quello che lui stesso suggerisce agli ospiti: diventare tutti, almeno per qualche giorno, cittadini di Cittadellarte.
“Un hotel dell’arte” è solo l’ultimo tassello di questa trasformazione. A 92 anni, il vero capolavoro di Pistoletto potrebbe essere proprio il sistema Pistoletto.
Immagine di apertura: Terme culturali, a cura di Armona Pistoletto presso Cittadellarte, Biella. Courtesy Cittadellarte - Fondazione Pistoletto