La Biennale Arte 2026 deve ancora aprire, ma a Venezia c'è già una mostra che vale il viaggio. Si intitola Canicula ed è visitabile al Complesso dell’Ospedaletto dal 6 maggio al 22 novembre 2026. È il terzo e ultimo capitolo della “Trilogia delle incertezze” di Fondazione In Between Art Film, iniziata con Penumbra nel 2022 e proseguita con Nebula nel 2024. Il titolo rimanda ai giorni più caldi dell’estate. Qui però la canicola diventa anche una chiave per leggere il presente: un tempo saturo di immagini e informazioni, attraversato da tecnologia, diseguaglianze, propaganda, crisi ambientale e instabilità politica. Dopo la semioscurità e la nebbia dei due capitoli precedenti, la trilogia arriva così all’eccesso di luce e calore.
La Biennale non è ancora iniziata, ma abbiamo già trovato il suo capolavoro
Da Lawrence Abu Hamdan a Janis Rafa, passando per l’allestimento radicale di 2050+: Canicula trasforma l’Ospedaletto di Venezia in una delle esperienze visive più potenti della Biennale Arte 2026. Una mostra che parla di immagini, propaganda, crisi e attenzione, chiedendosi cosa significhi davvero guardare oggi.
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Janis Rafa, Baby I’m Yours, Forever, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Janis Rafa, Baby I’m Yours, Forever, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Lawrence Abu Hamdan, 450XL: The Story of a Fugitive Sound, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
P. Staff, Terminal Lucidity, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Roman Khimei and Yarema Malashchuk, Wishful Thinking, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Wang Tuo, The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
Yuyan Wang, Boring Billion, 2026
Courtesy Fondazione In Between Art Film. Foto © Marco Cappelletti e Giuseppe Miotto / Marco Cappelletti Studio
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- Giorgia Aprosio
- 07 maggio 2026
Le otto nuove installazioni video sono firmate da Lawrence Abu Hamdan, Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, Roman Khimei e Yarema Malashchuk, Janis Rafa, P. Staff, Wang Tuo, Yuyan Wang e Maya Watanabe. Tutte sono state concepite in relazione agli spazi dell’Ospedaletto, luogo per secoli dedicato alla cura del corpo e dell’anima, trasformato per la mostra in un percorso tra nascita e morte, memoria e controllo, visione e allucinazione. A guidare il progetto sono Alessandro Rabottini, direttore artistico della Fondazione, e Leonardo Bigazzi, curatore. Due ruoli distinti nell’organigramma, ma che nella pratica, spiegano, si completano e sovrappongono. Canicula, spiega Rabottini, è una “macchina narrativa” costruita in due anni di lavoro comune. Gli artisti sono stati invitati a confrontarsi non solo con gli spazi, ma anche con la “narrazione implicita ed esplicita” dell’Ospedaletto: ospedale storico fondato nel Settecento, poi ampliato negli anni Cinquanta come ospedale moderno. Nel tempo, dice Rabottini, “le voci trovano un’armonia tra loro”.
Per Bigazzi, questo lavoro corale si compie definitivamente quando il pubblico incontra le opere. Il video è un medium che richiede tempo e spazio: condizioni fisiche che permettano allo spettatore di entrare davvero nel flusso delle immagini in movimento. Eppure, spiega, è “ancora uno dei medium peggio installati, anche in grandi biennali”: lavori di lunga durata presentati senza una seduta, senza un contesto, senza reali condizioni di visione. "E a Venezia, durante la Biennale, il problema è ancora più evidente, perché la quantità di mostre riduce inevitabilmente l’attenzione". "In Canicula, sedute, luce, isolamento acustico e rapporto tra schermo e spazio sono da intendere come parte integrante dell’esperienza di mostra."
La scenografia è firmata da 2050+, lo studio milanese guidato da Ippolito Pestellini Laparelli, che definisce l’allestimento “una pratica critica”, non “di sfondo o tecnica”. Nel caso del lavoro di Lawrence Abu Hamdan, per esempio, l’opera è installata su una griglia che vibra fisicamente mentre il film ricostruisce l’uso di cannoni acustici contro la folla durante le proteste silenziate di Belgrado. L’installazione si trova nella Sala della Musica dell’Ospedaletto, dove un tempo si curava con il suono: un cortocircuito tra suono come cura e suono come arma. “L’idea era che il film, oltre a vedersi, si dovesse effettivamente sentire”, spiega Pestellini Laparelli, “avvicinando il più possibile lo spettatore a come purtroppo quei cannoni sono stati sentiti dalla folla”. Allo stesso modo, nell’opera di Massimo D’Anolfi e Martina Parenti, l’allestimento entra nella lettura del lavoro. Uno specchio completamente corroso, parte della scenografia, dialoga con le spugnature che chiudono la vista verso l’esterno. Sono materiali trattati secondo quello che lo studio chiama material fatigue, come se fossero stati esposti a una forza ambientale intensa: la stessa che Pestellini Laparelli associa alla canicola, scelta come immagine delle crisi contemporanee e tradotta nello spazio in forma di luce. Il risultato è un percorso volutamente ambiguo. “Non si sa esattamente se uno è all’interno dello spazio dell’Ospedaletto o all’interno della scenografia”, ammette lo stesso Pestellini Laparelli. E al termine della visita resta la domanda tanto semplice quanto difficile: che cosa serve, oggi, per vedere davvero?
- Canicula - Fondazione In Between Art Film
- Complesso dell ’ Ospedaletto, Venezia
- 6 maggio - 22 novembre 2026
Veduta della mostra
Veduta dell'installazione
Janis Rafa, Baby I’m Yours, Forever, 2026
Veduta della mostra
Janis Rafa, Baby I’m Yours, Forever, 2026
Veduta dell'installazione
Lawrence Abu Hamdan, 450XL: The Story of a Fugitive Sound, 2026
Veduta dell'installazione
Massimo D’Anolfi and Martina Parenti, 24 Landscapes + A Vision, 2026
Veduta dell'installazione
P. Staff, Terminal Lucidity, 2026
Veduta della mostra
Veduta dell'installazione
Roman Khimei and Yarema Malashchuk, Wishful Thinking, 2026
Veduta dell'installazione
Wang Tuo, The Experimental Paradigm of Ownership and Autonomy, 2026
Veduta della mostra
Veduta dell'installazione
Yuyan Wang, Boring Billion, 2026