Un razzo alto tre metri piantato tra palazzi prefabbricati. Un globo metallico su cui arrampicarsi come se fosse la Terra vista dall’orbita. Navicelle spaziali, giostre cosmiche, piramidi che sembrano radar.
Dentro i campi da gioco sovietici: quando i bambini giocavano alla conquista dello spazio
Nel progetto Soviet Playgrounds, David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika) documentano razzi, navicelle e globi disseminati nei quartieri dell’ex URSS: architetture ludiche nate durante la Guerra Fredda.
Foto: David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika).
© Zupagrafika.
Foto: Iryna Zvarych per Zupagrafika.
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Foto: David Navarro & Martyna Sobecka (Zupagrafika).
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- Giorgia Aprosio
- 01 marzo 2026
La serie fotografica Soviet Playgrounds. Playful Landscapes of the Former USSR, pubblicata nel 2022 da Zupagrafika (David Navarro e Martyna Sobecka), raccoglie oltre 150 immagini realizzate in Ucraina, Lithuania, Latvia, Estonia, Russia, Belarus, Kazakhstan, Tajikistan e Uzbekistan.
Il progetto nasce durante oltre un decennio di viaggi dedicati alla documentazione dell’architettura modernista dell’ex blocco orientale.
“Il nostro interesse non si è mai limitato agli edifici: prestiamo grande attenzione anche all’ambiente urbano nel suo insieme — dall’architettura del paesaggio agli elementi di uso quotidiano come i playground, i chioschi e gli altri spazi condivisi.”
"È così che abbiamo iniziato a incontrare un’ampia varietà di playground dell’era sovietica negli spazi comuni dei complessi residenziali di massa.”
Molti degli oggetti ispirati al cosmo che abbiamo fotografato sono stati installati durante la corsa allo spazio della Guerra Fredda
David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika)
“Molti degli oggetti ispirati al cosmo che abbiamo fotografato e che ora si trovano in questo libro sono stati installati durante la corsa allo spazio della Guerra Fredda”, spiegano. L’utopia adulta del primato tecnologico si traduceva in un’esperienza concreta dello spazio e l’estetica cosmica permeava diversi settori della cultura materiale. Anche l’infanzia ne era coinvolta e i bambini sognavano di diventare cosmonauti salendo su scivoli-razzo e strutture-globo, trasformando l’ideologia in infrastruttura ludica.
Perdersi nei quartieri
“Il progetto è stato sviluppato nell’arco di diversi anni e ci ha portati a visitare numerose città, paesi e villaggi degli ex Paesi sovietici. Prima di partire abbiamo condotto ricerche approfondite e individuato una serie di siti.” Ma una parte essenziale del loro metodo resta l’esplorazione sul campo. “Il nostro processo lascia molto spazio alla scoperta. Ci piace prenderci il tempo di camminare nei quartieri residenziali, spesso lasciandoci guidare dal caso. È così che abbiamo scoperto molte delle strutture che sono poi entrate nel libro.” Alla ricerca preliminare si affianca quindi una pratica quasi erratica, fatta di deviazioni e soste non programmate. “Per completare la documentazione abbiamo collaborato anche con fotografi locali, incaricandoli di fotografare siti che non potevamo raggiungere personalmente e di offrire uno sguardo radicato nel contesto.”
“È stato interessante osservare che, sebbene molti playground fossero progettati secondo tipologie sovietiche standardizzate, esistono differenze significative tra i vari Paesi, anche perché gran parte delle attrezzature era prodotta localmente.” Nei Paesi baltici prevalgono forme geometriche: “piramidi, globi, strutture rettangolari per l’arrampicata e spalliere svedesi.” In Ucraina dominano le strutture a tema spaziale, “con navicelle, razzi e scivoli spesso umanizzati attraverso l’aggiunta di occhi e bocche.” Non mancano pezzi unici, come scivoli ispirati allo spazio ma anche a personaggi come Pinocchio o ai Viaggi di Gulliver.
In Asia Centrale, l’attenzione si è concentrata su Baikonur, in Kazakhstan, città simbolo del programma spaziale sovietico, dove “le strutture ispirate al cosmo sono particolarmente diffuse.” In Russia, accanto ai razzi, compaiono numerose strutture a forma di animale, soprattutto nelle regioni con forte tradizione agricola.
Gli abitanti dei quartieri hanno iniziato a raccontarci della loro infanzia e di come giocassero sugli stessi razzi e scivoli su cui più tardi hanno visto arrampicarsi i loro figli.
David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika)
Fare memoria
Oltre a documentare gli aspetti formali, il progetto intercetta anche una memoria generazionale. “Gli abitanti dei quartieri dove si trovano i playground hanno iniziato a raccontarci della loro infanzia e di come giocassero sugli stessi razzi, scivoli e strutture ‘globo’ su cui più tardi hanno visto arrampicarsi i loro figli.” “Si sono però lamentati della scarsa manutenzione delle attrezzature e del fatto che i loro nipoti non giocano più all’aperto ma preferiscono gli smartphone.” Molte strutture restano in uso nonostante “elementi in metallo duro o cemento grezzo che oggi solleverebbero probabilmente problemi di sicurezza.” Altre sono state rimosse o sostituite; alcune, più recentemente, distrutte.
“Le ultime fotografie che David ha scattato per Soviet Playgrounds sono state realizzate a Ternopil, appena due settimane prima dell’inizio dell’invasione russa”, racconta Martyna. “L’immagine mostra un bambino con una spada giocattolo davanti a uno scivolo a forma di razzo. Stava giocando con suo padre, che mi ha gentilmente invitato nel loro appartamento per un caffè e mi ha raccontato della vita nel quartiere Alyaska in cui vivevano.” Riguardando oggi il libro, spiegano, “quella fotografia appare come il documento di un momento preciso nel tempo. Anche se dalla pubblicazione nel 2022 sono passati solo pochi anni, il contesto è cambiato profondamente, ricordandoci quanto possano essere vulnerabili gli spazi condivisi, ma anche le abitudini e le vite che li circondano.”
Quella fotografia appare come il documento di un momento preciso nel tempo.
David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika)
Zupagrafika
Fondato nel 2012 a Poznań, Zupagrafika nasce come studio di graphic design e si evolve in casa editrice indipendente dedicata all’architettura modernista e brutalista del dopoguerra. “Fin dall’inizio abbiamo portato avanti progetti autonomi, creando cut-out illustrati e fotografando l’architettura modernista e brutalista del dopoguerra che ci affascinava. Eravamo particolarmente attratti dagli edifici che stavano scomparendo nella loro forma originale.”
“In fondo creiamo oggetti che vorremmo avere tra le mani: libri che non esistevano ancora ma che per noi erano necessari.” Gli edifici che documentano sono, nelle loro parole, “gli anti-eroi dell’architettura moderna”, capaci di incarnare “i sogni e gli ideali di un’epoca complessa e controversa.”
Foto: David Navarro e Martyna Sobecka (Zupagrafika).
© Zupagrafika.
Nel parco divertimenti “Space Town” a Ternopil, Ucraina.
© Zupagrafika.
Torre radar del marinaio, conosciuta come Diadia Stiopa (in ucraino “Signor Stephan”), eretta a metà degli anni Sessanta nel Parco Taras Shevchenko, vicino al lago di Ternopil, Ucraina.
© Zupagrafika.
Struttura di arrampicata a forma di globo davanti a un edificio prefabbricato a pannelli dei primi anni Settanta a Vilnius, Lituania.
Veduta interna del catalogo.
Veduta interna del catalogo.
Veduta interna del catalogo.
Veduta interna del catalogo.