Il 6 settembre 2018, la Corte Suprema indiana dichiara che la criminalizzazione dei rapporti omosessuali consensuali tra adulti è “incostituzionale, irrazionale, indifendibile e manifestamente arbitraria". È solo l’ultimo passo nel lungo processo, ancora in corso, per l’affermazione dei diritti della comunità LGBT in un paese storicamente non facile per chi ha un orientamento non eterosessuale. Ma già nel 2005 il governo indiano aveva introdotto nei formulari per la richiesta del passaporto la possibilità di barrare la casella E (eunuchi) oltre alle tradizionali M e F.  Tutta la cultura hindu è del resto pervasa dal dialogo costante tra principio maschile e femminile, anche all’interno dello stesso individuo, e la mescolanza di caratteri sintetizzata dall’indeterminatezza sessuale di numerose divinità si riflette, non solo concettualmente, sui riti e le arti, così come sulla vita quotidiana.  Negli ultimi anni però la comunità trans ha sentito il bisogno di acquisire un’identità ben distinta sia da quella LGB, socialmente più riconosciuta, sia da quella degli hijra, tradizionalmente più codificata. Trasferitosi a Calcutta tra il 2014 e il 2018, il fotografo romano Alessio Maximilian Schroder ha deciso di indagare il fenomeno attraverso la lente del suo banco ottico, chiedendo ai membri delle comunità trans e hijra di interpretare se stessi per dar voce alla propria individualità all’interno della coralità del movimento.  “The Shape of Self”, che diventerà presto un libro grazie alla campagna di crowdfunding su Ulele aperta da pochi giorni anche in Italia dall’editore Seipersei, è quindi il titolo molto azzeccato di un progetto che, lontano dalle tentazioni documentariste, si focalizza piuttosto sull’emancipazione del sé.  Grazie alla possibilità, peculiare della fotografia di ritratto posato, di scegliere il modo (e, in questo caso, il luogo) in cui rappresentarsi, gli hijra, le trans women, i trans men e i soggetti in transition fotografati da Schrorder diventano così protagonisti della loro storia attraverso uno sguardo che, diritto nell’obbiettivo, punta decisamente a un futuro più equo e dignitoso.