I 10 furti d’arte più clamorosi del nuovo millennio

Dal caso della Fondazione Magnani-Rocca ai colpi di Parigi, Dresda e Amsterdam: dieci furti del nuovo millennio raccontano perché l’arte non è mai al sicuro.

Pochi giorni fa, alla Fondazione Magnani-Rocca di Mamiano di Traversetolo, vicino Parma, sono spariti tre capolavori: un Renoir, un Cézanne e un Matisse. È l’ultimo episodio di una serie di furti che, negli ultimi anni, hanno riportato l’attenzione su una vulnerabilità tutt’altro che risolta. Le opere continuano a scomparire dai musei, e ogni volta le domande sono più o meno le stesse: come si porta via un capolavoro così riconoscibile? Com’è possibile aggirare controlli e allarmi? E che cosa succede dopo? Ogni caso ha una storia diversa, ma per provare a seguirne le tracce abbiamo rimesso in fila dieci furti nei musei del nuovo millennio che hanno fatto notizia in tutto il mondo.

Mamiano di Traversetolo, 2026: Renoir, Cézanne, Matisse

Il furto alla Fondazione Magnani-Rocca è il caso da cui partire, sia perché è l’ultimo in ordine di tempo, sia perché ha riportato subito il tema al centro del dibattito. Nella notte tra il 22 e il 23 marzo 2026 sono spariti Les Poissons di Renoir (1917), Tasse et plat de cerises di Cézanne (1890) e Odalisque sur la terrasse di Matisse (1922), tutte opere esposte nella Sala dei francesi, al primo piano della Villa dei Capolavori. Il colpo, secondo quanto emerso, è durato meno di tre minuti. Un quarto quadro è stato staccato dal muro ma abbandonato all’interno dell’edificio. Diverse testate stimano il bottino intorno ai 9 milioni di euro. Più della cifra, colpisce il bersaglio: quel Renoir rappresentava una presenza rara per una collezione aperta al pubblico in Italia.

Tiara di perle e diamanti dell’imperatrice Eugenia, Lemonnier, Galerie d’Apollon, Louvre. Fonte: Wikimedia Commons

Parigi, 2025: i gioielli della Galerie d’Apollon al Louvre

Tutto questo mentre in molti avevano ancora in mente il furto al Louvre del 19 ottobre 2025, quando quattro uomini travestiti da operai edili entrarono nella Galerie d’Apollon con una scala meccanica montata su un camion e portarono via otto pezzi dei Gioielli della Corona francese in meno di otto minuti. Secondo la procura il bottino valeva 88 milioni di euro. Il caso ebbe una risonanza internazionale immediata non solo per il valore del furto, ma perché a essere colpito era il museo più visitato del mondo, in piena mattinata e con i visitatori già dentro.

Leerdam, 2020: quel Frans Hals (rubato per la terza volta)

Nella notte del 26 agosto 2020, dal museo Hofje van Mevrouw van Aerden, nei Paesi Bassi, venne rubato Two Laughing Boys with a Mug of Beer di Frans Hals, un dipinto del 1626 stimato intorno ai 15-16 milioni di euro. Il museo, a differenza del Louvre, era chiuso per le restrizioni Covid. Il caso colpì soprattutto per un dettaglio: quello stesso quadro era già stato rubato dallo stesso museo nel 1988 e poi ancora nel 2011. Recuperato entrambe le volte, nel 2020 è sparito di nuovo e da allora risulta ancora disperso.

Frans Hals, Two Laughing Boys with a Mug of Beer, 1626. Olio su tela, 68 cm × 56.5 cm. Fonte: Wikimedia Commons.

Amsterdam, 2020: il Van Gogh del lockdown

Sempre nel 2020, dal Singer Laren sparì The Parsonage Garden at Nuenen in Spring (1884) di Vincent van Gogh, in prestito dal Groninger Museum. Anche qui il museo era chiuso per il lockdown pandemico. Il furto divenne così uno dei casi simbolo di quegli anni: un edificio vuoto, apparentemente più protetto, si rivelava invece vulnerabile. L’opera è stata poi recuperata.

Dresda, 2019: i gioielli del Green Vault

Il furto al Green Vault di Dresda è stato uno dei casi più clamorosi degli ultimi anni. Nel novembre 2019 venne rubata una serie di preziosi storici appartenenti alle collezioni dinastiche sassoni, in un solo colpo stimato intorno ai 113 milioni di euro. Negli anni successivi sono arrivate condanne, recuperi parziali e il ritorno in mostra di alcuni pezzi. A rendere il caso particolarmente grave non era solo il valore del bottino, ma il suo peso storico e simbolico: quei gioielli appartenevano a uno dei nuclei dinastici più celebri d’Europa.

Pieter Paul Rubens, Dama delle Licnidi, 1602. Olio su tela, 76 x 60 cm. Fonte: Wikimedia Commons

Verona, 2015: 17 dipinti da Castelvecchio

In Italia il precedente più noto del caso Magnani-Rocca resta il furto al Museo di Castelvecchio di Verona. Nel novembre 2015 dal museo civico veronese sparirono 17 dipinti, tra cui opere di Tintoretto, Mantegna e Rubens, in un colpo stimato intorno ai 15 milioni di euro. L’anno successivo le opere furono recuperate in Ucraina e riportate in Italia, ma il furto resta uno spartiacque nel dibattito italiano sulla sicurezza museale.

Rotterdam, 2012: sette dipinti dal Kunsthal

Nel 2012 vennero rubati sette dipinti, tra cui opere di Picasso, Monet, Gauguin, Matisse e Lucian Freud. La vicenda si aggravò quando emerse l’ipotesi che almeno una parte delle opere fosse stata distrutta.

Vincent Van Gogh, Poppy Flowers (conosciuto anche come Vase And Flowers e Vase with Viscaria), 1887. Olio su tela, 65 cm × 54 cm. Fonte: Wikimedia Commons.

Parigi, 2010: cinque opere da Picasso a Léger

E ancora, nel maggio 2010, dal Musée d’Art Moderne di Parigi sparirono cinque opere attribuite a Picasso, Matisse, Braque, Modigliani e Léger, in un colpo stimato intorno ai 100 milioni di euro.

Il Cairo, 2010: Ancora Van Gogh ma al Mahmoud Khalil Museum

Nello stesso anno, al Mahmoud Khalil Museum del Cairo, sparì il dipinto di Van Gogh noto come Poppy Flower (1887), valutato allora intorno ai 55 milioni di dollari. Se ogni furto d’arte apre due storie parallele, quella dei ladri e quella del museo, al Cairo la seconda emerse quasi subito: gravi carenze nei sistemi di sicurezza, molte telecamere fuori uso e i provvedimenti contro dirigenti e funzionari trasformarono il furto in un caso politico e amministrativo prima ancora che culturale.

Benvenuto Cellini, Saliera di Francesco I di Francia, 1540/1543. Ebano, oro, smalto, 26cm. Fonte: Wikimedia Commons - Rudolphous

Zurigo, 2008: quattro dipinti della Bührle Collection

Il furto alla Bührle Collection di Zurigo è uno dei casi più chiari di furto d’arte come azione violenta e frontale. Nel febbraio 2008 rapinatori armati entrarono nel museo e portarono via quattro dipinti di maestri dell’Ottocento, in un colpo da circa 164 milioni di dollari. Alcune opere furono recuperate quasi subito, altre solo anni dopo: Boy in a Red Waistcoat (1888/1890) di Cézanne riemerse in Serbia nel 2012.

Vienna, 2003: la Saliera di Cellini

Un altro grande caso fu il furto della Saliera (1540/1543) di Benvenuto Cellini, sottratta nel 2003 dal Kunsthistorisches Museum di Vienna. Capolavoro unico dell’oreficeria rinascimentale, era il bersaglio ideale: celebre, simbolico e relativamente facile da trasportare. Tornò in mostra solo anni dopo il recupero. Resta ancora oggi uno dei casi di furto più emblematici dei primi anni Duemila.

  • Paul Cézanne, Tasse et plat de cerises, 1890 circa. Matita e acquerello su carta, 38×49 cm. Fondazione Magnani-Rocca, Traversetolo.
  • Wikimedia Commons