E quella del 2006 non è stata l'unica scelta forte: l'edizione successiva ha infatti visto un intero piano della magnifica sede della Bienal, il MAM-SP, edificato da Oscar Niemeyer e Hélio Uchôa nel parco di Ibirapuera, restare completamente vuoto; di nuovo si trattava di una precisa scelta del curatore Ivo Mesquita che ha inteso così rispondere alla situazione del mondo dell'arte, messo sempre più alle strette tra tagli di bilancio e svuotamento di senso. Di contro, il ventinovesimo appuntamento, curato da Moacir dos Anjos e Agnaldo Farias è stato caratterizzato dall'ampia presenza di opere di tendenza e di grandi dimensione e si è contrassegnato per la rutilante spettacolarità.
Il discorso curatoriale chiaramente percepibile nell'edizione recentemente inauguratasi, la trentesima, è di segno antitetico. La curatela di quest'ultima edizione è stata affidata a Luis Pérez-Oramas affiancato da André Severo e Tobi Maier. Il titolo della mostra è "The Imminence of Poetics": non si tratta di un "tema", sottolinea Pérez-Oramas, ma solo di un "motivo"; intendendo per tema un contenuto e una tesi, e per "motivo" un pretesto, il punto di partenza per una serie di domande. In altri termini, spiega il curatore, non si sono invitati gli artisti a rappresentare o a illustrare un soggetto o un'idea, ma si desidera che le loro opere possano risuonare in autonomia. L'idea è dunque quella di un'arte sempre unica ed eccezionale, un'arte che "accade" e che ci sa cogliere di sorpresa; per questo la mostra si articola in un insieme di nicchie ognuna delle quali comprende nutriti nuclei di opere di un singolo artista; una serie di micropersonali, dunque, che si susseguono componendo una costellazione di mondi poetici. "Arcipelago" e "costellazione" sono concetti portanti individuati dai curatori.
Nella scelta di lasciare spazio a singole figure di artisti i curatori esprimono un raro rispetto per la ricerca artistica e consentono al visitatore di acquisire un notevole bagaglio di conoscenza.
