Provocatore e politicamente scorretto, l'artista algerino ha svestito per esempio una giovane donna musulmana e versato del latte su un viso di pelle nera. Nel 2006 ha portato a Parigi un gruppo di animali selvaggi (un cinghiale, un serpente e un leone) e li ha fotografati mentre camminavano sul marciapiedi di una via della capitale francese, rue Lemercier. Due anni dopo, nel 2008, nella video installazione Don't Trust me ha ritratto sei animali in un mattatoio, mentre venivano uccisi con un colpo di martello alla testa. "Le Ali di Dio", organizzata dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e curata da Francesco Bonami (dal 12 febbraio al 18 maggio), è la prima personale italiana dedicata al lavoro di questo artista controverso, ma molto amato dai galleristi contemporanei (come l'americano David Zwirner e il francese François Pinault), che ha lasciato il suo Paese a 23 anni, dopo l'assassinio del direttore della Scuola di Belle Arti dove studiava, e dopo avere vissuto in Francia oggi si è stabilito a New York. Video, fotografie, disegni, pittura, performance e installazioni, opere forti (dal punto di vista visivo ed emozionale) condannano gli eccessi di un sistema globalizzato e parlano senza mezzi termini di sessualità, razzismo, religione e politica. ES