Offerta Speciale: Abbonati a Domus e risparmia!

Le macerie possono diventare architettura? Cinque edifici che dicono di sì

Carta riciclata, villaggi demoliti, detriti post-sisma e container navali dismessi: cinque progetti mostrano come lo scarto possa trasformarsi in una risorsa progettuale, economica e culturale.

Ogni demolizione produce una montagna di materiali. Mattoni, travi, calcestruzzo, vetro: ciò che fino al giorno prima era architettura diventa improvvisamente un rifiuto. Catastrofi naturali, trasformazioni urbane e cicli edilizi sempre più brevi alimentano una quantità crescente di scarti destinati, nella maggior parte dei casi, a uscire dal ciclo costruttivo.

Eppure, ciò che viene scartato può diventare una risorsa. Riutilizzare significa lavorare con ciò che è già disponibile, riducendo il consumo di nuove materie prime e limitando l’impatto ambientale ed economico dello smaltimento. Una scelta spesso dettata dalla necessità prima ancora che da motivazioni ideologiche, ma che negli ultimi decenni ha assunto anche un significato progettuale e culturale sempre più ampio.

Nel tempo, l’architettura ha progressivamente ampliato il significato del riuso. Lo scarto ha smesso di essere soltanto una risposta a condizioni emergenziali per diventare una vera e propria materia di progetto. Il rifiuto non è più un residuo privo di valore, ma un materiale che conserva tracce di edifici, luoghi e comunità. In questa prospettiva, il riuso può assumere anche una funzione simbolica, trasformando frammenti del passato in elementi di una nuova costruzione. Ne è un esempio il Monte Stella di Piero Bottoni, realizzato con le macerie della Seconda guerra mondiale e divenuto uno dei simboli della rinascita di Milano.

Più recentemente, lo sviluppo tecnologico ha aperto nuove possibilità di recupero e trasformazione dei materiali grazie a processi sempre più sofisticati di selezione, lavorazione e reimpiego. In ambito urbano, la crisi abitativa, la pressione immobiliare e l’aumento dei costi di suolo e materie prime hanno ulteriormente incentivato la sperimentazione: dai container di Keetwonen, progettati da Tempohousing ad Amsterdam per rispondere alla carenza di alloggi studenteschi, agli interventi residenziali costruiti in larga parte con materiali recuperati, come Upcycle Studios o Resource Rows di Lendager a Copenaghen.

Lendager, Resource Rows, Copenhagen, Danimarca 2020. Foto Courtesy of Rasmus Hjortshøj

Naturalmente, il riciclo non è sempre la soluzione più virtuosa. Recuperare, selezionare, processare e adattare materiali esistenti può comportare un bilancio ambiguo in presenza di filiere lunghe, trattamenti energivori o prestazioni inferiori rispetto a quelle ottenibili con materiali nuovi. Diventa però un’opportunità quando l’architettura riesce a trasformare lo scarto da semplice compromesso a dispositivo tecnico, espressivo e culturale.

Le opere che seguono mostrano alcune delle possibili declinazioni di questo approccio. In alcuni casi il riuso nasce dall’urgenza di costruire con risorse limitate; in altri diventa una strategia per affrontare questioni ambientali, economiche o abitative. In altri ancora, i materiali recuperati conservano la memoria di eventi traumatici e processi di ricostruzione. Ciò che accomuna questi progetti è la capacità di attribuire una seconda vita a ciò che sembrava averla perduta, trasformando il vincolo in opportunità e lo scarto in architettura.

Prima ancora che una questione tecnica, il riuso diventa così un modo per ripensare il valore dei materiali e la durata delle cose in un’epoca segnata dal consumo rapido e dalla sostituzione continua.

Ultimi articoli di Architettura

Altri articoli di Domus

China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram