“In Cina lo avremmo demolito”: la lecture di Ma Yansong al Politecnico di Milano

Il guest editor 2026 di Domus porta al Politecnico una riflessione sull’architettura contemporanea, tra critica del costruito, natura e responsabilità sociale.

In occasione della Milano Design WeekDomus ha portato al Politecnico di Milano Ma Yansong, guest editor per il 2026, per una lectio magistralis che, più che una lezione accademica, è stata una presa di coscienza (e di posizione) sul futuro dell’architettura. “L’architettura non è architettura” esordisce Ma, con uno statement che stupisce solo chi non ha seguito “la sua Domus” dall’inizio di quest’anno. Di fatto, per l’archistar cinese a capo dello studio Mad, l’architettura è fantasia, natura, partecipazione, corpo, movimento e tutte le tematiche che saranno approfondite dalla rivista nei prossimi mesi. 

Lucas Museum of Narrative Art, Los Angeles, Usa 2014-2026 L’edificio dedicato alla narrazione visiva, e primo museo di Mad negli Stati Uniti, si staglia come una navicella spaziale di Star Wars sull’area una volta destinata a parcheggio dell'Exposition Park nel centro di Los Angeles, evocando nelle forme sinuose la coreografia delle nuvole mutanti nel cielo e l’orografia articolata della città. La modellazione formale si espande senza soluzione di continuità al paesaggio in un dialogo sinergico tra architettura e natura, dove il parco prefigura una narrativa articolata e avvincente al pari del museo. Il complesso su cinque piani comprende spazi espositivi, sale cinematografiche, una biblioteca, un bar e ristoranti, oltre a un'ampia terrazza panoramica.

Courtesy Mad Architects 

Lucas Museum of Narrative Art, Los Angeles, Usa 2014-2026

Courtesy Mad Architects 

Lucas Museum of Narrative Art, Los Angeles, Usa 2014-2026

Courtesy Mad Architects 

Shenzhen Bay Culture Park, Shenzhen, Cina 2018-2025 Situato nel cuore della “Silicon Valley cinese”, il progetto si estende su un terreno di 9,7 ettari e comprende il Museum of Craft and Design e il Museum of Life and Science, immersi in un ampio spazio verde pubblico al centro del lungomare di Houhai, nel distretto di Nanshan. L'intervento configura uno scenario surreale: macroscopiche costruzioni a forma di ciottoli come in un gigantesco giardino zen incastonato tra la città "high rise" da un lato e l'oceano dall'altro, offrendo un'esperienza immersiva, quasi onirica), tra artificio e natura, tra futurismo e tradizione.

Foto Zhu Yumeng

Shenzhen Bay Culture Park, Shenzhen, Cina 2018-2025

Foto Zhu Yumeng

Shenzhen Bay Culture Park, Shenzhen, Cina 2018-2025

Foto Zhu Yumeng

Fenix, Rotterdam, Paesi Bassi, 2018-2025 Il museo collocato a Katendrecht, storico quartiere portuale da cui partivano le tratte migratorie dall’Europa verso il Nuovo Mondo, occupa gli spazi di un vecchio magazzino anni ‘20 parzialmente distrutto da incendi e bombardamenti e “risorto dalle ceneri” (come una fenice, appunto) negli anni ’50 sotto forma di due edifici separati, Fenix I e Fenix II. Il progetto di Mad ha riguardato il rinnovamento di Fenix II, riletto nei caratteri tipologici di pregio e riconfigurato per ospitare gli spazi culturali, sociali ed espositivi del nuovo museo dell'immigrazione. Nella hall, una mastodontica e avviluppante doppia scala elicoidale alta 30 metri, interamente rivestita in pannelli di acciaio inox riflettente, che conduce dal piano terra alla copertura panoramica, rimanda ai flussi tortuosi delle migrazioni, sovrastando come un “Tornado” (questo il nome dell’opera, appunto) lo spazio esistente.

Foto Hufton+Crow

Fenix, Rotterdam, Paesi Bassi, 2018-2025

Foto Hufton+Crow

Fenix, Rotterdam, Paesi Bassi, 2018-2025

Foto 存在建筑

One River North, Denver, Usa 2019-2024 Il complesso polifunzionale di 16 piani – situato nella zona River North Art District, oggetto di una importante trasformazione da centro industriale a distretto culturale – richiama il territorio montuoso della zona con gole rocciose e vegetazione di diverse varietà, riproponendo l'immagine del “canyon”. La facciata principale, interamente vetrata, è squarciata da una profonda spaccatura come una ferita che, accennata al piano terra, si estende dal sesto al nono piano includendo circa 1200 mq di terrazze paesaggistiche e punti di osservazione e per poi restringersi in sommità e culminare sulla terrazza panoramica: un gesto che trascende il formalismo per veicolare un’idea più ampia di ripensamento dei luoghi dell’abitare high rise, non più come contenitori di cemento ma come ecosistemi integrati tra uomo e natura.

Foto Arch Exist

One River North, Denver, Usa 2019-2024

Foto Arch Exist

One River North, Denver, Usa 2019-2024

Foto Arch Exist

Yue Cheng Courtyard Kindergarten, Pechino, Cina 2017-2020 Situato sul sito di un tradizionale cortile siheyuan risalente al 1725, il progettto ristruttura e converte i fabbricati storici in un asilo per bambini dai due ai cinque anni e introduce un corpo di fabbrica ex novo che avviluppa completamente gli edifici storici, in una vivace narrativa di stratificazione urbana tra vecchio e nuovo. La nuova struttura incoraggia l’entusiasmo esplorativo tipico dell'infanzia: l’open space didattico punteggiato da cortili e scale che conducono sulla copertura con il parco giochi – di colore rosso-arancione in contrasto con i tetti scuri degli edifici storici – traduce in architettura l’attesa di avventura dei bambini offrendo loro la libertà di arrampicarsi sul tetto, a scoprire nuove prospettive.

Foto Hufton+Crow

Yue Cheng Courtyard Kindergarten, Pechino, Cina 2017-2020

Foto Hufton+Crow

Yue Cheng Courtyard Kindergarten, Pechino, Cina 2017-2020

Foto Hufton+Crow

Garden House, Los Angeles, Usa 2013-2020 Gardenhouse è un complesso residenziale a uso misto che sfida il ricorrente concetto di condominio standardizzato e anonimo, proponendo in piena città un’alternativa abitativa immersa nella natura che favorisce dinamiche di vicinato. Il progetto consiste in 18 unità residenziali di diverse tipologie abitative (monolocali, appartamenti, villette a schiera e ville) e spazi commerciali al piano terra, che formano un “villaggio” sviluppato a corte intorno ad uno spazio comune centrale. Volumi nitidi con tetto a falde e aperture irregolari evocano il ritmo delle colline di Los Angeles; esternamente una facciata a verde verticale, piantumata con specie autoctone resistenti alla siccità, crea sulla strada una quinta organica e animata, a schermatura dell’intimità domestica.

Foto Nic Lehoux

Garden House, Los Angeles, Usa 2013-2020

Foto Nic Lehoux

Garden House, Los Angeles, Usa 2013-2020

Foto Nic Lehoux

Kiyotsu Gorge Tunnel (Tunnel of Light), Tokamachi, Giappone 2018 Nel cuore di una regione spesso innevata dell’arcipelago, il progetto ha previsto la ristrutturazione e la valorizzazione di un vecchio tunnel turistico realizzato nel 1996 per consentire ai visitatori di apprezzare le vedute panoramiche su una delle più spettacolari gole del paese. L’installazione permanente “Tunnel of Light” configura diversi punti di osservazione e sosta lungo una tratta di 750 m, ispirandosi agli elementi naturali (fuoco, acqua, aria e terra) secondo un approccio minimale che, senza sovrapporsi al paesaggio naturale, conduce ad un’esperienza onirica del contesto, tra pareti d'acciaio inossidabile e pavimentazioni ricoperte da un velo d'acqua.

Foto Nacasa & Partners Inc

Kiyotsu Gorge Tunnel (Tunnel of Light), Tokamachi, Giappone 2018

Foto Nacasa & Partners Inc

Kiyotsu Gorge Tunnel (Tunnel of Light), Tokamachi, Giappone 2018

Foto Osamu Nakamura

Harbin Opera House, Harbin, Cina 2010-2015 Ad Harbin, nota come “capitale della musica” del nord della Cina, Mad ha progettato un Teatro dell’Opera che si intreccia intimamente allo scenario naturale in cui si situa. Il complesso, che ospita un palco principale per 1.600 posti e uno secondario per 400, si inserisce insieme ad altre istituzioni nell’”isola della cultura” di Harbin, sul fiume Songhua. Ispirandosi alle caratteristiche climatiche della zona gelida ed umida, la costruzione si pone come una montagna innevata erosa dal vento e dalla pioggia, dissolvendo il confine tra costruito e natura attraverso forme fluide e superfici evanescenti. All’esterno, il rivestimento di facciata in pannelli bianchi in alluminio alimenta giochi di riflessi luminosi mentre all’interno il “ghiaccio” si scioglie in atmosfere morbide ed avviluppanti plasmate dalle superfici ondulate in legno. 

Foto Hufton+Crow

Harbin Opera House, Harbin, Cina 2010-2015

Foto Hufton+Crow

Harbin Opera House, Harbin, Cina 2010-2015

Foto Adam Mork

Absolute Towers, Mississauga, Greater Toronto, Canada 2006-2012 A Mississauga, agglomerato ad ovest dell’area metropolitana di Toronto, le Absolute Towers sono caratterizzate da forme sinuose e scultoree, come plasmate dal vento, che rinnovano e arricchiscono di suggestione la tipologia spesso anonima del grattacielo. Le due torri residenziali si distinguono per la loro forma fluida e tortile per cui ogni piano ruota leggermente rispetto al precedente. I balconi continui avvolgono l’intero perimetro offrendo viste panoramiche a 360 gradi e consentendo alla costruzione di arretrare la facciata vetrata, in modo da enfatizzare i giochi chiaroscurali e la percezione di snellezza e dinamismo della composizione.

Foto Iwan Baan

Absolute Towers, Mississauga, Greater Toronto, Canada 2006-2012

Foto Iwan Baan

Absolute Towers, Mississauga, Greater Toronto, Canada 2006-2012

Foto Iwan Baan

Hutong Bubble 32 (2008-2009) e 218 (2015-2019), Pechino, Cina Hutong Bubble 32 è il primo prototipo realizzato nell’ambito della visione Pechino 2050, originariamente presentato alla Biennale di Architettura di Venezia del 2006. Il concept prevede lo sviluppo di interventi alla micro-scala e secondo una logica di replicabilità a rete per preservare gli storici quartieri di hutong a Pechino, caratterizzati da vicoli angusti e abitazioni tradizionali (generalmente prive di servizi igienici privati), sempre più frequentemente spazzati via dal ritmo edificatorio inesorabile della metropoli. La proposta persegue un approccio additivo e adattivo che non contempla demolizioni, ma che propone una soluzione funzionale e simbolicamente potente. In Hutong Bubble 32, la costruzione a forma di “bolla”, incastonata in un vecchio cortile, ospita servizi igienici e una scala che conduce ad una terrazza; nella Bubble 218, completata nel 2019, si aggiungono invece alla casa una scala e uno spazio di lavoro; la superficie liscia e riflettente si pone in acceso contrasto con le finiture materiche esistenti in legno e mattoni.

Foto Tian Fangfang

Hutong Bubble 32 (2008-2009) e 218 (2015-2019), Pechino, Cina

Foto Tian Fangfang

Hutong Bubble 32 (2008-2009) e 218 (2015-2019), Pechino, Cina

Foto Tian Fangfang

Fish Tank, Pechino 2004 Fish Tank è un acquario funzionante, esposto nel 2004 alla prima Biennale di Architettura di Pechino. Il concept propone una rilettura non convenzionale e provocatoria degli acquari standard, tracciando un parallelismo tra i confini spaziali angusti in cui sono costretti i pesci rossi e quelli delle celle abitative degli esseri umani, talvolta disumanizzanti e avulse dal mondo naturale. Il volume in resina è caratterizzato da una forma sinuosa e dinamicamente deformata scaturita dallo studio dei moti natatori dei suoi ospiti, scardinando la tradizionale visione antropocentrica e suggerendo la necessità di mettere in discussione i cubi generici prodotti in serie e, in senso lato, i paradigmi dell’estetica funzionalista erede del Moderno.

Courtesy Mad Architects 

Fish Tank, Pechino 2004

Courtesy Mad Architects 

Fish Tank, Pechino 2004

Courtesy Mad Architects 


Ma Yansong mette in discussione ciò che diamo per scontato. “Abbiamo studiato architettura per anni, ma forse è proprio questo il momento giusto per chiederci cosa sia davvero”. Per Ma, infatti, la disciplina non può più essere letta secondo le categorie tradizionali.

Non basta disegnare edifici: dobbiamo spiegare perché lo facciamo e a cosa serve.

Ma Yansong

Il lavoro editoriale con Domus nasce da questa esigenza. “Vogliamo aprire la conversazione, rendere questa professione meno chiusa”, spiega. Nei numeri curati da lui, l’architettura diventa di tutto, spostando il focus dall’oggetto costruito all’esperienza. “Non basta disegnare edifici: dobbiamo spiegare perché lo facciamo e a cosa serve”.

Il confronto con la Cina

Nel racconto di Ma, la Cina è il punto di partenza ma anche il termine di confronto. “Abbiamo costruito intere città in un anno”, commenta. Una crescita rapidissima che oggi si è fermata, lasciando spazio a una nuova consapevolezza: “vogliamo più natura e meno scatole di cemento, perché nelle città moderne manca il contatto con la natura”. Ed è mancato anche il contatto con le persone secondo Ma, tanto che oggi i giovani architetti sembrano non avere più grandi progetti. Devono lavorare su scala più piccola, capire come vivono le persone. 

La lecture di Ma Yansong al Politecnico di Milano

Qui non si tratta solo di sostenibilità, ma di un cambio di paradigma. “Le persone che vivono in città hanno perso questa connessione”, insiste, spiegando come il suo team cerchi di reinserire nei progetti l’elemento naturale non come decorazione, ma come parte integrante dell’esperienza architettonica.

Il caso Montparnasse

La Tour Montparnasse di Parigi è un edificio controverso, spesso percepito come un ecomostro estraneo al contesto urbano. Negli ultimi anni, Parigi ha lanciato una competition – vinta poi dallo studio di Renzo Piano – coinvolgendo alcuni dei più grandi studi di progettazione al mondo. “Quando l’ho visto, la prima cosa che ho pensato è stata che in Cina lo avremmo demolito”, dice Ma senza esitazioni. 

Una dichiarazione che strappa qualche sorriso nell’aula magna dell’edificio Trifoglio, ma che rivela anche una differenza culturale profonda. “Sarebbe stato più facile”, aggiunge, per poi spiegare che – fortunatamente - in Europa il tema della conservazione impone strategie diverse.


La sua proposta non cancella l’edificio ma lo trasforma attraverso un’illusione ottica, e in lontananza la Tour Eiffel si vede replicata sulla Tour Montparnasse, ma a testa in giù: “abbiamo usato il riflesso per farla scomparire nel cielo”, mettendo così in discussione l’idea stessa di grattacielo. “Non è solo una questione estetica”, precisa, “ma una domanda importante: perché continuiamo a costruire in altezza?”.

Oltre l’oggetto architettonico

Questa tensione tra critica e progetto attraversa tutta la sua pratica. Nei lavori presentati - dalle Absolute Towers al museo Fenix di Rotterdam - l’architettura tende a dissolversi, a farsi paesaggio, costruito e naturale. “Non voglio realizzare oggetti isolati”, afferma, “ma creare relazioni”.

La copertina di Domus 1111, aprile 2026

È qui che si legge un riferimento costante alla cultura cinese più ancestrale. “Nella tradizione, natura e architettura non sono separate”, spiega. “Le montagne non sono (solo) montagne, l’acqua non è (solo) acqua”. 

Abbiamo studiato architettura per anni, ma forse è proprio questo il momento giusto per chiederci cosa sia davvero.

Ma Yansong

E allo stesso modo, Ma rimette in discussione anche il ruolo dell’architetto, convinto che abbia “molte più responsabilità di prima” ma allo stesso tempo che “l’architettura non è più così influente”, facendo riferimento alla perdita di centralità a livello culturale della disciplina. Ed è anche questo, secondo l’architetto, il motivo per cui sforzarsi di essere più aperti, più connessi alle vite delle persone che ci circondano. 

La lecture di Ma Yansong al Politecnico di Milano

“Qual è l’architettura di domani?” chiede sul finale ai presenti. Nessuno ha potuto dare una risposta, nemmeno lui stesso, ma la direzione del suo studio è chiara: “dobbiamo ascoltare di più, capire i bisogni, creare qualcosa che risponda davvero” alle necessità delle persone e della terra.