Come si ridisegna un Norman Foster? L’Helmet di Londra sta cambiando faccia

Progettata nei primi anni Duemila, la City Hall firmata Foster + Partners appartiene a quella stagione in cui l’architettura ambiva soprattutto a essere monumentale. Oggi l’edificio è al centro di una riqualificazione guidata da Gensler che ne espande la base e ne riscrive, in modo sostanziale, il programma.

I primi anni Duemila sono stati il decennio degli edifici-manifesto. A Londra girava la ruota panoramica del London Eye, progettata da Marks Barfield Architects e inaugurata nel 2000 come installazione temporanea, poi rimasta a incarnare l’ottimismo del nuovo millennio e una certa fiducia nell’audacia ingegneristica. Poco dopo sarebbe arrivato il 20 Fenchurch Street di Rafael Viñoly — detto “Walkie Talkie” — mentre nel 2002 il 30 St Mary Axe di Foster, il celebre Gherkin, compariva in una City allora molto meno affollata. Dall’altra parte rispetto al Tamigi, di lì a qualche anno, si sarebbe innalzato anche lo Shard di Renzo Piano.

Non era solo Londra. La stagione produceva icone in serie: la Città delle Arti e delle Scienze di Calatrava trasformava Valencia in un teatro permanente; il Maxxi di Zaha Hadid a Roma spingeva l’architettura museale verso una nuova intensità plastica. A Dubai, il Burj Al Arab di Tom Wright suggeriva che l’hotellerie di lusso potesse assumere la forma di una gigantesca vela, e a Los Angeles le superfici metalliche del Walt Disney Concert Hall di Frank Gehry nel 2003 chiudevano il cerchio di un’epoca che non aveva paura del gesto.

Foster + Partners, City Hall di Londra, Regno Unito, 1998 - 2002. Foto Dennis Gilbert

È in questo clima che nasce la City Hall londinese di Foster + Partners, oggi 110 The Queen’s Walk. Fin dall’inizio l’edificio si è portato dietro una piccola collezione di soprannomi — “cipolla”, “casco”, perfino “gonade di vetro” — tutti tentativi di addomesticare una forma volutamente instabile, inclinata, bulbosa. Alta circa 45 metri e articolata su dieci piani, la City Hall era dominata internamente da un grande atrio elicoidale: una promenade ascendente che non nascondeva il debito con il Guggenheim newyorkese.

All’epoca, un gesto così esplicito era perfettamente coerente con il mandato dell’edificio. La sede della Greater London Authority, istituita nel 2000, doveva essere visibile, riconoscibile, persino didattica nella sua trasparenza. Una certa dose di monumentalità — e anche di spazio sottoutilizzato — faceva parte del programma. 

Ristrutturazione e rivitalizzazione da parte di Gensler dell'edificio sfitto al numero 110 di The Queen's Walk, precedentemente noto come City Hall. Per gentile concessione di Gensler

Oggi lo scenario è cambiato. Dopo l’uscita della Gla e circa quattro anni di vuoto, l’edificio è entrato in una nuova fase: la riqualificazione promossa da St Martins Property Investments Limited, proprietaria del masterplan di More London. Il progetto, approvato dal Southwark Council nel 2024, è guidato da Gensler con Lda Design per il paesaggio e Waterman per l’ingegneria.  L’intervento agisce prima di tutto sull’involucro. La facciata vetrata originale — attualmente in smontaggio sotto gli occhi dei passanti — verrà sostituita da un sistema più performante dal punto di vista energetico. Ma la trasformazione più evidente riguarda il profilo complessivo: la base dell’edificio si espande e l’“Helmet” perde parte della sua tensione inclinata per avvicinarsi a una figura più piena, quasi un tea cosy, un copriteiera sovradimensionato. L’obiettivo è recuperare superficie utile. 

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners

Foster + Partners, City Hall London, Uk, 1998 - 2002

Credit: Nigel Young, Foster + Partners


Anche il programma cambia radicalmente. Gli uffici occuperanno i livelli superiori, mentre il piano terra si aprirà a retail, ristorazione e servizi. Si parla di “destinazione mista orientata al futuro”, capace di generare occupazione e attrarre flussi. Nella relazione di progetto, Gensler elenca principi ormai ricorrenti: riuso, circolarità dei materiali, progettazione passiva, biodiversità, inclusività.

Foster + Partners, Municipio di Londra, Regno Unito, 1998 - 2002, Credit: Nigel Young, Foster + Partners

I rendering restituiscono un oggetto più tondeggiante e levigato dell’originale. Il verde — presenza ormai quasi obbligata in ogni operazione di retrofit — scivola lungo terrazze e balconi piantumati, in una versione che ricorda, per semplificazione, il Bosco Verticale di Milano. È l’estetica corrente della rigenerazione: più mix funzionale, più superficie, più vegetazione.

Sono finiti i tempi in cui un edificio simbolo serviva a una sola funzione — e forse era inevitabile. Dal punto di vista del carbonio operativo, infatti, concentrare più usi in un unico organismo è meno “colpevole” che destinare emissioni a spazi monofunzionali. Allo stesso modo, il privilegio di atri monumentali e scale scenografiche fatica oggi a giustificarsi dentro un futuro a basse emissioni. L’architettura contemporanea deve ridurre il proprio budget di carbonio — e spesso questo coincide, inevitabilmente, con la massimizzazione delle superfici e dei profitti.

Il vantaggio è quello di una città meno esibita e più democratica. Lo svantaggio è che la messa a norma energetica coincide spesso come in questo caso con una progressiva attenuazione dell’identità formale degli edifici. Quella dell’oggi è una trasformazione pragmatica, perfettamente allineata a un’epoca più cauta e più polifonica — ma che difficilmente produrrà edifici capaci di meritarsi, nel bene o nel male, un soprannome.  

Immagine di apertura: la riqualificazione e rivitalizzazione del edificio vuoto al 110 The Queen’s Walk, noto come City Hall. Courtesy Gensler