Roma 2025

Giovanni Caudo, urbanista ed ex assessore alla Trasformazione Urbana, racconta a Domus l’indagine Roma 2025 che prova a definire una nuova mappa della città metropolitana e a capire quali sono le parole chiave con cui indirizzare la stagione urbanistica di Roma nei prossimi 10 anni.

Roma 2025
Al MAXXI, oramai luogo istituzionale deputato a rappresentare  l’architettura contemporanea a Roma, si è da poco conclusa la mostra “Roma 2025. Nuovi cicli di vita della metropoli ”. L’abbiamo visitata con l’architetto Giovanni Caudo, docente di urbanistica e assessore alla Trasformazione Urbana dell’ultima giunta capitolina, uno dei promotori del workshop internazionale i cui esiti sono l’oggetto della mostra e del catalogo curato da Pippo Ciorra, Piero Ostilio Rossi e Francesco Garofalo ed edito da Quodlibet.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Capire quali sono le parole chiave con cui indirizzare la stagione urbanistica di Roma nei prossimi 10 anni. Questo, secondo Caudo, è stato l’obiettivo principale del workshop, promosso dall’assessorato alla Trasformazione Urbana. La ricerca è stata sviluppata a due livelli: uno “politico e amministrativo”, attraverso un’attività quotidiana di ascolto “dal basso”, con il coinvolgimento dei municipi, delle associazioni e dei comitati nel territorio romano; la seconda, sollecitando la riflessioni e le visioni su Roma “prossima” di 25 scuole di architettura – 12 italiane e 13 straniere – invitate a partecipare all’inizio dello scorso anno, quando il laboratorio di ricerca Roma 20-25 è stato promosso. Con un orizzonte temporale dei prossimi dieci anni, che porterà al Giubileo del 2025,  il progetto, delineato a partire dal programma del comitato scientifico, prova a definire una nuova mappa della città metropolitana.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Il territorio di Roma è stato diviso in una griglia di 25 quadrati aventi lato di 10 km: il centro di questo quadrilatero è l’area del Palatino, orientato secondo la linea di costa. A ogni università è stato assegnato uno dei 25 quadrati, e in un tassello di 1 kmq all’interno di essi è stato svolto il singolo esercizio progettuale.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
La mostra e il catalogo rappresentano una prima “visione” formalizzata su Roma futura, che mancava da qualche anno, in cui i termini di un lessico per lo più “inaccessibile” ai cittadini, proprio delle tecniche pianificatorie e del vocabolario urbanistico, sono superati dal tentativo di definire nuove parole chiave per il progetto di trasformazione della città di Roma e del suo ambiente costruito. “Il tentativo, attraverso le visioni da parte delle singole scuole coinvolte”, spiega Caudo “è stato quello di trovare le parole per rimettere in moto un meccanismo che consentisse nel 2018, alla ‘naturale’ conclusione della amministrazione, a distanza di 10 anni dall’approvazione del piano regolatore, di rinnovare il linguaggio per indirizzare  la trasformazione della metropoli”. Le risposte elaborate dalle scuole e visibili nei 25 allestimenti della mostra, presentano punti di vista differenti, ma in cui sono riconoscibili alcuni chiari denominatori comuni: un condiviso riconoscimento del valore delle componenti ambientali – non esclusivamente in chiave ecologica – della trasformazione del territorio; il riconoscimento della città come territorio, una ricorrente domanda di “prossimità” dell’habitat urbano, lo studio dei rapporto con il metabolismo del suolo con la sua ricchezza di caratteri biofisici e ambientali che condiziona i modi insediativi e produttivi.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Alcune osservazioni sulla mostra e sulle scelte metodologiche fatte. Che una pubblica amministrazione lavori sui temi urbani con le scuole di architettura è una scelta del tutto condivisibile e l’unica che consenta di sollecitare posizioni e contenuti di natura teorica, oltre che operativi, al di là del mero realismo con cui l’amministrazione si deve confrontare quotidianamente. Questa direzione va rinforzata con risorse e tempi di elaborazione adeguati.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Sul piano metodologico, viceversa, la riduzione del territorio romano in una griglia cartesiana di 25 quadrati di 10 km di lato, al di là dei singoli confini amministrativi, risulta come  una divisione ‘strumentale’ del paesaggio della città in  altrettanti ‘quadranti’ generici, più utile ad assegnare le singole aree degli esercizi progettuali  alle scuole partecipanti che a cercare di affermare un presupposto teorico. È una chiara intenzione di razionalizzazione e consapevole rinuncia programmatica a disegnare perimetri o margini, confrontandosi con una maglia dimensionale – quasi da IGM – e non con la complessità delle molteplici tracce biofisiche e antropiche che costituiscono le forme della città; ma nella programmatica “divisione” dei compiti, appare evidente, come lo stesso Caudo ha sottolineato, la mancanza, di una successiva una attività di ‘ricomposizione’ delle singole esperienze che restituisca una unitarietà del lavoro. 
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Il rimando a “Roma Interrotta” del 1978 sembra essere non tanto un riferimento culturale trasferito sulla scala territoriale, quanto a un’attività di ricerca concentrata in un arco temporale breve e in attesa di un suo completamento. Infondo proprio l’attività propria  del workshop, si caratterizza per costruire una massa di lavoro “grigio”, non finito, ma  in progress, che invece nell’allestimento volutamente compiuto e bien fait della mostra è difficile cogliere; prevale invece l’esigenza di presentare un lavoro “finito”, anche nella sua “perimetrazione” rigida e nel mosaico del tappeto di ingresso, in cui, di Roma, si percepisce prima di tutto un’astratta riduzione ad una griglia che  restituisce esclusivamente il dato dimensionale del territorio romano. Le singole sperimentazioni delle scuole, invece, pure nel rigido confine dimensionale, cui spesso non corrisponde – volutamente – un territorio omogeneo per caratteri urbani territoriali o paesistici, mostrano invece, nella diversità, delle singole esperienze, interessanti e ricorrenti temi di riflessione: la relazione tra il sistema antropico disomogeneo con cui Roma si trasforma e il suo supporto con il supporto biofisico del suolo, il paesaggio in cui le componenti naturali e il loro metabolismo rappresentano una risorsa comunemente individuata.
Roma 2025
Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI
Da questa lettura, neppure il grande anello viario del Grande Raccordo Anulare sembra più quell’elemento strutturante capace di contenere l’espansione formale e informale della città delle cubature ‘liberate’ dal piano regolatore; Roma è una città-territorio, al di là di un disegno, un territorio abitato, con una molteplicità (7–8 entità urbane di 100–150 mila abitanti) di insediamenti territoriali dotati di una propria potenziale autonomia insediativa sociale economica.
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Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI

Secondo Caudo, la griglia consente di riconoscere Roma in ciascuno dei quadranti, nella molteplicità di condizioni topografiche e di paesaggio differenti, al di là di indicazioni definite a monte. Ciò che tiene insieme le differenze è infatti il suolo, non più oggi romantico “agro romano”, ma – con le sue complessità ecosistemiche, fisiche, antropiche ed ecologiche e del regime proprietario – unico elemento capace di mettere in moto i suoi potenziali cicli produttivi, nella molteplicità di forme di abitare, dall’estensivo all’intensivo. La domanda aperta è se i cittadini siano in grado (o siano interessati) a riconoscere questa complessa risorsa.

Altre capitali hanno adottato diverse scelte di metodo. A Parigi, nel 2007, Sarkozy chiese a un’equipe di 10 architetti (6 francesi e 4 stranieri) una riflessione aperta e non limitata sulla trasformazioni di una Grand Paris e mobilitò una serie di specialisti del territorio, di sociologi e geografi per cercare di capire come poteva essere nella sua interezza la Parigi del futuro, attraverso visioni complessive.

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Vista della mostra “Roma 2025” al MAXXI, Roma. Photo Musacchio Ianniello. Courtesy of Fondazione MAXXI

A Londra, il piano di crescita per i prossimi venti anni (The London Plan) – caso unico di città europea ancora in espansione – è stato dagli amministratori spiegato con tre concetti semplici: Londra cresce, prevalentemente verso nord-est; Londra non si espande oltre la sua green belt; l’espansione avviene solo in aree ritenute strategiche, dove il sistema dei trasporti è strutturato.

Roma ha iniziato un percorso differente e forse più complesso, comunque meno decifrabile, in cui il tema dello sviluppo urbano – non più crescita – può essere superato dall’obiettivo di un risarcimento non conservativo del paesaggio, ma in cui le singole tessere attendono una possibile ricomposizione del mosaico.

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