Le Corbusier su misura

La mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi, rimette il fattore umano al centro dell’opera del maestro svizzero: il corpo nello spazio, la percezione e la sensazione appaiono punti essenziali nell’evoluzione della sua opera.

Dai massicci del Giura svizzero alle sponde mediterranee di Roquebrune-Cap-Martin, Charles Edouard Jeanneret, noto come Le Corbusier, spaziò in numerosi territori: dall’iniziatico “Viaggio d’Oriente” alle lontane pianure indiane del Punjab.

Di ognuno di questi territori e della rispettiva architettura Le Corbusier ha preso le misure, disegnandone e analizzandone accuratamente la composizione. Nella sua concezione l’architetto crede che la geometria semplifichi la lettura e si fondi sulla ricerca dei tracés régulateurs. Rendendo il proprio corpo partecipe dello spazio, Le Corbusier svela così le regole d’armonia nascoste dei rapporti proporzionali matematici.

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

In questo spirito la mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, aperta al Centre Pompidou di Parigi, “intende rimettere il fattore umano al centro della sua opera”, dove l’uomo, il corpo nello spazio, la percezione e la sensazione appaiono punti essenziali nell’evoluzione dell’opera dell’architetto. Immaginiamo Le Corbusier, nel suo Viaggio d’Oriente, che legge Platone di fronte al Partenone: “L’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono; di quelle che non sono in quanto non sono” (Protagora). Un’interpretazione razionalista di questa frase appare come un elogio della ragione umana. La stessa ragione che spingerà Le Corbusier a depurare la sua opera proponendo un nuovo linguaggio architettonico. Per tutto l’arco della vita, la sua ricerca architettonica si fonderà sui suoi stessi lavori di pittura e scultura.

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

Nel 1918, insieme con il pittore Amédée Ozenfant, scrive il manifesto del movimento purista. I quadri sono nature morte che raffigurano oggetti banali della vita quotidiana, ma preventivamente ‘resi architettonici’ tramite dei tracés régulateurs. “Il purismo sperimenta un’arte fatta di costanti plastiche che sfuggono alle convenzioni…”

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

Fondando poi la rivista d’estetica L’Esprit Nouveau, ispirata a una conferenza di Guillaume Apollinaire, Le Corbusier e Amédée Ozenfant riprendono “l’idea di un’arte come sintesi dei fenomeni visivi, plastici e acustici creata dal mondo nuovo”.

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

Per l’architetto queste riflessioni di materializzeranno nella realizzazione del Padiglione dell’Esprit Nouveau, presentato all’Exposition des arts décoratifs et industriels modernes del 1925. Prototipo di una nuova estetica votata all’abitare moderno e soprattutto ai progetti di immeuble-villa, la ‘cellula’ abitativa appare un laboratorio di espressione nuova, che rispecchia un’estetica scientifica in cui tutto è soggetto a misura, a scala umana, in cui l’arredamento è variabile e si adatta ai movimenti del corpo. L’architetto si fonda sulle regole di proporzione dettate dal Modulor, sistema di proporzioni fondato sulla sezione aurea e sul profilo d’un uomo alto 1 metro e 83 centimetri, che riprende il processo d’accrescimento naturale e matematico materializzato dalla serie di Fibonacci, in cui ogni numero è la somma dei due precedenti.

Il Government Museum and Art Gallery di Chandigarh progettato da Le Corbusier

Il ritmo e il movimento percepito dal corpo sono partecipi di questa nuova estetica dello spazio, in cui si uniscono spazio ‘pittorico’ e spazio dell’‘abitare’. Nell’intento di proporre nuovi complementi per queste case e di prendere le distanze dalla decorazione Art Déco, Le Corbusier e Pierre Jeanneret associano  alle loro ricerche Charlotte Perriand. Questi nuovi arredi di tubo metallico montato su molle si adattano al corpo, che se ne appropria liberamente. Charlotte Perriand elabora studi di ergonomia riguardanti le varie posizioni del corpo, fino a rendere il mobile anch’esso mobile, come nell’ormai celebre chaise longue oscillante. La poltrona LC3, benché di ridotte dimensioni si propone come estremamente comoda.

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

Il percorso della mostra propone un seguito di temi con una ricchezza di documentazione che rispecchia la condizione di ricerca creativa permanente condotta sotto la direzione di Le Corbusier: disegni, modelli, fotografie, sculture, dipinti, oggetti, testi, film e libri. Una produzione torrenziale: “Le Corbusier fu un maestro dell’esposizione, per non dire dell’esibizione, che si trattasse di organizzare padiglioni espositivi […] o di realizzare in proprio una manifestazione celebrativa della sua opera personale”, e ne sono testimonianza le numerose opere in cui le teorie sono illustrate in copertina.

Vista della mostra “Le Corbusier, Mesures de l’homme”, al Centre Pompidou di Parigi

Contemporaneamente scenografo e uomo di comunicazione, Le Corbusier controllò perfettamente la propria immagine con l’aiuto di Lucien Hervé, assunto in qualità di fotografo personale. Nel 1952 costruisce a Roquebrune-Cap-Martin, in un idilliaco scenario mediterraneo, un minuscolo ‘capanno’ di legno di 15 metri quadrati, realizzato secondo i principi del Modulor, in cui continuerà a pensare e a disegnare senza tregua nuovi progetti, a un semplice tavolo di legno di fronte al mare. Il Mediterraneo, che a lungo lo ispirò e che il 27 agosto 1965 se lo portò via.

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La tomba di Le Corbusier a Roquebrune-Cap-Martin. Photo Jean-Michel Landecy


fino al 3 agosto 2015
Le Corbusier. Mesures de l’homme
Centre Pompidou, Parigi