AAU Anastas: Stonesourcing Space

A Betlemme, il padiglione sperimentale in pietra di Yousef Anastas adatta le tecniche costruttive tradizionali alle esigenze di resistenza proprie dello spazio pubblico palestinese.

Uno dei tanti doni con i quali la città di Betlemme è stata benedetta è senza dubbio la pietra. Risorsa utilizzata da tempo immemorabile per costruire abitazioni capaci di resistere a qualsiasi tempesta, la pietra è un elemento fondamentale del modo di vivere palestinese.

Il padiglione lapideo costruito da Yousef Anastas intende mostrare tecnologie costruttive innovative, mescolando l’uso di materiali tradizionali e sofisticazioni tecnologiche. Per l’esposizione di tale contaminazione non esiste luogo migliore della Piazza della Natività, lo spazio in cui si incontrano pubblico e privato e dove l’anima tradizionale della Palestina espone il suo volto più contemporaneo. Il padiglione è un’interpretazione del tradizionale mountar palestinese, rifugio campagna diffuso in tutto il Paese. Pur intendendo salvaguardare il paesaggio e condannando lo sviluppo estensivo della città, obiettivo dell’intervento è quello di fornire una risposta alla necessità di consumo di suolo in tempo di guerra e all’esigenza di esaltare la proprietà come atto di resistenza all’esproprio.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme

L’uso della pietra fa riferimento alla storia delle città palestinesi, dove questo materiale è ampiamente disponibile e può godere di un avanzato know-how locale. Storicamente, le città sono sorte in maniera autogestita intorno a un nucleo densamente abitato, con edifici dalle spesse murature portanti che sfruttano al meglio le proprietà di inerzia termica della pietra per regolare la temperatura interna. Con l’avvento dell’Impero Ottomano, portatore di un complesso apparato burocratico, è stata introdotta una autorità urbana che ha trasformato l’uso della pietra come materiale costruttivo da scelta naturale a imposizione per qualsiasi architettura.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme

Questa legge è ancora applicata nonostante, nel frattempo, il mondo delle costruzioni abbia visto una grande diffusione del cemento armato: oggi viene solitamente realizzata uno scheletro strutturale in cemento armato, nascosto da un rivestimento superficiale in pietra per soddisfare una legge di fatto obsoleta. Tutto ciò ha portato alla produzione di blocchi standardizzati di 2, 3 o 5 cm e a una progressiva scomparsa del sofisticato know-how relativo all’uso della pietra come materiale dalle elevate performance strutturali e di inerzia termica. La maggior parte degli edifici palestinesi contemporanei si caratterizza così per l’uso di un’unica tecnica costruttiva, nascosta poi da vari decori superficiali. Il padiglione ha l’ambizione di indagare questa antica tecnologia, presentando la pietra come materiale economico e innovativo e sfruttandone al meglio le proprietà fisiche.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme

Lo spazio pubblico palestinese, proprietà comune a cui tutti devono avere accesso, è in crisi: la situazione di stallo del potere politico e l'occupazione dei territori ha portato ad una perdita totale di fiducia nello spazio collettivo, con autorità politiche e locali non più in grado di garantire il diritto del popolo ad occupare la scena pubblica. Con il crescente consumo di suolo l’unica alternativa possibile è la costruzione negli spazi vuoti, in modo da fornire "fatti compiuti" che sfidano la costante minaccia di esproprio. La proprietà privata è così diventata l’unica garanzia di proteggere la propria terra, anche se il rischio è quello di rovinare il paesaggio e l’impianto urbanistico della città.

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Si tratta, ovviamente, di un prezzo che i palestinesi sono disposti a pagare. Tuttavia, l’importanza dello spazio pubblico è apparsa chiaramente durante le recenti rivoluzioni della primavera araba: esso sarà sempre il punto cruciale del progresso e dell’innovazione, che non appartiene a nessuno e dal quale emerge ciò che è accessibile a tutti, una trascrizione urbana di quello che nel linguaggio informatico viene definito open source. In quanto luogo dove sono possibili l’espressione, il dibattito e l’innovazione, lo spazio pubblico è al tempo stesso luogo di incontro del contro-potere e legante necessario del senso di Stato.
Questo il contesto nel quale il padiglione si inserisce come installazione in Piazza della Natività, promuovendone un nuovo uso.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme

Dal tessuto urbano ai sistemi sociali, passando per le tipologie abitative, la storia della città è stata costruita sul rapporto con la natura con un nucleo molto denso, gestito in maniera autonoma dai suoi abitanti, circondato da vaste distese di campagna, punteggiate dai mountar in pietra, di forma rotonda o quadrata: rifugi di campagna di proprietà del latifondista, pressoché privi di aperture, le cui pareti spesse consentono di mantenere freschi gli interni.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme

I mountar sono utilizzati anche per marcare il territorio e segnalarne la proprietà. Sfortunatamente, oggi, l’impianto urbanistico della città palestinese è molto più confuso, segnato dal limite fisico del muro, orizzonte visivo della diffusione urbana; inoltre, per proteggere la propria terra, si deve dimostrare che è abitata. Il riempimento urbano dell’enclave può quindi essere letto come reazione naturale che ha trasformato le citta palestinesi in tessuti urbani diffusi e quasi casuali, dove la scala domestica tende a scomparire, così come il limite tra pubblico e privato.

AAU Anastas, Stonesourcing Space, Betlemme
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Programma
: padiglione temporaneo
Area: 8 mq
Architetto: Yousef Anastas
Cliente: AAU Anastas
Completamento: Settembre 2013