UFO Story

La mostra curata da Stefano Pezzato al Centro Pecci per l'arte contemporanea rivolge la sua attenzione al gruppo radicale più ironico e dirompente, fondato a Firenze nel '67: gli UFO.

"UFO Story. Dall'architettura radicale al design globale" è il titolo della mostra, curata da Stefano Pezzato al Centro Pecci per l'arte contemporanea, uno spazio che si è ritagliato da qualche anno un ruolo importante sull'architettura radicale italiana, presente nella sua collezione storica. Collezione che comprende straordinari lavori di Piero Gilardi, Giuseppe Chiari, Emilio Isgrò, Mauro Staccioli, Gilberto Zorio, Vito Acconci e molti altri protagonisti del contesto nazionale ed internazionale. Altalenante e contraddittoria appare, invece, la curatela del contemporaneo che mischia esposizioni di artisti figurativi e non, senza dimostrare una seria e approfondita ricerca teorica. Così accade che il Pecci, aperto nel 1988, secondo solo al Castello di Rivoli, non riesce a conquistare una dimensione internazionale attraverso esposizioni che consentano al grande pubblico del contemporaneo di "invadere" la cittadina toscana. Una riflessione seria in questo senso andrebbe fatta anche alla luce del ritardo nella consegna del progetto di ampliamento, realizzato dall'olandese Maurice Nio, già un reperto archeologico ferroso di se stesso che non rappresenta certo un bel segnale. Nonostante questa difficoltà gestionale, spicca la sua attitudine come unico museo italiano a occuparsi dell'architettura radicale, seguendo le orme del Centre Pompidou, diretto da Frederic Migayrou, e del FRAC-Centre guidato da Marie Ange Brayer.

Finalmente, dopo le mostre dedicate ai Superstudio, nella sede milanese del Museo con la ricostruzione dell'ambiente realizzato per la mostra del '72 al MoMA ("Italy: the new domestic landscape"), e la recente "Superstudio Backstage", con le fotografie di Cristiano Toraldo di Francia, affiancate da altri lavori della collezione, il Pecci si dedica al gruppo radicale più ironico e dirompente: gli UFO. Fondato a Firenze nel '67 da Carlo Bachi, Sandro Gioli, Lapo Binazzi, Riccardo Foresi, Titti Maschietto, Patrizia Cammeo, ha adottato fin dall'inizio un atteggiamento dissacratorio e ironico nei confronti delle abitudini borghesi, differentemente da altri gruppi, che borghesi lo erano realmente. Capitanati da Lapo Binazzi hanno assunto la semiologia teorizzata in quegli anni da Eco, docente di Decorazione alla Facoltà di Architettura di Firenze, come elemento fondante delle azioni nello spazio pubblico. È proprio lo spazio pubblico, la piazza, che diventa un luogo importante per le performance del gruppo fiorentino. Gli UFO sperimentano nel contesto urbano di Firenze, città in cui la presenza della storia è soffocante ma allo stesso tempo stimolante per confrontarsi con il monumentalismo delle architetture rinascimentali.

In apertura: UFO, letto Formaggio, gommapiuma dipinta (complementi d’arredo per la boutique Mago di Oz, Viareggio, replica del 2000). Qui sopra: vista della mostra "UFO Story" al Centro Pecci per l'Arte Contemporanea di Prato. Photo Ivan D'Alì

"Con l'occupazione di San Clemente (gennaio 1968) ha inizio la serie degli Urboeffimeri – scrive lo storico Bruno Orlandoni – interventi sulla realtà dei comportamenti urbani in cui gli oggetti prodotti (i gonfiabili) vengono usati di volta in volta come strumenti di lotta, come stimoli di comportamento". [1]

Gli Urboeffimeri sono strutture tubolari gonfiabili di polietilene che instaurano un dialogo con i partecipanti all'happening contro la guerra americana al Vietnam sottolineando le affermazioni "Colgate con Vietcong" e "Potere agli Studenti" (entrambi Urboeffimero n.5). Queste architetture effimere occupano lo spazio, lo invadono e si disperdono nella folla del movimento studentesco diventando una loro icona.

UFO: lampada Dollaro, 1969. Edizione degli UFO. Archivio Lapo Binazzi – UFO

I gonfiabili rappresentano un modo alternativo per contrastare il potere pesante dell'accademia attraverso un'architettura di aria. In Italia rimane l'unico gruppo a farne uso al pari dei loro omologhi Utopie a Parigi, Haus Rucker-Co a Vienna e successivamente Graham Stevens a Londra e Ant Farm in California. Ma gli UFO, come tutti i gruppi radicali, progettano in parallelo oggetti di design come le lampade Dollaro e Paramount ripercorrendo una iconografia pop con l'intento di crearne una parodia. È proprio la parodia, insieme all'ironia, la chiave di lettura della ricerca degli UFO che è evidente in tutta la loro produzione: azioni, happening, design, fotografie, architetture d'interni. Mi soffermo sugli interni perchè rappresentano il lato meno noto con i progetti e le realizzazioni delle boutique Mago di Oz e You Tarzan me Jane a tema fumetto così come la discoteca Bamba Issa in Versilia della fine degli anni sessanta. Il Bamba Issa si rifà al fumetto di Topolino n. 25 del '51 Paperino e la clessidra magica. In quell'episodio, i nipotini Qui, Quo, Qua e Paperino cercano l'oasi desertica di Bamba Issa per prendere la sabbia da usare per la clessidra magica che li renderà ricchi. L'arredamento ripropone l'oasi con i cammelli e la sabbia, in un continuum spaziale tra interno ed esterno.

UFO, lampada Mezzaluna, 1984- 2005. Archivio Lapo Binazzi

Proprio l'idea di usare la parodia nella discoteca si differenzia dalle altre discoteche/piper progettate da Superstudio, Derossi, 9999 e La Pietra, incentrati sull'uso della tecnologia con proiezioni sui muri, luci, suoni e materiali che rimandano al futuro anche nei nomi: "Space electronic", "Mach2", "L'altro mondo", "Bang Bang". In contemporanea con la mostra, viene pubblicato per le edizioni del museo, il libro che presenta tutta la produzione teorica e progettuale del gruppo, purtroppo solo in italiano escludendo la possibilità di essere divulgato e apprezzato fuori dai confini nazionali. Vengono così raccolti i testi delle performance degli Urboeffimeri, gli scritti apparsi sulle riviste di architettura Domus, Casabella, In, In più, Marcatre, house organ del gruppo letterario '63. E ancora il vocabolario Gli UFO dalla A alla Z che diventa un importante mezzo per leggerne la storia. In questo modo attraverso un arco temporale quarantennale si scopre un'intensa attività oltre la fine del movimento radicale, avvenuta nel '73 con la Global Tools, ma che ha consentito agli UFO e Lapo Binazzi di proseguire con azioni e performance senza perdere la forza della sperimentazione. Emanuele Piccardo (@plugin_lab)

Note:
1. Bruno Orlandoni, Paola Navone, Architettura Radicale p. 32, Documenti di Casabella, Milano 1974

Vista della mostra "UFO Story" al Centro Pecci per l'Arte Contemporanea di Prato. Photo Ivan D'Alì

Fino al 23 febbraio 2013
UFO Story. Dall'architettura radicale al design globale
Centro Pecci per l'Arte contemporanea

Vista della mostra "UFO Story" al Centro Pecci per l'Arte Contemporanea di Prato. Photo Ivan D'Alì