Sarà una struttura semplice, sia da costruire che da attraversare, a ospitare la rassegna e gli eventi collaterali che da domani e fino al 19 settembre si svolgeranno nello spazio antistante il Teatro Strehler e nell'area intorno. Quest'anno le sezioni del Festival sono tantissime, difficile contarle tutte. Oltre alla retrospettiva dedicata a Jim Jarmusch, ai dieci lunghi e ai quarantasette corti in concorso, alla amatissima rassegna Colpe di Stato e a quella dedicata ai film d'animazione, una sezione in particolare ci incuriosisce. Si tratta di Città in Movimento, lanciata lo scorso anno e curata da Gianmaria Sforza, parla di architettura e cinema, o meglio, di come il cinema parla di architettura. Due le proiezioni da non perdere: Impression-Yona Friedman, Francia 2009 (mercoledì 15, h 17) e Visual Acoustic: The Modernism of Julius Shulman, USA 2008 (venerdì 17, h 20). Il fitto programma vivrà interamente all'interno dell'allestimento concepito da alcuni membri del collettivo francese exyzt e realizzato le scorse settimane durante un workshop nella nuova sede di Esterni in Via Labruschini, in Bovisa, che ha coinvolto una cinquantina di ragazzi.

Quali sono state le direttive che avete dovuto seguire?
Alexander Römer - cLab/ exyzt: C'erano tre spazi: uno all'interno del Parco Sempione, uno nella piazza antistante il Teatro Strehler e l'ultimo rappresentato dal Teatro Dal Verme in via San Giovanni sul Muro, uno dei teatri più grandi della città. C'erano molte persone che si sarebbero concentrate negli spazi all'aperto e c'era Esterni che doveva presentare i film in concorso.

Qual è stata la vostra proposta e come si è evoluta?
A.R.: Nei nostri progetti cerchiamo di sviluppare due aspetti, il primo è di portare negli spazi urbani dei cambiamenti temporanei. Può trattarsi di un film festival o una manifestazione musicale o di un altro genere di festival e quello che facciamo è installiare una struttura temporanea in uno spazio pubblico, un qualcosa che possa declinare lo spazio in modi nuovi. Per esempio, di fronte al Teatro Strehler, nella piazza di fronte, ci siamo trovati ad avere a che fare con una piazza enorme, ma questa non poteva essere usata come spazio urbano per via di tutte quelle aiuole e siepi, solo il 10% dello spazio è utilizzabile. La nostra prima intuizione è stata quella di creare un'enorme piattaforma tale da permettere alla gente di camminarci sopra, sedersi ed esplorare l'intera piazza.
Questa nostra idea è stata una perfetta opportunità per il Festival. Il Milano Film Festival è il primo evento di una certa dimensione dopo l'estate ed Esterni voleva portare oltre 3000 persone nella piazza. Semplicemente, abbiamo proposto di costruire un'enorme piattaforma.
Infine, dopo aver sviluppato il progetto e aver ricevuto alcune risposte negative lungo il percorso, negli ultimi mesi abbiamo apportato dei cambiamenti. La prima volta che abbiamo visitato il luogo dopo l'inverno, abbiamo scoperto che gli spazi verdi non c'erano più, niente più fiori. La volta successiva, c'era un bellissimo giardino e quella ancora dopo, la famosa scultura di Arnaldo Pomodoro era stata temporaneamente rimossa, così da permettere l'utilizzo dell'intera superficie. Fu una grande sorpresa perché, alla fine, abbiamo capito che avremmo potuto realizzare il nostro concetto di pista da ballo pubblica all'aria aperta in cui la gente potesse imparare a ballare il tango, lo swing, la tarantella…
Alla fine il progetto è cambiato tantissimo, ma siamo riusciti a mantenere intatto il concetto iniziale; siamo riusciti in qualche maniera a trovare un modo per occupare questo spazio. Questo mi porta direttamente al secondo aspetto, cioè, che volevamo per la maggior parte costruire noi direttamente gli spazi per il Festival. Per questo abbiamo sviluppato dei laboratori fai da te e costruito le strutture con l'aiuto dei partecipanti al laboratorio.

Ci puoi spiegare meglio?
A.R.: Abbiamo iniziato a usare una serie d'installazioni temporanee, tubi da ponteggio che andranno a formare la struttura vera e propria. I ponteggi sono un ottimo materiale da costruzione perchè sono di facile reperibilità. Poi abbiamo creato i volumi e le superfici, malgrado questi elementi siano normalmente utilizzati in modo differente. Poi, lo sforzo è stato quello di sviluppare dei modi per renderli confortevoli, palpabili, di modo che sembrassero il meno possibile un'impalcatura. Perciò abbiamo sviluppato una tecnica che potesse funzionare con una struttura scheletrica, a formare una pelle e inviluppare la struttura di tubi da ponteggio. Il modulo strutturale può, volendo, essere perfino prefabbricato. Avremo così poco tempo per installare le stutture per il Festival che siamo stati costretti a concentrarci sulla prefabbricazione.

Gonzague Lacombe - exyzt: Poi, il passo successivo è stato quello della grafica. Su tutta la struttura abbiamo applicato la corporate identity sviluppata dallo studio Zetalab di Milano che da tempo collabora con Esterni. Io ho lavorato con Alexander proprio su questo progetto. Ho lavorato soprattutto sull'immaginario prodotto da alcuni film di Jim Jarmusch, protagonista di una sostanziale retrospettiva del Festival. Ho lavorato sulla grafica attraverso diversi film di Jarmusch, in modo particolare con Night on Earth (1991) perché è un film in cui c'è molta grafica e perché è stato girato in varie città: Los Angeles, New York, Parigi, Roma e Helsinki. È stato molto interessante lavorare contemporaneamente con la grafica, l'architettura e il cinema e poter mescolare le diverse discipline tra loro. Alla fine, la gente che entrerà in questa installazione avrà l'impressione che l'architettura sia uno spazio sociale in cui si possono fare diverse cose.

A.R.: Parlando più globalmente a proposito di questo tipo di progetti, credo che la nostra intenzione sia di creare degli spazi semplici, costruiti dalla gente stessa, che non richiedano delle grandi conoscenze tecniche e che incoraggino altre persone a partecipare. Credo anche che questa proposta di semplicità permetta alle persone di parteciparvi e le renda curiose. È molto più difficile avere a che fare con qualcosa di complicato. C'è una specie di connessione che tu crei o non crei per niente. Poi, naturalmente, c'è un altro aspetto che trovo interessante: spesso cerchiamo di inventarci una storia, una narrativa che assecondi l'accesso ai nostri progetti. Prima, si parlava di Storefront e della Situation Room, la camera del Presidente degli USA che abbiamo creato a New York negli spazi della galleria e che che è probabilmente lo spazio più segreto negli Stati Uniti. Credo che quando inizi a creare questi tipi di spazi e questo tipo di narrative, la gente diventa curiosa e vuole partecipare; gli dai la possibilità di essere ispirati.

Come farete a invitare le persone a interagire durante il Festival cinematografico?
A.R.: Forse la tecnica che abbiamo usato adesso non è la più efficiente per preparare un concerto o un festival; stiamo sperimentando e, se guardiamo più in là a quello che succederà, la gente probabilmente si farà delle domande su questa sperimentazione. Credo che sia una questione di semplicità, il fatto che l'evento fosse creato esclusivamente da un gruppo di studenti; si capisce, ma non è perfetto.
L'altro punto è che alcune delle idee che abbiamo avuto sono state portate avanti da Esterni. Durante il Festival, inviteremo anche le persone a usare questo spazio in modo alternativo.