La loro struttura rileverà lo spazio abitabile di una serie di abitazioni per famiglie sorte tra i magazzini dietro al loro studio di Mumbai. Richiamandosi all'ambiente che circonda la Cast Court del V&A, la struttura sarà un "cast" (una replica) dello spazio architettonico, dove i visitatori potranno aggirarsi tra gli stretti corridoi e gli spazi claustrofobici che caratterizzano queste aree abitative concentrate.
Ci troviamo nel cortile dei gessi del V&A Museum, tra le riproduzioni del David di Michelangelo e molte altre. Come risponde il vostro progetto al compito di creare nella galleria uno spazio utilizzabile in scala 1:1?
Ciò che abbiamo realizzato qui è una riproduzione a grandezza naturale della situazione esistente a Mumbai, principalmente strutture abusive che costituiscono fino al 15% dell'ambiente urbano costruito. Quello che è interessante è che si tratta di un rifugio, un luogo di contemplazione e di preghiera. Ciò che abbiamo scoperto è che queste strutture possiedono tali caratteristiche integrate nelle abitazioni stesse, perciò la nostra idea era quella di presentare uno spazio che avesse un'ambiguità tale in termini di funzioni da palesare queste caratteristiche. Un passato essenzialmente simile ha pigmentato e imitato il calco in gesso. Abbiamo cercato di rendere il tono e il colore tali da inserirli in modo armonioso in questo spazio. Allo stesso tempo, la sua dimensione significa che qui, in questo luogo, c'è un disagio.
Quella che presentiamo in realtà è la copia esatta di un'abitazione reale. È la serie di abitazioni che trova spazio in questo corridoio. Nella realtà, il corridoio si prolungherebbe molto di più, questa è solamente una sezione.
Come sarebbe questo spazio a Mumbai? Da che materiali è composto ? Come lo occupa la gente?
Questi spazi non sono fatti per essere costruiti. Sono collocati in posizione arretrata tra gli edifici. La gente li trova e li occupa. In quello spazio compresso troviamo edifici dignitosi, in cui sono integrati qualità dell'aria, luce e comfort. Il progetto consiste nel trovare questo genere speciale di spazio in una condizione di costrizione.
Come avete realizzato la riproduzione? Qual è stato il procedimento?
Abbiamo misurato gli spazi, e le proporzioni sono queste, le abbiamo prese. Abbiamo riprodotto la condizione reale, ma l'abbiamo semplificata. Sono gli elementi di base che la gente utilizza per costruire un luogo di fortuna in cui vivere.
Lamiera ondulata e la facciata esterna è la parete dei magazzini. La lamiera ondulata applicata tra due pareti esterne. C'è il legno compensato, c'è un albero che abbiamo riprodotto perché in questo particolare spazio, in realtà, ci sarebbero due o tre alberi che stanno crescendo e attorno ai quali la gente pressappoco vive. Tutti questi materiali possiedono tonalità e struttura e noi li abbiamo riprodotti nello stesso calco, in modo da conferirgli unità.
Quella che cerchiamo di ricostruire, è un'esperienza emotiva qualitativa della condizione esistente a Mumbai. Cercare di riprodurre una condizione quanto più simile per chi visita la struttura, ma vivere un'esperienza analoga all'interno dello spazio, senza i recipienti e i tegami. Non si tratta di questo. E' la qualità dello spazio di cui dispongono che cerchiamo di dimostrare.
Spesso le cose vengono riprodotte sia per preservarle che per serbarne il ricordo. In questo progetto c'è qualcosa del genere?
La cosa interessante di questo progetto è che, mentre parliamo, questo particolare spazio che stiamo costruendo è in fase di decostruzione. Questi luoghi vengono sgomberati, abbattuti, la gente viene spostata nei caseggiati fuori Mumbai. Questa stessa situazione, la settimana prossima -o quella passata- non esisterà più. In questo specifico spazio vivrebbe una famiglia composta da un numero di persone compreso tra 8 e 12, ma appartenente ad una vasta comunità di circa 8 famiglie. Quelle famiglie hanno vissuto lì anche da tre generazioni, fin dagli anni Venti. La soglia del cambiamento e dello sviluppo di Mumbai è in costruzione.
È una proposta interessante ed è un contributo affascinante per questo specifico spazio.
Sì, esattamente. Se ci guardiamo intorno in questa galleria, molte delle sculture originali da cui sono state tratte queste copie non esistono più.
Purtroppo, nel nostro caso accade lo stesso.
L'intervista è stata realizzata con Bijoy Jain, Kate Dineen e Michael Anastassiades.
Intervista a Studio Mumbai
Per l'installazione Inbetween Architecture al V&A, lo Studio Mumbai si è ispirato all'architettura parassitaria che sorge tra gli edifici dei centri ad alta densità urbana come Mumbai.
View Article details
- 10 giugno 2010
- Londra