Raku Kichizaemon, quindicesimo discendente di
Chojiro, il primo maestro ceramista a usare il titolo Raku
(comodo, piacevole), che alla fine del XVI secolo rivoluzionò
la tecnica e l'estetica dell'arte ceramica in Giappone, nel
progetto del Raku Kichizaemon-Kan (palazzo) del Sagawa
Museum a Moriyama City (JP), ha seguito fino in fondo l'insegnamento
della virtù del Tao e la tradizione di famiglia.
Ero già stato a casa di Raku Kichizaemon a Kyoto l'anno
scorso e avevo visitato il suo museo di famiglia accompagnato
da sua moglie Fujiko, che con il figlio maggiore lavora
con lui alla ceramica. La cermimonia del tè a casa Raku si
era svolta in modo intenso e speciale. Ero nel luogo dove
da oltre cinquecento anni si creavano le famose ciotole per
la cerimonia del tè, le più prestigiose in Giappone, e assaporavo
il liquido verde e denso da quella personale, nera
e bianca, preferita dal maestro Raku Kichizaemon. Fujiko,
allora, mi aveva parlato del progetto e della prossima apertura
del Raku Kichizaemon-Kan sulle rive del lago Biwa.
Quando sono entrato nel tunnel sotterraneo che porta nelle
sale del Raku Kichizaemon-Kan, progettato da lui stesso,
sapevo che stava anche iniziando un viaggio in una dimensione
temporale e spirituale molto particolare. Il luogo è
avvolto dal buio, le pareti di cemento, sono dipinte con una
tonalità di grigio tortora che si usa solo nelle scale cromatiche
giapponesi, con le tracce di venature verticali di legno
prodotte dagli stampi. Il percorso che dalla sala d'attesa
porta alla sala della cerimonia del tè e a quella dove sono
esposte le opere di Raku Kichizaemon, si snoda in un percorso
imprevedibile a 10 metri sotto il pelo dell'acqua del lago,
tra materie intense: granito nero dello Zimbawe, monoliti
di legni orientali, carta di riso, canne di paglia di grano,
plexilgass, acqua, cristallo, luce naturale, luce artificiale. In
questo luogo si percepiscono lo spessore del tempo e il corpo
diafano della luce naturale che filtra dall'alto portando con
sè il movimento dell'acqua del lago che disegna, con ombre
sempre diverse, le pareti di una grande sala con il pavimento
di tronchi grezzi. Il luogo ha una forza enorme. Si avverte lo
spazio dell'attesa e della purificazione prima di una cerimonia2.
Un senso di elevazione. La fragilità delle apparenze.
La fugacità del tempo e dell'esistenza umana. La bellezza
della natura che non si vede ma si intuisce. Il senso del rito.
La filosofia Buddista. Al progetto di questa architettura
speciale, Raku Kichizaemon3 ha dedicato cinque anni della
sua vita. Ha disegnato tutto nel particolare. Ha viaggiato in
paesi diversi per scegliere i materiali. Ha fatto il prototipo
della costruzione e degli spazi del suo museo in scala reale.
Alla fine ha deposto nelle bacheche le sue opere e messo un
fiore di gardenia nella canna di bambù appesa all'entrata.
The tea room-museum
A Moriyama City, il discendente di un antico maestro ceramista ha seguito l'insegnamento della virtù del Tao per progettare un'architettura molto speciale. Design Raku Kichizaemon. Testo, foto Sergio Calatroni.
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- 19 novembre 2008