Manifesta 12 Research Studios: quattro visioni per il futuro di Palermo

Abbiamo chiesto alle quattro università europee coinvolte nella ricerca qual è la “condizione autentica” che Palermo dovrebbe valorizzare.

Manifesta 12 Research Studios

Sarebbe interessante disegnare un organigramma di Manifesta 12, la biennale d’arte nomade che quest’anno è sbarcata a Palermo. Ci piacerebbe visualizzare con immediatezza le sue ramificazioni e tutta la rete di persone coinvolte. La manifestazione si pone come catalizzatore di energie e mediatore tra il mondo dell’arte contemporanea (e parte di quello architettonico) e la città. Nel fitto network sviluppato non si poteva rinunciare alla sensibilità e all’immaginazione di studenti e ricercatori di architettura. Manifesta 12 Research Studios, un’iniziativa voluta da uno dei quattro mediatori culturali della biennale, Ippolito Pestellini Laparelli, che coinvolge quattro università europee – Architectural Association e Royal College of Art da Londra, Tu Delft e Università degli Studi di Palermo – per delineare scenari futuri sul territorio palermitano. In continuità con la pubblicazione Palermo Atlas, i laboratori hanno coinvolto esperti del territorio, attivisti, artisti e accademici. I Research Studios creano un connubio di sguardi: punti di vista locali e consapevoli, che però spesso rischiano di non guardare ai problemi con distacco, e prospettive esterne, fresche e, perché no, ingenue. I lavori sono in esposti nel Convento di Sant'Antonino, una delle sedi storiche della Facoltà di Architettura di Palermo. Abbiamo chiesto a ciascuno dei quattro gruppi di lavoro qual è – tra tradizione e modernità, locale e globale, folklore e innovazione – la “condizione autentica” che Palermo dovrebbe valorizzare per mantenere la sua singolarità nel futuro.

Architectural Association
Fin dalla creazione, AA Museum Lab ha concentrato le sue ricerche sulla mutazioni delle istituzioni culturali, ufficiali e non. In questo contesto, pertinente all’era della post-globalizzazione, Palermo offre nuove prospettive ineguagliabili, che rivoluzionano i modelli di curatela prestabiliti. La condizione di trascuratezza dell’epicentro del Mediterraneo – depauperato da decenni di governo poco ortodosso e da un’innata resistenza al cambiamento – ha portato a una “condizione di arretratezza” dall’impareggiabile valore costruttivo, che consente l’involontaria conservazione dell’autenticità e contemporaneamente sovverte il rapporto tradizionale tra centro cittadino e periferia. La documentazione di questa situazione è stata presentata dagli studenti di AA Museum Lab con la mostra “Preserving Delay” su scale differenti: (S) Andrew Kwok ha inventariato tutte le cappelle votive che costellano le labirintiche strade di Ballarò allo scopo di lanciare, per conto delle comunità dei migranti, una nuova iniziativa di appropriazione di queste architetture in miniatura: (M) Zhan Su ha messo in discussione i paradigmi della conservazione identificando particolari luoghi dispersi che agiscono come macchine del tempo immersive, in grado di cogliere a uso dei posteri l’attuale condizione di ipnosi della capitale siciliana: (XL) William Himpe ha analizzato il fenomeno pervasivo dell’arte di strada mettendone in rilievo il ruolo nello scenario culturale della città e identificandone la capacità di contrastare le incombenti tendenze alla gentrificazione.

Galleria
Tu Delft, “Radical Gardening”, vedute dell’installazione, Convento of Sant’Antonino, Manifesta 12 Palermo, 2018. Foto Santo Eduardo Di Miceli

TU Delft
Con il titolo “Radical Gardening” (giardinaggio radicale) la ricerca progettuale della Technische Universiteit Delft adotta i giardini di Palermo come testimoni della complessa e ricca storia cittadina. I giardini sono stati analizzati sia come protagonisti sia come vittime delle trasformazioni della città, che rivelano un’autentica combinazione di differenti forme di unicità. La ricerca ha preso in esame tipi differenti di giardini: mentre alcuni sono diventati la scena delle trasformazioni politiche e materiali della città nel tempo, altri sono stati terreno di sperimentazione di nuove prassi urbanistiche: dall’Orto Botanico e dalle sue origini coloniali al mercato di Ballarò come espressione della ricchezza delle tradizioni siciliane radicate nelle migrazioni, alla Conca d’Oro con il patrimonio nascosto rappresentato dal sistema d’irrigazione arabo-normanno, fino alla Costa Sud con la relativa tossicità, all’aristocratico giardino di Villa Tasca con la sua forza creativa, alla Z.E.N. come giardino di separazione… I giardini palermitani hanno resistito e si sono trasformati registrando i cambiamenti radicali che si verificavano intorno a loro. Ognuno di questi giardini dà la possibilità di scoprire sotto una lente differente l’unicità della storia cittadina. Oggi questi giardini sono uno strumento essenziale per comprendere la Palermo contemporanea.

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RCA, “Domestic Institution”, vedute dell’installazione, Convento of Sant’Antonino, Manifesta 12 Palermo, 2018. Foto Giulia Parlato

Royal College of Arts
Palermo, le sue strade, i suoi viali, le sue piazze e i suoi giardini sono luogo di manifestazioni sociali, di riunioni informali e del controllo del territorio. Anziché uno spazio di circolazione, le strade sono un territorio condiviso in cui la sfera urbana e quella domestica, con le relative istituzioni, si incontrano e si fondono. È proprio in questo spazio che si mette alla prova l’idea di una forma di collettività alternativa, senza regole. L’occupazione è casuale, la coabitazione si realizza in base a leggi non scritte e a patti sociali continuamente mutevoli, fondati sulle esigenze e sulla situazione del quartiere. Si tratta perciò di un luogo di dialogo e di discussione, di consenso e di dissenso. Un luogo dove le preesistenti forme di strutture sociali, di economia e di istituzioni culturali vengono continuamente ridefinite, il che ne fa un attivo spazio comune di dialogo culturale, di incontro civile e di rappresentazione politica, condiviso da comunità e generazioni differenti. Che si tratti di un mercato di strada, di una rappresentazione improvvisata, di una cena collettiva all’aperto, del carretto di un venditore ambulante, di una partita di calcio, di una riunione politica o di un momento di preghiera, il carattere informale delle vie di Palermo non è soltanto tollerato, ma anzi nutrito come componente culturale costitutiva del passato, del presente e del futuro della città.

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UniPa, "Augmented Palermo", vedute dell'installazione, Convento di Sant’Antonino, Manifesta 12 Palermo, 2018. Foto Santo Eduardo Di Miceli

Università degli Studi di Palermo
Palermo è liquida. La città ha miscelato arti, tradizioni, architetture, piante, cibo e parole in un potente solvente culturale, generando un turbine di segni e linguaggi. Gli anni bui del saccheggio delle sue qualità e identità, quando lo spazio è stato solo nutrimento di una vorace alleanza tra mafia, politica e economia, sono stati proprio quelli in cui la città aveva perso la sua fluidità irrigidendosi in recinti di cemento e asfalto. Nei progetti di Unipa per gli M12 Studios proponiamo una nuova vita nel centro storico, nel porto e nelle borgate marinare, che mutano pelle, volto e linguaggi. Sperimentano tattiche di rinascita, innovazione sociale e rigenerazione urbana: l’acqua torna a bagnare le “balate” della Vucciria e di Ballarò, gli antichi mercati. Liquida è la nuova vita della Kalsa, alimentata dalla apertura di falle negli scafi di Palazzo Butera e dello Steri, da cui può fluire la nuova vita culturale e creativa che anima il quartiere fino ad invadere come un’onda benefica il “lago interno” della Magione, su cui si affacciano molte tribù che vogliono farsi comunità. Immaginiamo una città liquida che renda porosa la Circonvallazione attraverso funzioni ecologiche, culturali, sociali e produttive per gli spazi in transizione. I progetti coinvolgono direttamente le comunità nella loro realizzazione e cura, perché la “liquidità aumentata” pretende la partecipazione di numerosi affluenti.

Progetto:
AA Museum Lab: Preserving Delay
Scuola:
Architectural Association, London
Capo dell’unità:
Giulia Foscari
Tutor dell’unità:
Harikleia Karamali, Giacomo Ardesio
Studenti:
Vidhi Goel, William Himpe, Andrew Kwok, Linxin Li, Mingyi Lim, David Lin I-Chun, Sadia Rahman, Alexandra Savtchenko-Belskaia, Zhan Su, Jane Wong
Progetto:
ADS8: Domestic Institutions
Scuola:
Royal College of Art
Tutor:
Anna Puigjaner, Ippolito Pestellini Laparelli, Marina Otero Verzier, Kamil Dalkir
Studenti:
Jade Blanchard-McKinley, Teresa Ribeiro Boulting, Joel Cunningham, Ines Gulbenkian, George Allen, Tzen Chia, Sophie Williams, Cecile-Diama Samb, Josephine Devaud, Isabella Duffield, Samuele Paglino, Humza Hamid, Maria Saeki, Beth Fisher
Progetto:
MSc2: Radical Gardening
Scuola:
TU Delft
Professore:
Kees Kaan
Capi studio:
Ippolito Pestellini Laparelli, Paul Cournet, Giulio Margheri
Assistenti:
Mariapaola Michelotto, Fay Zafiropoulou
Studenti:
Andreea Visan, Danny Arakji, Efrain Fajardo Ibarra, Fay Zafiropoulou, Fi Thompson, Haozhuo Li, Hugo Bolsius, Jiao Chen, Jie Kai Woo, Jip Colenbrander, Lydia Polykandrioti, Maarten Limburg, Nadine Tietje, Nino Schoonen, Pavel Gorokhovskyi, Rebecca Lopes Cardozo, Sanne Beckers, Sara Perera-Hammond, Setareh Noorani, Venla Keskinen, Tymon Hogenelst
Progetto:
Hyper-City Studio: Augmented Palermo in the Neo-Anthropocene Age
Scuola:
Università degli Studi di Palermo
Tutor:
Maurizio Carta, Alessandra Badami, Renzo Lecardane, Marco Picone, Filippo Schilleci, Zeila Tesoriere
Studenti:
Agliata Elena, Bonello Federica, Macaluso Silvia, Ebreo Sara, Attardi Vittoria, Billi Rebecca, Sicomo Dalila, Bono Federica, Di Prima Sonia, Marchese Francesca, Pozzan Marina, Urso Federico, Giordano Gaetano, Cammarata Emanuela, Lo Cricchio Domenico, Sancilles Luca

Speciale Manifesta

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