Architettura bianca: un paradigma occidentale

Da quello più cool a quello del Partenone: il bianco in architettura ha molte connotazioni, talvolta legate a un pregiudizio culturale.

Peter Barber Architects, Donnybrook Quarter Il Donnybrook Quarter (2006) di Peter Barber Architects si trova nel sobborgo londinese di Hackney.

Foto Morley von Sternberg

UNStudio, Karle Town Centre A maggio 2019 UNStudio ha annunciato la prima applicazione della nuova vernice The Coolest White in India, nel contesto del masterplan del Karle Town Centre a Bangalore.

Image © UNStudio

Luigi Moretti, Edificio in corso Italia Milano, Italia, 1955
Il rivestimento dell’edificio milanese è in parte mosaicato, in parte lapideo.

Foto Maurizio Montagna

Oscar Niemeyer, Le Volcan Le Havre, Francia, 1982
Nell’opera del maestro brasiliano il bianco appare come volontà di astrazione del volume.

Foto Erik Levilly – Ville du Havre

Oscar Niemeyer, Palácio do Congresso Nacional Palácio do Congresso Nacional. Brasilia, Brasile, 1960

Foto Webysther

Álvaro Siza, SAAL Bouça Porto, Portogallo, 1977
I caratteri formali dell‘edificio vengono esaltati dal bianco delle superfici: diversi sono i colori accostati al bianco, con un effetto bidimensionale.

Foto Nicolò Galeazzi

Álvaro Siza, Fundação Iberê Camargo Porto Alegre, Brasile, 2008
I caratteri formali dell’edificio vengono esaltati dal bianco delle superfici: il cemento pigmentato enfatizza il carattere scultoreo dell’edificio.

Foto Eugenio Hansen, OFS

Richard Meier, Museu d’Art Contemporani de Barcelona Barcellona, Spagna, 1995
L’edificio offre l’esempio della diversa relazione tra corpi di fabbrica trasparenti e bianchi: per i rivestimenti Richard Meier ricorre talvolta al travertino, altre volte all’intonaco, oppure a pannelli quadrati di metallo porcellanato.

Foto Rafael Vargas/MACBA

Richard Meier, High Museum of Art Atlanta, GA, USA, 1983
L’edificio offre l’esempio della diversa relazione tra corpi di fabbrica trasparenti e bianchi: per i rivestimenti Richard Meier ricorre talvolta al travertino, altre volte all’intonaco, oppure a pannelli quadrati di metallo porcellanato.

Foto Chris Yunker

SANAA, 21st Century Museum Kanazawa, Giappone, 2004

Foto SANAA

SANAA, Rolex Learning Center Losanna, Svizzera, 2010

Foto Alain Herzog

SANAA, Rolex Learning Center Losanna, Svizzera, 2010

Foto Alain Herzog

Aires Mateus, Facoltà di Architettura Tournai, Belgio, 2017
In molti progetti dello studio portoghese, superfici bianche continue, senza giunti, strutturano i volumi astratti. Aires Mateus privilegia l’intonaco per realizzare tale effetto di continuità.

Foto Tim van de Velde

Aires Mateus, Complesso scolastico Vila Nova da Barquinha, Portogallo, 2009
Come in molti progetti dello studio portoghese, superfici bianche continue, senza giunti, strutturano i volumi astratti. Aires Mateus privilegia l’intonaco per realizzare tale effetto di continuità.

Foto Manuelvbotelho

Alberto Campo Baeza, Casa Cala Madrid, Spagna, 2015
L’architettura di Campo Baeza è astratta, ma il non-colore è declinato in una varietà di materiali: dall’opacità del gesso, del calcestruzzo dipinto e del metallo verniciato, alle sfumature del travertino, fino alle trasparenze di onice e alabastro.

Foto Javier Callejas

Alberto Campo Baeza, UFV padiglione polisportivo Pozuelo de Alarcón, Madrid, Spagna, 2017
L’architettura di Campo Baeza è astratta, ma il non-colore è declinato in una varietà di materiali: dall’opacità del gesso, del calcestruzzo dipinto e del metallo verniciato, alle sfumature del travertino, fino alle trasparenze di onice e alabastro.

Foto Javier Callejas

Questo articolo è stato pubblicato in origine sull’allegato di Domus 1039, ottobre 2019 Di recente, con forte sostegno di video diffusi via Internet e comunicati stampa, lo studio d’architettura UNStudio di Amsterdam ha reso pubblico un progetto piuttosto inconsueto. In effetti non riguarda la realizzazione di un edificio o di una parte di città, ma l’elaborazione di una nuova vernice destinata alle facciate metalliche, astutamente battezzata The Coolest White (“Il bianco più cool”). Messa a punto in collaborazione con l’azienda svizzera Monopol Colors, oltre a essere molto resistente all’abrasione questa vernice più bianca del bianco è destinata a ridurre il riscaldamento delle pareti aumentando la riflessione dei raggi solari. Il progetto è ambizioso, nella misura in cui l’applicazione di questa vernice su moltissimi immobili sarebbe in grado, secondo UNStudio, di attenuare l’effetto isola di calore. Di conseguenza, il consumo energetico legato alla climatizzazione di una determinata città potrebbe essere significativamente ridotto e l’ambiente ne sarebbe protetto. In altre parole, The Coolest White potrebbe essere, sempre secondo lo studio olandese, una delle chiavi dell’urbanistica verde, tanto che UNStudio ha già in portfolio un progetto per la sua applicazione in una grande città del Sudest asiatico.

Un’operazione di sdoganamento

Con questo progetto UNStudio si presenta come fornitore di servizi completi e non più come un semplice attore sulla scena dell’architettura e del design. Il suo obiettivo esplicito è lo sviluppo di nuove tecnologie in grado di risolvere i principali problemi generati dall’espansione urbana. Questo discorso dai toni progressisti ricorda quello di certi esponenti del Modernismo del secolo scorso, e pone vari problemi. La promozione di questa “vernice rivoluzionaria” è quindi tipica della retorica contemporanea sull’innovazione che il più delle volte si guarda bene dal citare le soluzioni esistenti o alternative. In questo senso, dipingere di bianco gli edifici per limitarne il riscaldamento è una pratica ancestrale delle regioni meridionali e ci si può ben chiedere in quale misura The Coolest White riduca l’assorbimento dell’irradiazione solare meglio di quanto non faccia, per esempio, la pittura a calce.

Un edificio di grande altezza costruito in vetro e acciaio, sia pure verniciato di bianco, è davvero ecologico dal punto di vista dell’energia grigia che racchiude e delle ristrutturazioni urbanistiche che comporta?

Non è il caso di parlare, anziché di progresso, di un’operazione prima di tutto commerciale che mira a sostituire un prodotto industriale a metodi artigianali consolidati? D’altra parte, UNStudio non dice nulla dell’architettura che si trova sotto questa immacolata pellicola. Un edificio di grande altezza costruito in vetro e acciaio, sia pure verniciato di bianco, è davvero ecologico dal punto di vista dell’energia grigia che racchiude e delle ristrutturazioni urbanistiche che comporta? Di fatto, l’operazione di marketing lanciata da UNStudio e Monopol Colors pare aprire la strada allo sdoganamento di un modello di sviluppo che contribuisce alla crisi dell’ambiente, in particolare nelle regioni tropicali. Infine, sapendo che The Coolest White è una vernice a base di fluoropolimeri, derivati chimici del petrolio, la sua produzione su scala industriale può davvero essere considerata una soluzione per l’avvenire?

Un sogno di purezza

Il progetto di UNStudio, oltre a essere contraddistinto dalla fede – ingenua o cinica, ciascuno è libero di farsi un’opinione – nel progresso tecnologico e nello sviluppo economico, si ricollega anche a un potente pregiudizio culturale che merita d’essere sottolineato. Immaginare una città interamente dipinta di bianco, in realtà, rinvia a un pensiero utopistico che affonda le radici nel periodo neoclassico. Ricordiamo che, a partire dal Rinascimento, gli architetti, così come gli scultori, antepongono la forma al colore e che, a partire dal XIX secolo, in seguito ai lavori dell’archeologo Johann Winckelmann, il bianco s’impone come il bello per eccellenza. I riferimenti, per la maggior parte degli architetti europei e americani di ritorno dal Grand Tour, sono l’antichità romana e soprattutto greca, incarnata nell’acropoli di Atene e nel Partenone, costruito con il marmo pario, di leggendaria bianchezza. Va qui notato che questo gusto del bianco si fonda interamente su un malinteso, dato che tanto la statuaria quanto gli edifici in questione, prima d’essere dilavati dalle intemperie quando non da indelicati restauratori, erano in realtà policromi. In ogni caso, per gli architetti modernisti di ieri come per quelli di oggi, la bianchezza è venuta a simboleggiare la razionalità, la purezza e la superiorità della civiltà occidentale, mentre l’Oriente complicato e arcaico era da parte sua tutto colore e decorazione. Abbastanza logicamente, quindi, nell’immaginario coloniale del XX secolo, l’architettura bianca si è venuta così affermando attraverso i continenti come quella concepita da bianchi per bianchi. Curiosamente, d’altra parte, il convegno intitolato “The Whiteness of American Architecture”, recentemente svoltosi all’Università di Buffalo negli Stati Uniti, non pare avere approfondito questo tema in tutto il suo senso letterale. In ogni caso, quando oggi UNStudio parla di costruire in Asia una città interamente dipinta con The Coolest White, lo studio olandese che rivendica il proprio carattere d’avanguardia si riallaccia a una posizione che si rivela etnocentrica e singolarmente fuori squadra.

una ricostruzione della colorazione originale del Partenone. Image courtesy of Flickr user CircaSassy

Cromofobia

Ovviamente queste considerazioni vanno al di là dei meccanismi della commercializzazione di una nuova vernice e riguardano più generalmente la propensione di numerosi architetti a concepire oggi edifici d’immacolata bianchezza. Da questo punto di vista pare essersi richiusa una parentesi della storia. In effetti, la salutare critica dell’astrazione e del carattere elitario del Movimento moderno è passata negli anni Settanta e Ottanta per una riabilitazione del simbolismo e della decorazione, ma anche della policromia. Così negli Stati Uniti gli architetti Whites (Eisenman, Gwathmey, Meier e altri) si sono contrapposti ai Grays (Moore, Venturi, Stern e altri) che rivendicavano soprattutto l’uso di colori vivaci come mezzo per riallacciare il contatto con il grande pubblico. In passato, numerosi architetti postmoderni si sono di fatto nutriti della vitalità, della fantasia e perfino forse della sporcizia delle costruzioni popolari e commerciali per rigenerare una high culture che ritenevano completamente sterile. Oggi è inevitabile constatare che l’architettura è ridiventata molto seria, talvolta noiosa. Le riviste di tendenza, così come i siti Internet specializzati, brulicano di realizzazioni fondate su composizioni volumetriche molto nitide e molto pulite, il cui biancore esplode sotto un sole cocente. Cose decisamente eleganti, ma questi edifici minimalisti rispecchiano la diversità e la ricchezza cromatica e quindi culturale delle metropoli contemporanee? Pare, al contrario, che testimonino la preoccupazione di distinguersi coltivata da vari architetti che appaiono meno pronti che mai a confondere le loro realizzazioni con le costruzioni ordinarie.

Valéry Didelon è critico e storico dell’architettura. È professore alla École nationale supérieure d’architecture di Paris-Malaquais, dove insegna Design e teoria.

Peter Barber Architects, Donnybrook Quarter Foto Morley von Sternberg

Il Donnybrook Quarter (2006) di Peter Barber Architects si trova nel sobborgo londinese di Hackney.

UNStudio, Karle Town Centre Image © UNStudio

A maggio 2019 UNStudio ha annunciato la prima applicazione della nuova vernice The Coolest White in India, nel contesto del masterplan del Karle Town Centre a Bangalore.

Luigi Moretti, Edificio in corso Italia Foto Maurizio Montagna

Milano, Italia, 1955
Il rivestimento dell’edificio milanese è in parte mosaicato, in parte lapideo.

Oscar Niemeyer, Le Volcan Foto Erik Levilly – Ville du Havre

Le Havre, Francia, 1982
Nell’opera del maestro brasiliano il bianco appare come volontà di astrazione del volume.

Oscar Niemeyer, Palácio do Congresso Nacional Foto Webysther

Palácio do Congresso Nacional. Brasilia, Brasile, 1960

Álvaro Siza, SAAL Bouça Foto Nicolò Galeazzi

Porto, Portogallo, 1977
I caratteri formali dell‘edificio vengono esaltati dal bianco delle superfici: diversi sono i colori accostati al bianco, con un effetto bidimensionale.

Álvaro Siza, Fundação Iberê Camargo Foto Eugenio Hansen, OFS

Porto Alegre, Brasile, 2008
I caratteri formali dell’edificio vengono esaltati dal bianco delle superfici: il cemento pigmentato enfatizza il carattere scultoreo dell’edificio.

Richard Meier, Museu d’Art Contemporani de Barcelona Foto Rafael Vargas/MACBA

Barcellona, Spagna, 1995
L’edificio offre l’esempio della diversa relazione tra corpi di fabbrica trasparenti e bianchi: per i rivestimenti Richard Meier ricorre talvolta al travertino, altre volte all’intonaco, oppure a pannelli quadrati di metallo porcellanato.

Richard Meier, High Museum of Art Foto Chris Yunker

Atlanta, GA, USA, 1983
L’edificio offre l’esempio della diversa relazione tra corpi di fabbrica trasparenti e bianchi: per i rivestimenti Richard Meier ricorre talvolta al travertino, altre volte all’intonaco, oppure a pannelli quadrati di metallo porcellanato.

SANAA, 21st Century Museum Foto SANAA

Kanazawa, Giappone, 2004

SANAA, Rolex Learning Center Foto Alain Herzog

Losanna, Svizzera, 2010

SANAA, Rolex Learning Center Foto Alain Herzog

Losanna, Svizzera, 2010

Aires Mateus, Facoltà di Architettura Foto Tim van de Velde

Tournai, Belgio, 2017
In molti progetti dello studio portoghese, superfici bianche continue, senza giunti, strutturano i volumi astratti. Aires Mateus privilegia l’intonaco per realizzare tale effetto di continuità.

Aires Mateus, Complesso scolastico Foto Manuelvbotelho

Vila Nova da Barquinha, Portogallo, 2009
Come in molti progetti dello studio portoghese, superfici bianche continue, senza giunti, strutturano i volumi astratti. Aires Mateus privilegia l’intonaco per realizzare tale effetto di continuità.

Alberto Campo Baeza, Casa Cala Foto Javier Callejas

Madrid, Spagna, 2015
L’architettura di Campo Baeza è astratta, ma il non-colore è declinato in una varietà di materiali: dall’opacità del gesso, del calcestruzzo dipinto e del metallo verniciato, alle sfumature del travertino, fino alle trasparenze di onice e alabastro.

Alberto Campo Baeza, UFV padiglione polisportivo Foto Javier Callejas

Pozuelo de Alarcón, Madrid, Spagna, 2017
L’architettura di Campo Baeza è astratta, ma il non-colore è declinato in una varietà di materiali: dall’opacità del gesso, del calcestruzzo dipinto e del metallo verniciato, alle sfumature del travertino, fino alle trasparenze di onice e alabastro.