Cinque film da vedere e rivedere. Cinque film in cui il design è protagonista, in cui serve alla trama, serve a creare l’atmosfera giusta, serve a definire i personaggi o in certi casi serve solo perché è eccezionale. Sono film che hanno set costruiti appositamente oppure sono ambientati in luoghi iconici e caratteristici. Tutti hanno un’idea molto precise di arte e stile che usano in armonia o in contrasto con il proprio genere o la propria storia.
Cinque film cult da rivedere questa estate, scelti da Domus
Arriva la sera, tira un po’ di brezza. Il caldo scende. È il momento di un film: ne abbiamo scelti 5, dagli anni Sessanta a oggi, tra cult e classici che spaziano dall’horror alla commedia, da rivedere o scoprire per la prima volta.
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- Gabriele Niola
- 01 agosto 2023
Non c’è niente di vero nel film che ha reso noto Almodóvar. È tutto ricostruito in studio, il che significa che è tutto scelto e posizionato appositamente. L’appartamento di Carmen Maura è un gioiello di design almodovariano. Ancora di più: è l’atto di nascita del design almodovariano, quella fusione di colori accesi, superfici lucide, oggetti pop e spazi che sono lì tanto per raccontare la personalità dei personaggi (si veda come rappresenta la sua casa in Dolor y Gloria) quanto per citare il grande design delle commedie americane degli anni ‘60.
Qui poi lo contamina con un senso del proprio tempo eccezionale, in un trionfo di superfici tonde anni ‘80. In molti hanno provato a fare cinema in linea con la pop art, Almodovar ha inserito la pop art nel suo cinema attraverso gli arredi così tanto che si può dire che le sue storie avvengono nel mondo della pop art. Addirittura anche il taxi che i personaggi prendono più volte nel film è arredato come una casa. Come noto Almodovar stesso ha dichiarato: “Se avessi il coraggio e i soldi avrei chiesto direttamente a David Hockney di arredarmi i set”.
Il gotico in Italia non è tra gli stili architettonici dominanti. Quindi per le sue storie dell’orrore Dario Argento non poteva imitare gli inglesi e gli americani che fino a quel momento molto si appoggiavano ai racconti gotici e quindi agli scenari gotici. Allora va altrove e crea uno specifico italiano della paura con il liberty. I motivi floreali, i colori accesi, le vetrate e gli edifici pieni di aggetti non rimandano in sé alla paura, è Argento che li trasforma in qualcosa di pauroso, fonda da zero un immaginario di paura intorno ad uno stile.
Suspiria è la vetta massima di tutto questo, un film completamente folle considerato un’opera d’arte a sé, anche slegato da una trama pretestuosa (una ballerina va a studiare in una scuola di danza che è piena di streghe) e in realtà frutto delle briglie sciolte di Luciano Tovoli (direttore della fotografia) e dei deliri di Argento arrivato al massimo degli incassi e del potere. Forse l’unico vero film liberty mai girato.
Tutto il film che racconta della famiglia Recchi è ambientato a villa Necchi (l’assonanza non è casuale), un gioiello di edilizia razionalista voluta dall’alta borghesia colta industriale italiana degli anni ‘30 e progettata da Piero Portaluppi. Una dimora costruita senza limiti di spesa che contiene la seconda piscina mai scavata a Milano dopo quella comunale. La famiglia protagonista ha un elemento fuori posto, una donna (Tilda Swinton) che sembra non incastrarsi bene nel mosaico e comincia a sfaldarsi.
Il fatto che questo avvenga in quegli ambienti, davanti a quelle scale in marmo, in quelle stanze, è una magnificenza e benché la storia si svolga in tempi moderni grazie al razionalismo sembra comunque raccontare una trama che parla di costrizioni, violenza e sopraffazione dal passato italiano.
Polanski riesce a creare la piantina dell’appartamento della coppia nella nostra testa, ci fa capire dove è ogni stanza, perché questo poi tornerà utile, e quando passiamo dall’arredamento di quella casa a quello dei vicini, beh allora è tutto chiaro.
È un piccolo trionfo di interior design sottile questo primo film americano di Roman Polanski, tutto o quasi ambientato nel Dakota Building di Manhattan, edificio così importante per la storia che il film si apre proprio con una veduta dall’esterno della struttura. Già da sé il suo stile neogotico annuncia quello che vedremo: una storia neogotica. Sembra un racconto di Poe questo di una coppia giovane in cui il marito, per una convenienza nel lavoro (è attore) forse ha fatto qualcosa alla moglie incinta, forse con la complicità dei vicini.
Un viaggio indietro nel tempo. Questa commedia con Renée Zellweger e Ewan McGregor si ispira apertamente ai film con Doris Day e Rock Hudson, storie leggerissime in contesti alto borghesi, schermaglie d’amore e battaglia tra i sessi nei più sofisticati dei contesti. E proprio perché si ispira a quei film è un trionfo di interior design americano anni ‘60, anche più dei film a cui guarda.
Concentrando in un film solo riferimenti, stimoli, stili e trovate di tanti film diversi, si crea un frullato di colori, forme tonde e perfetti abbinamenti di abiti e mobili come raramente quegli stessi film riuscivano a fare.