Alla Milano Design Week 2026, Marazzi ha scelto di articolare la propria presenza in due luoghi e due scale complementari, costruendo un racconto unitario che ha attraversato la città e il Salone del Mobile. Al centro di entrambi, una stessa convinzione: che la ceramica potesse essere molto più di un rivestimento — superficie, arredo, architettura, strumento di relazione. La settimana si è aperta nello showroom milanese, recentemente rinnovato su progetto di ACPV Architects, con la preview di Grande Lume. A organizzare lo spazio era un gesto semplice e dichiarativo: un grande tavolo conviviale realizzato in Grande Lume nel colore magma, attorno al quale si è sviluppata l'intera esperienza dell'ambiente. Sgabelli in gres coordinati e sedute di design completavano la scena, dando forma a un luogo pensato per l'incontro e il dialogo. In questo contesto, Grande Lume ha espresso appieno la propria natura: una superficie capace di riflettere e amplificare la luce, esito di una ricerca sullo smalto portata a una scala architettonica inedita. Al Salone del Mobile questo racconto si è ampliato con The Material Lounge, progetto firmato Il Magma. In un contesto dove il ritmo era quello della visita continua e dell'accumulo di stimoli, Marazzi ha scelto la direzione opposta: uno spazio ispirato ai listening bar giapponesi, ambienti raccolti e calibrati in cui la materia prendeva il posto del suono come linguaggio dell'ambiente. Un gesto continuo attraversava e organizzava lo spazio, aprendo lungo il percorso sequenze più intime pensate per offrire diverse intensità di esperienza. La luce guidava la percezione: si concentrava e si rifletteva sulle superfici profonde di Grande Lume, mentre si assorbiva sulle materie più opache e tattili — Crogiolo Lume, sua origine e complemento naturale, e Crogiolo Terramater, collezione pluripremiata che introduceva una componente tridimensionale fatta di rilievi e superfici semi-lucide. Le grandi lastre effetto pietra, ispirate a tonalità calde e mediterranee, portavano profondità e misura. Il risultato non è stata una somma di materiali, ma un sistema progettuale coerente, in cui ricerca, design e tecnologia si erano integrati attorno a una visione premium e contemporanea della ceramica. Tra showroom e Salone, un unico filo narrativo: la materia come strumento per costruire spazi pensati per le persone.