Vetrine di negozi che riflettono la strada, finestrini di autobus che sovrappongono ambienti interni ed esterni, grattacieli moltiplicati nel vetro di un'altra facciata: da oltre sessant'anni l’artista Richard Estes dipinge la città come un sistema di specchi, un duplicato di sé stessa che pare un’illusione, un’immagine nell’immagine.
Dal 15 luglio, la Schoelkopf Gallery di New York ospiterà “Richard Estes: My Camera is My Sketchbook”, una mostra ideata per mettere a fuoco lo scrupoloso processo che da sempre alimenta questa visione urbana: le fotografie che l'artista ha accumulato nel tempo come materiale di lavoro, esposte qui per la prima volta come opere autonome.
Estes, classe 1932, è stato uno dei padri indiscussi del fotorealismo americano. Dagli anni Settanta ha costruito dipinti a partire da scatti propri, spesso sovrapposti e orchestrati in composizioni artificiali e visioni complesse che prendono le distanze da un realismo mimetico, frutto di una pura replica del dato ottico. Sebbene, infatti, questa corrente pittorica sia spesso stata associata a una precisione quasi meccanica, la mostra ne fa emergere con chiarezza il carattere illusionistico, reso possibile dall’uso della fotografia come strumento di studio e di definizione iconografica.
Richard è un’icona vivente della pittura americana. Mentre tendenze e movimenti vanno e vengono, Richard è rimasto fedele alla sua visione e al suo approccio unico alla pittura per più di 50 anni.
Damien Hirst
“Richard Estes: My Camera is My Sketchbook” si concentra su due luoghi cardine della vita dell'artista: New York, dove si è trasferito nel 1958 e che non ha mai smesso di dipingere — dalla Statua della Libertà a Penn Station, da Times Square a Lincoln Center — e il Maine, dove ha trovato un contrappunto più silenzioso alla frenesia urbana. Le fotografie in mostra, scattate digitalmente e stampate dall'artista stesso, affrontano soggetti ricorrenti nella sua produzione per suggerire un’ulteriore chiave interpretativa: considerare l’opera di Estes come un archivio visivo delle trasformazioni attraversate dalle città americane nel secondo dopoguerra.
Affiancate alle opere finite, queste immagini rivelano così un metodo rigoroso fatto di un’attenzione prolungata e sistematica ai mutamenti del tessuto urbano, per restituirne un’istantanea tanto riconoscibile quanto artificiale, scomposta, filtrata e, in ultima analisi, interpretata dal gesto pittorico.
Mostra: Richard Estes: My Camera is My Sketchbook Dove: Schoelkopf Gallery, New York, Stati Uniti Date: dal 15 luglio 2026 al 21 agosto 2026
