Quella che chiamiamo “tradizione”, nell’ambito del lavoro manuale, è essa stessa il risultato di un processo instancabile di innovazione. L’artigianato non riguarda solo il saper fare: ogni pratica custodisce una sensibilità estetica intrinseca e il metodo è lo strumento che la avvera.
Il futuro del design? I migliori progettisti lo cercano nelle botteghe del Giappone
Sabine Marcelis, Faye Toogood, Ini Archibong e Studio KO sono alcuni dei designer coinvolti in Craft x Tech, progetto che unisce artigiani giapponesi, manifattura tradizionale e produzione contemporanea.
Foto Noritoshi Kuroki. Courtesy Courtesy Craft x Tech
Foto Noritoshi Kuroki. Courtesy Courtesy Craft x Tech
Foto Noritoshi Kuroki. Courtesy Courtesy Craft x Tech
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- Nicola Aprile
- 18 maggio 2026
È da queste convinzioni che origina Craft x Tech, il progetto che attraversa il Giappone affiancando alle antiche botteghe artigiane alcuni dei più importanti designer della scena contemporanea. Ne nascono prodotti inediti, in cui le due visioni non collidono, ma si completano.
Il format è un’immersione totale: per una settimana, designer provenienti da tutto il mondo visitano laboratori tessili, della carta, del legno e di molto altro, osservando il lavoro di mani sapienti per rintracciarvi un’interpretazione personale e contemporanea.
La prima edizione del progetto — fondato da Hideki Yoshimoto, designer e docente al Rcast dell’Università di Tokyo, e sviluppato con Maria Cristina Didero, curatrice e collaboratrice di Domus — ha esplorato la regione di Tohoku, nel nord-est del Paese. Qui, sei incontri fortunati hanno dato vita ad altrettanti progetti, instaurando un sodalizio profondo con le sei prefetture della zona.
Designer contemporanei dentro le botteghe del Tohoku
Michael Young si è confrontato con la ghisa di Nambu Tekki, Yoichi Ochiai ha manipolato i tessuti Oitama Tsumugi, e le antiche tecniche della laccatura — quelle care anche a Eileen Gray — hanno generato due visioni opposte: quella di Ini Archibong con Tsugaru Nuri e quella di Sabine Marcelis con Kawatsura Shikki. Infine, Studio Swine ha esplorato l’ebanistica complessa del Sendai Tansu. I risultati hanno superato le aspettative, traducendosi in artefatti che hanno trovato spazio nelle sale del Victoria & Albert Museum durante l’ultimo London Design Festival.
L’obiettivo a lungo termine è ambizioso: attraversare tutte le diciotto regioni del Giappone alla ricerca di tecniche specifiche, con la convinzione che queste pratiche non appartengano al passato, ma possano abitare con forza il panorama contemporaneo. “Credo che la cultura giapponese possieda da sempre la capacità unica di assorbire influenze esterne, trasformandole in qualcosa di profondamente proprio”, racconta Hideki Yoshimoto a Domus.
Un dialogo tra tecniche secolari e design globale
Quest’anno, per la sua seconda edizione, Craft x Tech fa tappa nelle botteghe della regione di Tokai. Il nuovo capitolo vede David Caon alle prese con la ceramica Mino Yaki e il duo Lanzavecchia + Wai con la carta Mino Washi, nella prefettura di Gifu; Bethan Laura Wood lavorerà sulle trame del tessuto Arimatsu Narumi Shibori, mentre Philippe Malouin esplorerà la lucentezza dello smalto Owari Shippo ed Eugene Kangawa la ceramica di Seto Sometsuke Yaki. Atang Tshikare si dedicherà invece alla millenaria arte dell’intreccio Iga Kumihimo nella prefettura di Mie.
Più che produrre semplici oggetti, il progetto prova a costruire un metodo: mettere in relazione epoche, culture progettuali e sensibilità differenti, cercando nell’artigianato non una nostalgia del passato, ma una forma di conoscenza ancora viva. In un momento in cui il design sembra spesso inseguire la velocità dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale, Craft x Tech suggerisce invece che il futuro potrebbe nascere anche dalla lentezza, dalla trasmissione dei gesti e dalla profondità dei materiali.
Perché il futuro del design potrebbe nascere dalla tradizione
“Da tempo traggo ispirazione dal dialogo silenzioso tra la tradizione giapponese e la modernità, incarnato nella collaborazione tra Isamu Noguchi e il produttore di lanterne Ozeki”, spiega Yoshimoto. È un’eco ancora udibile oggi, che trova riscontro in esperimenti simili in altre parti del mondo.
Osservare queste esplorazioni parallele attraverso diverse culture artigiane rafforza la convinzione che le tecniche tradizionali non siano statiche, ma un corpo vivo di conoscenze capace di rispondere continuamente al presente — e forse anche di plasmare il futuro del design.
Immagine di apertura: Sabine Marcelis, Craft x Tech Tohoku Project, 2025, Kawatsura Shikki, Giappone. Foto Noritoshi Kuroki. Courtesy Craft x Tech