C’è qualcosa di profondamente arcaico e insieme radicalmente contemporaneo in Ancient/New Site, l’installazione monumentale site-specific realizzata dall’architetto e scultore Marc Leschelier nel piazzale centrale della Fortezza da Basso di Firenze, in occasione di Pitti Immagine Uomo 109 che si tiene dal 13 al 16 gennaio 2026.
Curata dal designer Philéo Landowski, guest curator del Programma Arte 2026 di Pitti Immagine, l’opera si estende su 1.700 metri quadrati, articolandosi in diciotto strutture dalle proporzioni imponenti – cinque metri d’altezza, tre di larghezza, nove di profondità – disposte nello spazio come una costellazione litica che parla un linguaggio stratificato, ricco di riferimenti culturali e simbolici. La citazione di Stonehenge è sottile ma evocativa: riducendo l’architettura alle sue componenti essenziali, Leschelier può lavorare sull’idea di soglia e recinto facendo affiorare una dimensione ritualistica che sembra provenire da una memoria collettiva ancestrale.
I monoliti sono realizzati con sistemi di ponteggio rivestiti in concrete canvas, un materiale capace di mettere in dialogo forze e sensibilità contrastanti. Nato per applicazioni infrastrutturali – dalla stabilizzazione dei pendii al rinforzo del suolo – questo composito si indurisce in poche ore una volta inumidito, trasformandosi in una massa minerale compatta. Qui assume la malleabilità di un materiale ibrido, a metà tra il tessile e il cemento, incarnando perfettamente la tensione su cui l’artista costruisce la propria ricerca: quella tra gesto informale e ingegneria contemporanea, tra immediatezza costruttiva e rigore geometrico.
In sintonia con l’universo di Pitti Uomo, Ancient/New Site non è un oggetto da contemplare a distanza. Al contrario, invita il pubblico a entrarvi, attraversarlo, usarlo come dispositivo spaziale per raggiungere gli ambienti espositivi sottostanti. La scala diventa qui strumento di messa in relazione tra il corpo e l’architettura, misura umana all’interno di una composizione monumentale. Un paesaggio artificiale che non impone un percorso, ma lo suggerisce, lasciando che sia il corpo – prima ancora dello sguardo – a negoziare il proprio rapporto con la forma.
Il rifiuto dell’architettura nella sua funzione più tradizionale è un elemento cardine nella pratica di Leschelier. L’artista francese, che vive e lavora a Parigi, fa riferimento alle proprie opere con il termine di “pre-architetture”: strutture svincolate dalla logica urbanistica e dotate invece di un’immediatezza tipica della performance art; sistemi costruttivi alternativi interessati a intercettare forme e tipologie primarie per restituirle al presente caricate di una nuova intensità simbolica. In questo senso, l’installazione per Pitti Uomo 109 appare come una rovina al contrario: non ciò che resta di un edificio, ma ciò che precede l’architettura stessa.
