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Ecco com’è diventato il Labirinto Borges di Venezia, appena riaperto dopo un lungo restauro

A quarant’anni dalla morte dello scrittore argentino, il giardino-labirinto progettato da Randoll Coate sull'Isola di San Giorgio Maggiore torna visitabile dopo un intervento conservativo promosso da PwC Italia e da Fondazione Giorgio Cini.

Se non è il labirinto più bello d'Italia, è sicuramente l'unico in grado di farti immergere nella metafora più famosa dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, quella de Il giardino dei sentieri che si biforcano e de La Biblioteca di Babele. Si tratta del labirinto a lui dedicato sull'Isola di San Giorgio Maggiore, a Venezia, ideato dall'architetto e diplomatico inglese Randoll Coate, autore di numerosi "labirinti-ritratto" dedicati a personaggi illustri, e realizzato nel 2011 in occasione del venticinquesimo anniversario della morte dello scrittore. Grande amante di Venezia, Borges la considerava prima di tutto una città-labirinto e così la descrisse negli ultimi anni della sua vita, quando ormai aveva completamente perso la vista.

Labirinto Borges. Foto Matteo De Fina per Fondazione Giorgio Cini. Courtesy Fondazione Giorgio Cini

Oggi, nel quarantesimo anniversario della sua scomparsa, questo spazio sospeso tra il verde e la laguna veneziana si prepara a riaprire al pubblico dopo un intervento di restauro promosso dalla Fondazione Giorgio Cini, che ne aveva sostenuto anche la realizzazione, insieme a PwC Italia, Main Sponsor del progetto nell'ambito dell'iniziativa “PwC per la cultura”.

Il progetto di Randoll Coate

Il ritorno circolare del tempo, gli infiniti percorsi della conoscenza, le biblioteche, gli specchi, le biforcazioni e gli enigmi: nella letteratura di Borges il labirinto è la metafora primaria, quella da cui sembrano nascere tutte le altre. Randoll Coate ha tradotto questo immaginario in un progetto che è esso stesso un enigma. Visto dall'alto, infatti, il labirinto compone in lettere maiuscole il cognome dello scrittore. All'interno affiorano poi numerosi simboli tratti dai suoi racconti: una clessidra, un bastone, una tigre, un grande punto interrogativo, le iniziali della moglie e altri riferimenti disseminati tra i percorsi. Il risultato è un'opera che si lascia comprendere solo cambiando continuamente punto di vista, proprio come accade nei racconti di Borges.

Il restauro del 2026

Dopo quindici anni di vita, le circa 3.200 piante di bosso (Buxus sempervirens) che compongono il labirinto avevano progressivamente perso uniformità, rendendo meno leggibile il disegno concepito da Coate. Il restauro ha riguardato esclusivamente la componente vegetale, riportando all'ordine gli oltre 1.150 metri di percorso senza modificare il progetto originario. L'intervento, di carattere conservativo, ha restituito chiarezza alla geometria del labirinto preservandone il significato e l'impianto complessivo. Il Labirinto Borges riaprirà al pubblico il 10 luglio. 

Immagine di apertura: Labirinto Borges. Foto Matteo De Fina per Fondazione Giorgio Cini. Courtesy Fondazione Giorgio Cini

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