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Abitare le fratture: a Tokyo Walter Mariotti rilegge il design come rigenerazione

All’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, in occasione dell’Italian Design Day 2026, il direttore editoriale di Domus racconta il futuro del progetto seguendo la pratica giapponese del kintsugi, tra redesign e wabi-sabi.

“Abitare poeticamente”, e quindi correttamente, il mondo, anche quello del progetto, del design e dell’architettura: da questa intuizione del filosofo tedesco Martin Heidegger ha preso le mosse l’intervento di Walter Mariotti all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo, in occasione dell’Italian Design Day 2026.

Abitare, scriveva Heidegger nel 1951, significa non solo occupare uno spazio ma prendersi cura delle cose del mondo, non vivere da padroni degli oggetti ma farne da custodi. Un concetto che risuona con il kintsugi, l’arte giapponese di riparare le ceramiche rotte con lacca urushi mescolata a polvere d’oro.


La conferenza, organizzata dall’Ambasciata d’Italia a Tokyo e dall’Istituto Italiano di Cultura, ha ruotato attorno a una domanda centrale: come “rigenerare la bellezza imperfetta del mondo”? La risposta sta nel valore dell’imperfezione: dove la cultura occidentale vede uno scarto, infatti, la cultura giapponese ha sempre riconosciuto un’opportunità. “Rigenerare verrà declinato nel senso di riconoscere il valore di ciò che esiste”, scrive l’Ansa annunciando online la conferenza, “resistendo alla logica del consumo e della sostituzione perpetua”.

Si tratta di due modi diversi di intendere il progetto che però possono parlarsi. Lo dimostra la riscoperta del wabi-sabi che celebra l’imperfezione e l’incompletezza negli arredi, e il ritorno del redesign, che ripensa e riprogetta ciò che già esiste da un edificio o un arredo, fino a un’interfaccia, uno spazio o un sistema sociale. 

Nel suo percorso, Mariotti ha messo in relazione il pensiero occidentale con la sensibilità giapponese, evocando il lavoro di Fosco Maraini, antropologo e profondo conoscitore della cultura nipponica, e figure centrali della letteratura giapponese del Novecento come Yasunari Kawabata, premio Nobel, e Yukio Mishima.

La rigenerazione, è emerso, non è un gesto nostalgico ma un atto critico che onora la storia, le imperfezioni e i segni del tempo. Una pratica complessa, ma imprescindibile in un’epoca in cui “gli spazi urbani rischiano di ridursi a contenitori funzionali, gli oggetti a merce usa-e-getta e le idee a prodotti”, come scrive l’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo nella presentazione del progetto. Oggi la rigenerazione non solo ci deve interessare: ci serve.

Tutte le immagini: Walter Mariotti all’Istituto Italiano di Cultura di Tokyo

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