Teatro dei burattini

#168 Disegnato dai Mendini e realizzato da Abet Laminati, il Teatro dei burattini, inaugurato durante la Milano Design Week, offre uno spazio per spettacoli nel giardino della Triennale. #salone2015

Quello tra Mendini e Abet laminati è un rapporto che data dagli anni ’80 quando l’azienda cominciò a stampare i disegni di studio Alchimia sui suoi laminati diventati poi superfici di mobili e cucine.

Durante la Milano Design Week è stato inaugurato un nuovo progetto che vede la collaborazione tra i fratelli Mendini e l’azienda: Il teatro dei burattini nel giardino della Triennale. Pensato come un’installazione semi permanente – due anni – rappresenta la volontà dell’azienda di ragionare su installazioni che abbiano una vita più lunga di quella abituale, un modo per non sprecare energie e materiali.

Mendini, Teatro dei burattini. photo © Gianluca Di Ioia

Collocato sotto l’ombra di un grande albero il teatro è uno spazio aperto dai colori forti in dialogo con quelli della fontana di De Chirico. Del resto i solidi riferimenti alla pittura italiana di Alessandro Mendini, che sono alla base del suo lavoro e del suo immaginario, non potevano che portare a una relazione misurata con l’opera accanto. Le sedute azzurre, a fagiolo, creano uno spazio circoscritto a misura di bambino. Ogni sabato, durante la bella stagione, uno spettacolo di burattini farà vivere il teatro.

Mendini, Teatro dei burattini. photo © Gianluca Di Ioia

La Triennale si conferma il museo forse più completo della città. Grazie a spazi sufficientemente ampi, a una collocazione particolarmente felice – nell’unico parco del centro città – e a una gestione lungimirante che lo ha fatto diventare uno spazio all’altezza della museografia più evoluta, è in grado di offrire un offerta variegata ad un ampio pubblico, sfruttando tutti gli spazi disponibili. Anche se ora il giardino appare un po’ troppo pieno.

Alessandro Mendini (con gli occhiali) seduto su una delle panche a "fagiolo", Teatro dei burattini, Giardino della Triennale. photo Francesco Nicolini