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Claire Fontaine: Tears
L’installazione di Claire Fontaine Tears è composta da nove insegne al neon sospese al soffitto dell’ingresso del Jewish Museum, che creano un’onda di colore sopra gli spettatori.
L’opera di Claire Fontaine esplora le crisi etiche che interessano la società.
Attraverso il suo lavoro, Fontaine esplora le rappresentazioni del potere, della libertà e dell’identità, spesso sottintendendo o destabilizzando questi concetti. Per farlo, utilizza materiali trovati, testi presi a prestito, immagini di altri artisti, pubblicitarie o aziendali sovvertendone il contesto originale e offrendo un modo per immaginare il cambiamento.
L’opera di Fontaine trova le sue radici nell’attivismo politico, in particolare con i movimenti di protesta collaborativa della fine degli anni Sessanta. La teoria politica costituisce la base della sua indagine, concentrata in particolare sulle prospettive post-coloniali come il femminismo e il neo-marxismo, con la loro attenzione ai soggetti politicamente e socialmente emarginati.
L’installazione Tears comprende nove insegne al neon sospese al soffitto dell’ingresso del Jewish Museum. In ciascuna, la frase “isola di lacrime” è scritta in una lingua diversa: francese, polacco, russo, yiddish, greco, italiano, tedesco, spagnolo e inglese. Sono le lingue più parlate alla stazione di Ellis Island, il principale punto d’ingresso per gli immigrati che sbarcavano negli Stati Uniti, dalla quale tra il 1892 e il 1914 sono transitate oltre 16 milioni di persone.
I neon, nelle tonalità blu e verdi, creano un campo di colore sopra lo spettatore. Appesi nella hall, spazio liminale tra il mondo esterno e il mondo dell’arte, segnano un punto di passaggio per il visitatore. Con le loro voci multilingue le insegne rappresentano i milioni di immigrati che sbarcarono a Ellis Island pieni di speranza.