Pace in Fa minore

4 giovani hanno realizzato un'installazione site-specific per l'antica abbazia di Pannonhalma, in Ungheria, che ha ospitato il festival di arte contemporanea Arcus Temporum.

Il gusto raffinato dei monaci Benedettini per l'arte contemporanea non ha influenzato solamente i nuovi interni dell'Abbazia di Pannonhalma, monumento storico risalente al 996, ma anche il festival di arte contemporanea Arcus Temporum, ospitato all'interno dei suoi spazi.
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Dániel Baló, Dániel Eke, Zoltán Kalászi con Nikolett Pálinkás, esposizione ed installazione sul tema della "Foresta", Abbazia di Pannonhalma, Ungheria

Il festival, che ospita le più recenti produzioni nel campo della musica, danza, teatro, delle arti visive e  del cinema, è giunto alla sua decima edizione e si propone di offrire una raffinata selezione delle migliori opere al più ampio pubblico possibile.

 

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Dániel Baló, Dániel Eke, Zoltán Kalászi con Nikolett Pálinkás, esposizione ed installazione sul tema della "Foresta", Abbazia di Pannonhalma, Ungheria

Nel 2012 siti e testate di architettura hanno dato spazio all'eterea installazione tessile di Daniel Balo, Daniel Eke e Zoltán Kalászi per un auditorium temporaneo da utilizzare durante il festival, realizzato in geotessile. Quest'anno gli stessi progettisti hanno dato vita a una foresta immaginaria negli spazi adacenti la palestra della scuola benedettina, creando una sorta di terza dimensione alle opere della graphic designer Nikolett Pálinkás.

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Dániel Baló, Dániel Eke, Zoltán Kalászi con Nikolett Pálinkás, esposizione ed installazione sul tema della "Foresta", Abbazia di Pannonhalma, Ungheria

Lo spazio espositivo, nel seminterrato dell'abbazia, è costituito da un primo piano, che prepara alla vera e propria esposizione, allestita nella palestra e costituita dalle fotografie di una foresta, manipolate graficamente e stampate su pannelli di plastica trasparenti da 2x2,5 metri.

 

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Dániel Baló, Dániel Eke, Zoltán Kalászi con Nikolett Pálinkás, esposizione ed installazione sul tema della "Foresta", Abbazia di Pannonhalma, Ungheria
"Nonostante le due stanze, affacciate l'una sull'altra, presentino un chiaro collegamento visivo, il concept permette anche una lettura inversa: il primo piano che funge da filtro, presentando una alta densità di elementi selvatici, illuminati e verticali, attraverso i quali il visitatore sente la necessità di trovare la propria strada, e la sala espositiva in cui questo "rumore" della natura diventa silenzioso e l'installazione si comporta come una cortina di sfondo all'installazione. Questo significa che al finire del primo spazio il visitatore cammina – o sale – verso il tema che viene presentato nella sala espositiva successiva. Cruciale, durante la fase progettuale, è stata la scelta del materiale. Conoscevamo le maglie Raschel, utilizzate nei cantieri edili, e avevamo già sperimentato il loro comportamento se utilizzati come tessuti, capaci di creare interessanti interferenze di luci e ombre, soprattutto quando vengono mosse dal vento. Quindi eravamo attratti non solo dalla struttura unica del materiale (e l'idea stimolante di trasformarlo in un bosco), ma anche dall'immaginare un volume con un effetto naturale in continuo movimento. Oltre ad essere economico, il progetto è anche riciclabile: gli organizzatori potranno riutilizzare i 4.500 metri quadri di materiale nel giardino esterno" spiegano gli architetti.
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Vista dell'Abbazia di Pannonhalma, Ungheria

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