Anish Kapoor a Berlino

Alla sua prima grande mostra berlinese, Anish Kapoor prende possesso del piano terra del Martin-Gropius-Bau e presenta circa 70 opere, alcune delle quali site-specific.

Alla sua prima grande mostra a Berlino, Anish Kapoor, uno dei più importanti artisti contemporanei di tutto il mondo, prende possesso dell’intero piano terra del Martin-Gropius-Bau, compreso il magnifico atrio. La mostra comprende circa 70 opere, alcuni site-specific, a fornire una rassegna del lavoro astratto e poetico del vincitore dell’artista indiano, vincitore del Turner Prize nel 1991.
Nato a Mumbai nel 1954, Kapoor è tra i maggiori esponenti della scultura britannica. Trasferitosi a Londra nel 1973 per studiare scultura al Hornsey College of Art, Kapoor ha da allora sempre vissuto e lavorato nella capitale britannica. A quel tempo, Hornsey era la più radicale tra le scuole d'arte londinesi e la più aperta alle rivoluzioni, che hanno influenzato i movimenti studenteschi. Nel 1990, Kapoor ha rappresentato la Gran Bretagna alla Biennale di Venezia. Mentre dall'inizio degli anni Ottanta, le sue opere – molte delle quali premiate – sono state esposte in tutto il mondo.

In apertura: Anish Kapoor, Symphony for a Beloved Sun, vista dell'installazione al Martin-Gropius-Bau, 2013. Photo Jens Ziehe. Courtesy the artist. © Anish Kapoor / VG Bildkunst, Bonn, 2013. Qui sopra: Anish Kapoor, Shooting into the Corner, 2008-2009. Tecnica mista, dimensioni variabili. © Anish Kapoor / VG Bildkunst, Bonn, 2013. Photo Nic Tenwiggenhorn

A caratterizzare l'opera di Kapoor sono la sua infinita capacità di reinvenzione del linguaggio artistico – nella sua dimensione monumentale come anche in quelle più intime – e le molte dualità, emerse nella sua ricerca, di effetti estetici. Le sue creazioni mescolano materiali naturali e artificiali, e seguono la continua ricerca di Kapoor di una metafora astratta.

Anish Kapoor, Symphony for a Beloved Sun, vista dell'installazione al Martin-Gropius-Bau, 2013. Photo Jens Ziehe. Courtesy the artist. © Anish Kapoor / VG Bildkunst, Bonn, 2013

L’uso di pigmenti di vernice è stata una caratteristica costante del lavoro di Kapoor dal 1970. In White Sand, Red Millet, Many Flowers (1982), per esempio, trae ispirazione dall'India, sua terra natale. Gli oggetti che ricordano gli elementi decorativi dei templi indiani (o delle stupa buddiste) sono stati coperti da spessi strati di polvere luccicante, rossa, gialla e nera. Alla fine degli anni Ottanta, Kapoor inizia a lavorare con la pietra. La scultura Wound, per esempio, risale a questo periodo: Kapoor incide uno squarcio sulle facce interne di due pietre e lo riempie con un pigmento rosso in profondità. La ferita continua lungo la parte anteriore della parete, dove le pietre si uniscono per formare una V. Il colore rosso intenso richiama l’elemento organico.

Anish Kapoor, Up Down Shadow, 2005. Legno, cera e pittura a olio, 172 x 172 x 101,5 cm. © Anish Kapoor / VG Bildkunst, Bonn, 2013. Photo Dave Morgan. Courtesy the artist

Uno dei punti salienti di Documenta IX fu proprio la stanza di Kapoor, Descent into Limbo (1992): nel mezzo di un cubo, una specie di buco nero apparentemente senza fondo si apriva nel pavimento e, letteralmente, trascinava lo spettatore al suo interno. Al Martin-Gropius-Bau è presente una nuova versione di questo lavoro. Nel riflesso delle superfici a specchio concave o convesse di Kapoor, lo spettatore ha una visione distorta di se stesso e della stanza. Gli specchi scintillanti, in acciaio di alta qualità, fanno in modo che l’ordine naturale del tempo e dello spazio sembrino sul punto di cadere a pezzi, mentre lo spettatore è lasciato in balia di se stesso. In Vertigo (2008), diverse prospettive appaiono simultaneamente nella stessa riflessione: il visitatore si vede in primo piano, come attraverso una lente e, al tempo stesso, da una grande distanza. Gli specchi invitano lo spettatore a entrare in un moderno paese delle meraviglie, diventando così attore lui stesso.
 

  Per quanto riguarda le sculture di cera di Kapoor, lo spettatore si trova davanti un oggetto in perpetuo cambiamento. A causa della sua malleabilità, la cera è stata a lungo utilizzata in scultura per i modelli e la colata degli stampi. Kapoor spoglia la materia del suo pallore e la pone al centro della sua idea scultorea. Kapoor non rientra in nessuna categoria ready-made: ogni sua opera ridefinisce il rapporto tra pittura, scultura e architettura. Per l’atrio neorinascimentale della galleria berlinese, ha realizzato una nuova scultura, che segue la tradizione di El Lissitzky, il grande artista russo costruttivista.