Il racconto del quotidiano è il filo conduttore che lega la nuova collezione presentata da Yii (che significa cambiamento, trasformazione), iniziativa del Taiwan Craft Research Institute con la direzione creativa di Gijs Bakker. Rituali della vita di strada di Taiwan sono stati tradotti in una serie di oggetti da un gruppo di 12 designer taiwanesi e tre internazionali (Grcic, Campana e Nendo) e altrettanti artigiani di Taiwan. Perché questo, in effetti, è un matrimonio tra designer e artigiani che sono più o meno allo stesso livello.
Come mai avete deciso di allargare la collezione a designer internazionali?
All'inizio volevo lavorare soltanto con designer e artigiani di Taiwan perché non volevo inserirmi nello streamline dei designer occidentali che vanno in Cina per realizzare prodotti facili ed economici. L'anno scorso erano solo taiwanesi, quest'anno che abbiamo un'identità più forte e quindi abbiamo pensato di poter gestire meglio la situazione, ho proposto Nendo (che è anche autore dell'allestimento) e i Campana. È stato interessante vedere come un giapponese, che ha una cultura molto forte, sia riuscito a lavorare su questo tema. L'ha fatto con un'interessante riflessione sulla cultura del bambù. In pratica, ogni designer si è scelto un artigiano con cui lavorare a stretto contatto per sei mesi, con l'obiettivo di valorizzare con il design la capacità tecnica dell'artigiano.
Yii, New Street Life: intervista a Gijs Bakker
Dal matrimonio combinato design-artigianato emerge una nuova estetica "made in Taiwan".
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- Elena Sommariva
- 17 aprile 2011
- Milano
Quali sono le principali differenze rispetto allo scorso anno?
Mentre la prima collezione era più legata al lato artigianale e forse era composta soprattutto di pezzi d'arte, quest'anno è il design a guidare. I designer si sono sentiti più liberi e sono arrivati con le loro idee.
Yii rimane una collezione che riflette il luogo in cui nasce ed è concepita: Taiwan…
Quello che ho fatto con Droog, nel mio studio e con il corso di master che dirigo attualmente a Einhoven è immergere il design in un contesto. Il contesto guida parte del processo: non è possibile ignorare la parte di mondo in cui si vive. Sono stufo di questa estetica globale che ogni prodotto sembra portare con sé. A Taiwan, per esempio, un quinto dello spazio di ogni casa è occupato da un piccolo tempio buddista. Quello che mi interessa è come questo può riflettersi nel design. Lo vediamo con il bruciatore per incenso in metallo disegnato da Tong Ho, che nella forma ricorda un fiore: potrebbe essere sviluppato in un oggetto che si piega e diventa piatto e potrebbe essere prodotto al costo di 4 euro, essere venduto a 20 euro in un negozio. Un vero oggetto di design industriale, ma immerso nella cultura del luogo in cui è stato creato.
Triennale di Milano
Viale Alemagna 6, Milano
12—17.04.2011, h. 10.30—22.00