Alfabeti nudi e vestiti

Quarant'anni dopo, con un'interpretazione più casta, Domus rende omaggio al celebre alfabeto umano disegnato da Anthon Beeke nel 1970.

Dopo dieci eccellenti exploit grafici di Giuseppe Basile che hanno aperto, in questi mesi, la ricca e generosa rubrica Libri/Books, tiriamo il fiato e Domus si può concedere, nei giorni di un addio di direzione, un plagio di autore: si disegna un nuovo type – guarda il video del backstage –, rifacendosi al celebre Naked Ladies Alphabet di Anthon Beeke. Anno 1970: un grafico autodidatta olandese interpreta i tempi e progetta un alfabeto composto da ragazze nude che, disposte con arte sul pavimento a ricostruire magistralmente le ventitré lettere dell'alfabeto, vengono poi riprese zenitalmente dalla macchina fotografica.
A sinistra: la lettera 'A' del Naked Ladies Alphabet di Anthon Beeke, 1970. A destra: la lettera “B”, usata per comporre la parola “Libri/Books” nella rubrica di Domus, omaggio al Naked Ladies Alphabet di Beeke. Foto Andrea Basile
A sinistra: la lettera 'A' del Naked Ladies Alphabet di Anthon Beeke, 1970. A destra: la lettera “B”, usata per comporre la parola “Libri/Books” nella rubrica di Domus, omaggio al Naked Ladies Alphabet di Beeke. Foto Andrea Basile
Un'immagine simbolo di anni in cui l'indipendenza espressiva e di costumi era la bandiera dei 'creativi' più liberi. Non a caso, Anthon Beeke è olandese; un olandese terragno e sanguigno, con vivissimo il senso della rappresentazione forte e di un linguaggio espressivo che non si ferma davanti all'osceno. Un osceno controllato e colto. Non nel caso di questo alfabeto, ma certo dei suoi manifesti per la compagnia teatrale Toneelgroep Amsterdam e per gli spettacoli di balletto, dove la connotazione sessuale è palese, intelligente e provocante. Un'interpretazione dei fenomeni che pare discendere, per forza e 'insulto', da una tradizione pittorica fiamminga con le pianure sor volate dai cor vi neri e punteggiate dalle forche alzate dai dominatori spagnoli dei dipinti di Bruegel, un Beeke irriverente come Till Ulenspiegel, l'eroe letterario dei Paesi Bassi.
Il set fotografico di Geert Kooiman nella palestra della Rietveld Academie Amsterdam; l'alfabeto è stato pubblicato da De Jong & Co. nella collana curata da Pieter Brattinga. Foto Ed van der Elsken
Il set fotografico di Geert Kooiman nella palestra della Rietveld Academie Amsterdam; l'alfabeto è stato pubblicato da De Jong & Co. nella collana curata da Pieter Brattinga. Foto Ed van der Elsken
Oggi, sulle pagine del numero di marzo di Domus – e qui su Domusweb –, se ne dà una interpretazione più casta: le ragazze-alfabeto sono state rivestite – e con saggezza – in questa Italia dove il potere e il conformismo offrono ogni giorno le volgarità di una nudità sdoganata e banalizzata e non più critica di costume.
Gli alfabeti sono sempre stati la raffigurazione dei tempi e dei luoghi; la ricchezza intrinseca di ogni lettera e le sue possibili modulazioni sono state lo strumento, la materia liberamente espressa di una cultura. Bastoni o graziati, spesso gli alfabeti hanno cercato un antropomorfismo che si è dichiarato massimamente nel tardo Gotico e nel Barocco, fino ai moderni alfabeti figurati, per esempio quello di Ursula Huber-Bavier del 1961 e quello di Armin Haab del 1967, graziosamente disegnati e graficamente così assoluti e svizzeri da essere scelti persino da Bruno Munari come scrittura per un biglietto d'auguri.
Resta un interrogativo: questo nuovo Dressed Alphabet autoprodotto, sarà un alfabeto serif o sans-serif? La disposizione molto femminile delle composizioni, la gentilezza con cui le lettere sono formate, suggerisce che il font cer tamente non sia un bastone, ma sicuramente un font graziato e forse, da oggi, privo di copyright.
Alcune lettere dell’alfabeto <i>Photo Letter Leonor</i> di Armin Haab, 1967
Alcune lettere dell’alfabeto Photo Letter Leonor di Armin Haab, 1967

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