Cinema e progetto

Domus ha intervistato Antonella Dedini e Silvia Robertazzi, curatrici del Milano Design Film Festival, che quest'anno è alla sua seconda edizione e sta diventando un punto di riferimento nella cinematografia sul progetto.

Milano Design Film Festival 2013
Domus : Con quella di quest’anno, il festival è arrivato alla seconda edizione. Vorrei che spiegaste com’è nata l’idea di unire il mondo del progetto con l’immagine in movimento.

Antonella Dedini: L’idea è nata da un documentario che abbiamo visto due anni fa, durante la Biennale di Venezia 2012 – nell’ambito di un evento portato dalla fondazione americana Design Onscreen che si occupa di produzione, esecuzione e conservazione di importanti pellicole cinematografiche sull’architettura e il design.

Questa fondazione aveva portato a Venezia diversi film; ho assistito per caso a una proiezione, non conoscevo, diciamo, questo tipo di strumento per far comprendere il mondo del progetto. Era un film su Carlo Scarpa (The Architecture of Carlo Scarpa, 1996, regia Murray Grigor, 57 min. ndr), che raccontava molto bene tutto il suo mondo attraverso interviste fatte agli artigiani con cuo lavorava. Poi conobbi il presidente di Design Onscreen e gli chiesi aiuto per portare il documentario al festival.

Silvia Robertazzi: In questa seconda edizione, incontreremo tanti film che rispondono alla tua domanda. Primo fra tutti, quello curato e prodotto da Wim Wenders Cathedrals of Culture , che sarà il film di apertura. Il film, girato in 3D, fa entrare fisicamente lo spettatore all’interno delle “cattedrali della cultura” che il regista ha scelto: in modo assolutamente immediato, spontaneo ed empatico si ha la percezione di cosa vuol dire stare a contatto con uno spazio architettonico. L’immagine in movimento, prima bidimensionale e adesso anche tridimensionale, dà sicuramente una percezione aggiuntiva a quella fisica dello spazio.
Milano Design Film Festival 2013
Milano Design Film Festival 2013. Photo Paola D'amico

Domus: Delle tre discipline del progetto che vengono raccontate attraverso il festival – cioè architettura, design e anche città (urbanistica) – quale secondo voi quella si presta meglio al racconto attraverso questo tipo di linguaggio?

Silvia Robertazzi: Credo che siano tutte raccontate in modo efficace. Noi riteniamo che il linguaggio audiovisivo sia il futuro dell’informazione. Analogamente alla parola, che si declina in prosa, poesia, racconto, notizia, articolo, anche l’audiovisivo si declina in tanti modi: può essere una pubblicità, ma anche uno spot musicale, un cortometraggio, una fiction; può essere fatto per la televisione, per la web TV, per la televisione on demand o per il web informativo.

Racconteremo anche questo al festival nel corso dei workshop: per esempio, ci sarà un video su un progetto di design che racconta come un oggetto viene pensato, prodotto in diverse fasi e come, successivamente, è ambientato nelle case. Il video riesce a raccontare, magari in due o tre minuti, cosa c’è dietro al progetto, e lo fa comprendere in una maniera così immediata da far vedere un certo oggetto in modo diverso.

L’urbanistica è sempre un’occasione per affrontare punti di vista molteplici. L’anno scorso abbiamo proiettato il film The Human Scale in cui è ben raccontato il pensiero dell’urbanista Jan Gehl. Il film è anche un’occasione di denuncia sociale, un racconto efficace della percezione che le persone hanno della città che abitano.

Milano Design Film Festival 2013. Fotografia Paola D'amico
Milano Design Film Festival 2013. Photo Paola D'amico
Antonella Dedini: Una cosa straordinaria del video è la capacità di mostrare l’aspetto umano di importanti figure legate al mondo del progetto. L’anno scorso un film su Norman Foster, è stato in questo senso particolarmente interessante. Quest’anno presenteremo un bel film su Massimo Vignelli, da poco mancato, che non è mai stato presentato in Italia. Noi l’abbiamo portato in anteprima a Senigallia, al Demanio . È un omaggio a Massimo Vignelli e, proprio in questo film, si comprendono molto bene le dinamiche tra Massimo e sua moglie Lella – una coppia straordinariamente creativa –, al di là del racconto dei loro progetti eccezionali.

Domus: Come raccogliete questi documentari, qual è il sistema che li produce e li distribuisce?

Antonella Dedini: La fase della ricerca è la più bella e interessante. C’è una redazione, in cui oltre a me e Silvia, c’è la grande cura di Porzia Bergamasco, che oltre a essere giornalista è artista del design, e l’occhio di Letizia Cariello, un’artista contemporanea che lavora sul linguaggio e nella prossima edizione del festival curerà una sezione su architettura e musica. Quindi la ricerca è fatta da me e Silvia con i curatori, attraverso vari canali. Si va ai festival internazionali – come Montreal, la Berlinale, Cannes e Venezia –, non solo di settore; i festival del nostro settore nel mondo sono molto pochi, 6 o 7. L’anno scorso Sacro GRA ha vinto a Venezia, noi lo avevamo richiesto prima del premio, e l’abbiamo presentato alla prima edizione del festival.

Non ci sono case di produzione dedicate a questo mondo, di solito sono le stesse case di produzione o distribuzione del grande cinema. Abbiamo due persone che si occupano solo di questo e paghiamo, come di norma, i diritti d’autore.

Santo Gra, frame
Frame da Santo GRA , un documentario di Gianfranco Rosi, 2013, Italia, 87'. Leone d'oro alla Mostra del cinema di Venezia 2013
Silvia Robertazzi: In questo momento, inoltre, sta succedendo una cosa interessante, soprattutto per quanto riguarda i filmmaker italiani: il fatto che ci cerchino e ci propongano i loro lavori. Inoltre il design, che ha la sua espressione tra le più alte proprio in Italia, ha bisogno di avere questo tipo di racconto. Abbiamo anche accolto per prime i giovani registi italiani, che andremo a presentare durante il festival. Saranno delle promesse? Speriamo. Diventeranno dei grandi filmmaker? Speriamo. Magari avranno bisogno di altri esercizi? Probabilmente. Però, l’apertura del Milano Design Film Festival è anche questo. Essere la piattaforma di una sperimentazione ed essere capace di accogliere anche le voci di chi vuole trovare un nuovo linguaggio, vuole raccontare il design e l’architettura attraverso un nuovo linguaggio e lo vuole fare qui, in Italia.
© riproduzione riservata

Articoli più recenti

Altri articoli di Domus

Leggi tutto
China Germany India Mexico, Central America and Caribbean Sri Lanka Korea icon-camera close icon-comments icon-down-sm icon-download icon-facebook icon-heart icon-heart icon-next-sm icon-next icon-pinterest icon-play icon-plus icon-prev-sm icon-prev Search icon-twitter icon-views icon-instagram