Guggenheim Museum Bilbao

Nella Bilbao degli anni ’90, travolta dalla crisi economica, Frank Gehry progetta un museo-icona destinato a diventare un modello, ammirato o aspramente criticato, di rigenerazione urbana attraverso l’architettura.

Frank Gehry, Guggenheim Museum, Bilbao, Spagna, 1997. Foto © Christian Richters. Da Domus 798, novembre 1997

Con buona probabilità nessuna istituzione museale al mondo può vantare tra le sue sedi due edifici tanto significativi quanto quelli della Solomon R. Guggenheim Foundation. Nel 1959 apre le porte a New York il Guggenheim Museum di Frank Lloyd Wright, testimonianza preziosa della riflessione sull’architettura organica del maestro modernista americano, ormai in una fase avanzata della sua carriera. Meno di quarant’anni dopo, nel 1997, il re Juan Carlos I di Spagna inaugura in pompa magna il Guggenheim Museum Bilbao di Frank Gehry, esempio altamente rappresentativo della stagione dell’architettura parametrica, allora agli esordi. Insieme all’antico Palazzo Venier dei Leoni, colosso incompiuto sul Canal Grande veneziano, che dal 1949 ospita la Peggy Guggenheim Collection, gli edifici di Wright e di Gehry sono, ad oggi, gli unici spazi espositivi permanenti della fondazione.

Le vicende del museo hanno inizio nel 1991, con un’intuizione politico-urbanistica. Di fronte alla crisi profonda della città portuale di Bilbao, trasformatasi in pochi decenni da centro focale dell’economia della regione a “shrinking city” in rapida decadenza, la Comunità Autonoma dei Paesi Baschi stabilisce una partnership con la Solomon R. Guggenheim Foundation e investe diverse centinaia di milioni di euro nella realizzazione di un'enorme sede espositiva, per ospitare una parte delle sue collezioni. Per il nuovo edificio viene identificato un sito ormai abbandonato del vecchio porto, con una scelta al tempo stesso simbolica e strategica. La città intende rinascere a partire dallo stesso luogo che le ha garantito ricchezza per secoli; più prosaicamente, l’effetto volano dell’investimento pubblico può riverberare con più facilità in un contesto urbano ricco di aree in attesa di rigenerazione.

Gehry, che ottiene l’incarico per assegnazione diretta, elabora uno dei migliori progetti della sua carriera, un edificio destinato a entrare nelle storie dell’architettura per la sua capacità di combinare ricerca formale e qualità spaziali. Con le sue facciate ricurve rivestite di titanio, sollevate al di sopra di un basamento in pietra chiara, il suo Guggenheim si propone nel paesaggio urbano di Bilbao come un’icona esuberante e scintillante, simbolo presto amato di una possibile nuova prosperità.

Parallelamente, malgrado le molte infrastrutture viarie e ferroviarie che lo circondano, il museo si arricchisce di un sistema di spazi pubblici di reale valenza urbana. Si rivolge verso la griglia regolare degli isolati ottocenteschi con una grande piazza, che scavalca un tratto di circonvallazione. Attraverso questa piattaforma, la città storica ritrova la sua connessione con il fiume, il cui argine è ricostruito nella forma di una passeggiata e di un parco pubblico.

Il museo amplia e diversifica notevolmente l’offerta di spazi espositivi a disposizione della Solomon R. Guggenheim Foundation. Le sole gallerie interne si estendono per più di 11 mila metri quadri, una dimensione maggiore della somma del Guggenheim Museum di New York e della Peggy Guggenheim Collection di Venezia. In aggiunta a dieci classiche “white box” dalla configurazione ortogonale, disposte nei corpi in pietra, nove sale di forma organica sono racchiuse da altrettanti petali di titanio. Nel tempo, numerose opere site specific sono state commissionate per questi spazi, ma anche per la piazza, la passeggiata e il parco, con l’obiettivo di ribadire l’apertura dell’istituzione verso la città.

Il Guggenheim Museum Bilbao è spesso paragonato alla Walt Disney Concert Hall di Los Angeles, un progetto avviato da Gehry appena prima di quello spagnolo, e che si protrae tra molte difficoltà per tutti gli anni ’90. I due edifici sono vicini sul piano formale non solo perché concepiti pressoché in contemporanea, ma soprattutto perché sono entrambi modellati con l’ausilio del software Catia, che anche grazie al loro successo s’impone nel campo dell’architettura come lo strumento fondamentale per la sua progettazione parametrica.

Inoltre, se l’apertura della Walt Disney Concert Hall attiva una significativa dinamica di rigenerazione urbana nel quartiere di Downtown Los Angeles, il successo del Guggenheim Museum è tale da modificare sostanzialmente la traiettoria di sviluppo di tutta la città di Bilbao. In pochi anni la metropoli basca si scopre meta d’imponenti flussi turistici – al 2019, il museo era visitato ogni anno da più di 1 milione di persone – e d’investimenti altrettanto cospicui, ad esempio nel settore immobiliare.

Il fenomeno ha assunto negli anni 2000 una tale intensità da meritarsi un appellativo specifico: da allora, il termine "Bilbao effectè entrato nel linguaggio dell’urbanistica per descrivere un modello di rigenerazione urbana attraverso l’architettura, che molte città hanno provato ad imitare, e i cui effetti contradditori sul piano economico e soprattutto socio-culturale sono ancora oggi al centro di un vivace dibattito. 

Frank Gehry, Guggenheim Museum, Bilbao, Spagna, 1997. Foto © Christian Richters. Da Domus 798, novembre 1997
Frank Gehry, Guggenheim Museum, Bilbao, Spagna, 1997. Foto © Christian Richters. Da Domus 798, novembre 1997
Progetto:
Guggenheim Museum Bilbao
Programma:
museo
Luogo:
Bilbao, Spagna
Completamento:
1997

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