Molto sbilanciata sull'eccellenza della produzione europea, all'interno della quale i Paesi nordici sembrano ritagliarsi una posizione speciale, anche la sola presenza extraeuropea, la taiwanese Shu-Lin Wun, ha stabili radici di apprendistato nel vecchio continente. I suoi pezzi, molto classici nella fattura ci introducono, infatti a una tendenza generale, l'attitudine glocal, il mescolare tradizioni locali e tecniche globalizzate come denominatore comune dell'intera selezione. Il termine se inflazionato come neologismo per le arti visive, è il più appropriato per descrivere questa complessa e abile mescolanza e reivenzione di tecniche antichissime e utilizzi quasi esclusivamente modellizzati dal rituale d'uso. Nel lavoro di Shu-Lin Wun la fabbricazione giapponese del Mokumé gané, usata per le armature dei samurai, si rimodella in forme di fattura più classica, orecchini e broche che potrebbero apparire banali se la materia ottenuta non fosse bellissima e sensuale. Il lavoro e le texture in mostra evocano il famoso biscuit delle porcellane Wegdwood.
