“Il documentario? Lo faccio con l’AI”: Toledano, il fotografo dell’era dell’allucinazione

A Mia Photo Fair Milano, Phillip Toledano presenta le sue immagini generate con AI e rilancia una tesi radicale: nell’epoca in cui tutto può essere falso, il documentario sopravvive solo mettendo in scena la fine della verità.

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005

© Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005

© Phillip Toledano

“Siamo nell’era dell’allucinazione”. Phillip Toledano lo dice senza esitazioni, e soprattutto senza nostalgia. Artista e fotografo newyorkese, noto per progetti come Days with My Father (2006) e per lavori politici come Bankrupt, negli ultimi anni ha spostato la sua pratica verso un uso sempre più centrale dell’intelligenza artificiale. Lo incontriamo a MIA Photo Fair BNP Paribas, negli spazi di Superstudio a Milano, dove, con Tallulah Studio Art, presenta per la prima volta in Italia la serie Another England, già raccontata su Domus come la fotografia di un passato che non è mai esistito. 

Phillip Toledano, Another England, 2025

Per Toledano il presente, tra fake news, social media e AI, è come “l’iceberg per il Titanic”: qualcosa di ineludibile, che non si può evitare. Un tempo in cui, dice, “tutto è vero e niente è vero”. E allora la domanda non è più se l’AI stia distruggendo la fotografia documentaria, ma se non sia diventata l’unico modo davvero contemporaneo per praticarla.

Another England e Another America: il racconto dello Stato-nazione

Pecore che fluttuano sulle brughiere inglesi, case ipertecnologiche alimentate da forme di energia improbabili, spaventapasseri che camminano nei campi come figure sospese tra folklore e fantascienza. In Another England, Toledano costruisce un paesaggio che assomiglia a un ricordo, ma funziona come una proiezione. “È un lavoro particolarmente nostalgico e personale per me. Sono nato in Inghilterra e non ci vivo da trent’anni. È come l’eco di un ricordo, l’idea di un luogo che esiste solo nella memoria”.

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006

Ambientata negli anni Ottanta, l’ultima volta in cui l’artista ha visto quei paesaggi, la serie osserva il Regno Unito dal punto di vista di un espatriato, diviso tra affetto e distanza. Ma dietro la dimensione onirica emergono letture molto concrete del presente: gli spaventapasseri che “rubano” il lavoro rimandano all’immigrazione, le tecnologie sostenibili imposte evocano nuove forme di controllo, le brughiere raccontano lo spopolamento. Ogni immagine è accompagnata da un breve testo, in una struttura che ricorda il fotoromanzo.

Uso l’AI perché ho bisogno di parlare della fine della verità nella fotografia. E per farlo posso usare solo il mezzo che la sta causando.

Phillip Toledano

Prima di Another England, c’è Another America, il progetto in cui Toledano introduce per la prima volta l’AI e quello più esplicitamente politico. Qui l’ambientazione è New York, la città in cui vive: uomini in doppiopetto e macchine di lusso cadono dai grattacieli, aerei si schiantano tra le bodega, i capelli prendono fuoco. Il sogno americano e la sua crisi, in immagini che oggi sembrano anticipare l’ecosistema visivo fatto di AI slop, fake news e propaganda. “La cosa divertente è che da quattro anni dico le stesse cose sulla fine della verità nella fotografia. La cosa triste è che adesso non sto più dicendo alle persone qualcosa che non sanno già”.

Phillip Toledano, Another America, 2024

Le critiche: combattere l’AI è come cambiare il tempo urlando

“Avevamo una tecnologia che era una prova della realtà. Ora siamo nell’era dell’allucinazione”. Per Toledano, l’AI è la grande rivoluzione industriale di questo secolo. E come ogni rivoluzione divide. Da una parte i fotografi che rimpiangono una relazione più diretta tra immagine e realtà, dall’altra un pubblico sempre più consapevole della manipolabilità delle immagini. “Pensano di riuscire a cambiare il tempo urlando al mare”, dice dei primi. Ma il punto, per lui, non è tanto l’alterazione — la fotografia l’ha sempre praticata — quanto il contesto: oggi esistono strumenti perfetti per creare immagini e sistemi altrettanto efficaci per diffonderle.

Phillip Toledano, Maybe, 2015

“Siamo in una tempesta perfetta: abbiamo la tecnologia perfetta per creare immagini, il sistema perfetto per diffonderle e anche il contesto politico per far circolare propaganda”. In questo scenario, le sue immagini potrebbero essere scambiate per disinformazione o per il prodotto di un teorico del complotto. Ed è proprio per questo che funzionano come documenti del presente. “Uso l’AI perché ho bisogno di parlare della fine della verità nella fotografia. E per farlo posso usare solo il mezzo che la sta causando”.

Le origini: anche le menti riscrivono la storia

“Inventare la storia” è qualcosa che Toledano ha sempre fatto, anche quando lavorava con la fotografia in senso più tradizionale. In Days with My Father, il progetto nato durante la malattia che stava facendo perdere la memoria al padre, la fotografia diventava già una forma di costruzione: “Inventavo continuamente il mondo in cui vivevamo insieme”. Dopo la morte dei genitori, questa ossessione si radicalizza. Con Maybe, una sorta di riscrittura visiva di 4 3 2 1 di Paul Auster, immagina versioni alternative della propria vita, trasformandosi fisicamente in scenari possibili.

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005

Historical Surrealism: il passato come fake

Con Historical Surrealism, la mostra che inaugurerà al Fotografiska di Berlino, Toledano chiude un cerchio che tiene insieme dimensione personale e riflessione sull’AI. Racconta di aver trovato una scatola di negativi del padre, scattati negli anni Trenta a New York. Ma non è vero. “È una gigantesca fake news, ma nella forma di una mostra”. Il punto non è ingannare, ma far vivere allo spettatore quell’esperienza di dubbio che oggi definisce il nostro rapporto con le immagini.

Phillip Toledano durante Mia Photo Fair 2026, Superstudio, Milano

La fotografia documentaria non è morta. Ha cambiato oggetto. Non documenta più il mondo, ma il modo in cui il mondo viene costruito, manipolato e creduto. E forse, in un’epoca in cui tutto può essere falso, il documento più onesto non è quello che prova la realtà, ma quello che ne mostra la dissoluzione.

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another England, 2025 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Another America, 2024 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Days With My Father, 2006 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Maybe, 2015 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005 © Phillip Toledano

Phillip Toledano, Bankrupt, 2005 © Phillip Toledano