Nel cuore di Downtown Los Angeles, al 940 di South Figueroa Street, un edificio di sei piani in stile veneziano conserva le tracce di più di un secolo di trasformazioni culturali.
Costruito nel 1924, il Variety Arts Theater è stato nel tempo clubhouse, teatro di vaudeville, cinema, spazio per eventi e poi, più nulla.
Per alcune settimane le sue sale tornano a essere abitate da What a Wonderful World: An Audiovisual Poem, la rassegna curata da Udo Kittelmann che porta per la prima volta negli Stati Uniti una selezione di opere video dalla collezione della Julia Stoschek Foundation, con proiezioni dal 6 febbraio al 20 marzo 2026 ogni sera, fino a mezzanotte.
Dai pionieri del cinema come Georges Méliès e Alice Guy-Blaché fino agli artisti contemporanei più influenti come Marina Abramović, Arthur Jafa e Lu Yang, la mostra mette in dialogo cinema e videoarte, evidenziandone affinità e differenze strutturali e facendoli convivere nello stesso spazio.
E in questo dialogo, natura e storia del luogo giocano un ruolo fondamentale.
Il Variety Arts Theater è infatti uno degli edifici simbolo delle trasformazioni che hanno attraversato la storia culturale di Los Angeles. Il complesso nasce come sede del Friday Morning Club, una delle associazioni femminili più influenti della città, fondata nel 1891 dalla suffragista Caroline Severance. Nelle sue sale si organizzavano conferenze, incontri culturali e dibattiti civici che portarono al voto femminile in California.
Nello stesso anno dell'inaugurazione al pubblico il grande auditorium viene affittato e. successivamente trasformato nel Figueroa Playhouse, un teatro di vaudeville che entra rapidamente nel circuito dello spettacolo cittadino. Sul suo palco passano figure come Buster Keaton, Laurel and Hardy e Clark Gable.
Da quel momento l’edificio attraversa una lunga serie di trasformazioni: prima sala cinematografica, poi museo dedicato al vaudeville e ancora, location per eventi, matrimoni e concerti. Ciascuna di queste fasi lascia tracce visibili nell’architettura interna delo stabile, che ancora oggi conserva segni evidenti delle sue diverse vite.
Negli ultimi due decenni il Variety Arts Theater è progressivamente caduto in disuso, rimasto come sospeso tra epoche diverse. Oggi l’edificio è in vendita per circa 12,5 milioni di dollari.
Proprio per questo la sua riattivazione temporanea assume un significato particolare.
What a Wonderful World: An Audiovisual Poem restituisce per alcune settimane a questo spazio la funzione culturale che nel corso del Novecento lo ha attraversato in forme diverse. Inaugurata durante l’Art Week 2026, aperta dalla fiera Frieze Los Angeles, la mostra appare quasi come un unicum, un momento di epifania nella scena culturale della “città del nuovo”, che continua a demolire e ricostruire parti di sé stessa.
Qui le immagini in movimento trovano finalmente le condizioni di fruizione che meritano. Non sono semplicemente contenuti su uno schermo: coinvolgono memoria, percezione e corpo dello spettatore, influenzandone il comportamento nello spazio e il rapporto con l’ambiente.
Uscendo dal teatro, una volta lasciata alle spalle la facciata del Variety Arts Theater, si nota un dettaglio che è invece facile ignorare entrando.
Accanto all’ingresso, il piccolo schermo incastonato nella muratura — un tempo dedicati a locandine e programmazione — proietta Wonder Woman (1978–79) di Dara Birnbaum.
L’immagine della supereroina che si trasforma ciclicamente volteggiando su sé stessa in loop lampeggia sulla facciata come l'ultimo segnale luminoso lanciato nel buio della città.
Chi deciderà di acquistare il Variety Arts Theater non comprerà soltanto un immobile storico di Downtown Los Angeles, ma anche un luogo che per più di un secolo è stato la culla delle arti performative californiane.
