Il paese delle meraviglie di Domenico Gnoli

Enfant prodige, scenografo, illustratore, pittore di fama internazionale. Una mostra in Fondazione Prada celebra il suo modo unico di guardare al particolare che si fa opera d’arte.

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano In primo piano, da sinistra a destra: Robe verte, 1967 Fermeture éclair (Zipper), 1967 Finta pelliccia, 1965 Lady’s Feet, 1969 Inside of Lady’s shoe, 1969 Lady’s Shoe, 1968

Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Da sinistra a destra: Red Hair on Blue Dress, 1969 Braid, 1969 Curly Red Hair, 1969

Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Da sinistra a destra: Homme de dos 2 (Uomo con cappotto), 1964 Cravate, 1967 Coat, 1968 Pocket, 1968 Tie, 1968 Bow Tie, 1969

Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Da sinistra a destra: Sofa, 1968 Armchair, 1968 Fauteuil n. 2, 1967 Portrait de Santiago Martin El Viti-Homme Assis, 1966

Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Da sinistra a destra: Chair, 1969 Back vieu, 1968 Open Drawer, 1968 Branche de cactus, 1967 Vasca da bagno, Bagnarola, 1966

Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Oh, quanto vorrei accorciarmi come un cannocchiale! Ce la farei, se solo sapessi da che parte cominciare!” Perché, vedete, ultimamente erano successi fatti così straordinari che Alice aveva cominciato a pensare che pochissime cose fossero davvero impossibili.

Una questione di percezione, di particolari, di misure e grandezze quelle di Alice nel paese delle meraviglie, noto romanzo di Lewis Carroll, un mondo onirico molto, ma molto vicino a quello che La Fondazione Prada a Milano ha scelto di argomentare ed esporre  al grande pubblico attraverso le opere di Domenico Gnoli dallo scorso 28 di Ottobre al 27 Febbraio 2022. Figlio della ceramista Annie de Garrou e del noto storico dell'arte Umberto Gnoli,  Domenico nacque a Roma nel 1933, un enfant prodige che a soli diciassette anni allestisce già la sua prima mostra. Negli anni ’50 lavora sia come scenografo per il teatro, a Londra e Parigi, sia come illustratore per diversi giornali. Gnoli si trasferisce poi a New York e inizia a lavorare sopratutto come pittore, articolando la sua pittura sino a giungere al repertorio che lo configura come l’attuale artista iperrealista. Proprio a New York, dopo una breve malattia, morirà prematuramente a soli 37 anni.

Domenico Gnoli, Red Dress Collar, 1969, acrilico e sabbia su tela Collezione Privata, Roma © Domenico Gnoli, by SIAE 2021

Trame di tessuti, un colletto, una tasca, una manica, un nodo di una cravatta, la scriminatura dei capelli, le forme dei corpi articolate da panneggi, scarpe di donne che viste da dietro vengono totalmente snaturate dalla loro sensualità. Un mondo, il mondo visto dal particolare, il particolare che si fa opera d’arte, un infinitamente piccolo che argomenta il mondo. Questo l’universo pittorico di Domenico Gnoli, questa la sua proposta teoretica. Un intelligenza che offre un punto di vista assolutamente trascurabile eppure esistente, fatto di forme piccole all’apparenza o assolutamente grandi a seconda del punto di vista, a seconda di chi o cosa le stia osservando. Prospettive assolutamente private, soggettive, personali, quasi voyeristiche per certi versi. “Alle volte cerco di concentrarmi sulla storia che vorrei scrivere e m'accorgo che quello che m'interessa è un'altra cosa, ossia, non una cosa precisa ma tutto ciò che resta escluso dalla cosa che dovrei scrivere; il rapporto tra quell'argomento determinato e tutte le sue possibili varianti e alternative, tutti gli avvenimenti che il tempo e lo spazio possono contenere. 
E' un'ossessione divorante, distruggitrice, che basta a bloccarmi. 
Per combatterla, cerco di limitare il campo di quel che devo dire, poi a dividerlo in campi ancor più limitati, poi a suddividerli ancora, e così via. 
E allora mi prende un'altra vertigine, quella del dettaglio del dettaglio del dettaglio, vengo risucchiato dall'infinitesimo, dall'infinitamente piccolo, come prima mi disperdevo nell'infinitamente vasto.” 

Domenico Gnoli, Due dormienti, 1966, acrilico e sabbia su tela Collezione Privata © Domenico Gnoli, by SIAE 2021

Calvino in Lezioni Americane sembra interpretare perfettamente il sentimento delle opere di questo straordinario artista che non attinge dalla tradizione e che spinge il sentimento della propria arte attraverso le sue ossessioni.
Opere che precisano una tematica assolutamente nuova, potremmo dire originale ma sarebbe una definizione sbagliata poiché il punto di vista di Gnoli è solo più attento, straordinario, per quanto sia assolutamente ordinario.

Mi servo sempre di elementi dati e semplici, non voglio aggiungere o sottrarre nulla. Non ho neppure avuto mai voglia di deformare: io isolo e rappresento (Domenico Gnoli)
Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

In primo piano, da sinistra a destra: Robe verte, 1967 Fermeture éclair (Zipper), 1967 Finta pelliccia, 1965 Lady’s Feet, 1969 Inside of Lady’s shoe, 1969 Lady’s Shoe, 1968

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Da sinistra a destra: Red Hair on Blue Dress, 1969 Braid, 1969 Curly Red Hair, 1969

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Da sinistra a destra: Homme de dos 2 (Uomo con cappotto), 1964 Cravate, 1967 Coat, 1968 Pocket, 1968 Tie, 1968 Bow Tie, 1969

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Da sinistra a destra: Sofa, 1968 Armchair, 1968 Fauteuil n. 2, 1967 Portrait de Santiago Martin El Viti-Homme Assis, 1966

Veduta della mostra “Domenico Gnoli”, Fondazione Prada, Milano Foto Roberto Marossi. Courtesy Fondazione Prada

Da sinistra a destra: Chair, 1969 Back vieu, 1968 Open Drawer, 1968 Branche de cactus, 1967 Vasca da bagno, Bagnarola, 1966